✕

Olimpiadi, sedici giorni a rischio. Le tre incognite dell’antiterrorismo

(afp)

Ascolta l'audio

Il protocollo di sicurezza per l’inaugurazione ha funzionato, ma l’attenzione dei migliori esperti di intelligence resterà alta per tutta la durata dei Giochi
2 minuti di lettura

PARIGI — Ha funzionato. Il protocollo di sicurezza pensato per la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Parigi è stato un successo. Portare tutto in città, e non chiusi in uno stadio. Sfilare lungo la Senna tra centinaia di migliaia di persone e milioni di potenziali pericoli, forse è stato un azzardo ma certamente si è rivelata una scommessa riuscita. La città blindata ha retto al grande evento e non sono stati segnalati disordini né momenti di paura: al contrario le lunghissime file, per ragioni di ordine pubblico, ai singoli accessi sono state ordinate e ben tollerate. Così come ogni misura ha fatto il suo: dai sommozzatori sotto i bateaux mouches (per quello italiano c’era un particolare sistema di sicurezza, viaggiando gli azzurri sulla stessa imbarcazione di Israele) ai cecchini piazzati sui tetti, il pacchetto prevenzione si è rivelato vincente.

«Ma non basta», come spiegava ieri sera uno dei responsabili della macchina della sicurezza. Perché la cerimonia è stato …

PARIGI — Ha funzionato. Il protocollo di sicurezza pensato per la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Parigi è stato un successo. Portare tutto in città, e non chiusi in uno stadio. Sfilare lungo la Senna tra centinaia di migliaia di persone e milioni di potenziali pericoli, forse è stato un azzardo ma certamente si è rivelata una scommessa riuscita. La città blindata ha retto al grande evento e non sono stati segnalati disordini né momenti di paura: al contrario le lunghissime file, per ragioni di ordine pubblico, ai singoli accessi sono state ordinate e ben tollerate. Così come ogni misura ha fatto il suo: dai sommozzatori sotto i bateaux mouches (per quello italiano c’era un particolare sistema di sicurezza, viaggiando gli azzurri sulla stessa imbarcazione di Israele) ai cecchini piazzati sui tetti, il pacchetto prevenzione si è rivelato vincente.

«Ma non basta», come spiegava ieri sera uno dei responsabili della macchina della sicurezza. Perché la cerimonia è stato soltanto uno dei «punti cruciali» di queste tre settimane olimpiche. Come dimostra il caso Tgv, i punti di attacco sono tanti e diversi. Sono stati individuati a oggi quattro target di rischio. Il primo è legato al grande attentato di matrice islamica che Parigi e l’intero Paese, purtroppo, conoscono bene: in questi mesi è stato fatto un lavoro di prevenzione come forse mai nella storia della Francia. Più di quattromila persone sono state allontanate. E tutte le “cellule note” sono trattate da osservati speciali: ci sono i foreign fighters di ritorno; ci sono i radicalizzati attualmente in carcere e soprattutto tutti quegli ambienti di prossimità all’estremismo in grado di superare “la linea d’ombra”.

Il pericolo maggiore – e arriviamo al secondo target di rischio - arriva però da chi è sconosciuto ai servizi di intelligence. Perché non hanno precedenti. Perché non sono state registrate frequentazioni con ambienti a rischio. Perché, quasi sempre, sono giovanissimi: è l’esercito dei ragazzini, quelli che si radicalizzano velocemente on line, e sono pronti a colpire. Hanno dai 13 ai 20 anni e riescono a sfuggire ai radar delle forze di sicurezza. Per dire, appena 24 ore fa sono stati arrestati due diciottenni francesi che sui social progettavano un attentato. A fine maggio è stato fermato un 18enne di origine cecena per “associazione criminale terroristica”, con l’accusa di voler colpire gli spettatori a Saint-Étienne durante i Giochi Olimpici. Due settimane prima, un 15enne e un 18enne erano stati arrestati nel Nord-Est e nel Sud della Francia e ad aprile in manette era finito un 16enne in Alta Savoia: progettavano attentati cercando on line le modalità per realizzare cinture esplosive da usare durante le Olimpiadi. È il fianco che le intelligence europee considerano il più scoperto, perché appunto il meno controllabile. E spaventa, su quel terreno, l’attivismo dell’Isis K, il lato afghano di Daesh, che ha compiuto l’attacco alla Crocus City Hall di Mosca. E che, come dimostrano alcuni arresti in Belgio delle ultime ore, sta puntando tutto sulle leve.

C’è poi un terzo fronte, quello della guerra ibrida. Accanto alla disinformazione c’è sempre la grande paura di un attacco cyber che possa bloccare infrastrutture nazionali oppure olimpiche. Le misure di sicurezza sono al livello massimo, al lavoro ci sono i migliori esperti al mondo. Speriamo bastino.

Leggi i commenti