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Il poeta druso: “Da alcuni ministri israeliani, un’inutile passerella. Il Golan sia dichiarato zona di guerra”

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Reda Mansour, 59 anni, è originario del villaggio druso di Isfiya. Ieri ha partecipato al funerale dei ragazzini uccisi
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ROMA — Da più di mille anni tre principi guidano la comunità dei drusi. «Proteggere la propria fede, proteggere la propria terra e proteggere l’onore della comunità». Tre principi che il poeta e storico Reda Mansour, nato 59 anni fa nel villaggio druso di Isfiya nel nord di Israele, ricorda al telefono mentre lascia il funerale dei dodici ragazzini uccisi sul campo di calcio. «Ecco perché, nonostante gli attacchi di Hezbollah, gli abitanti di Majdal Shams non se ne sono andati. Per non tradire i nostri principi. Ma anche per una scelta dissennata del governo».

Come ha vissuto la comunità drusa la strage provocata dal missile?

«Da queste parti siamo abituati a sentire di soldati che muoiono per la guerra, non di bambini. Siamo rimasti svegli tutta la notte di sabato per ascoltare le notizie che arrivavano da Majdal Shams, c’erano 39 ragazzini in quel campo di calcio... Vedere dodici bare bianche in fila mi ha sconvolto».

Ci sono stati fischi rivolti ai ministri che hanno partec…

ROMA — Da più di mille anni tre principi guidano la comunità dei drusi. «Proteggere la propria fede, proteggere la propria terra e proteggere l’onore della comunità». Tre principi che il poeta e storico Reda Mansour, nato 59 anni fa nel villaggio druso di Isfiya nel nord di Israele, ricorda al telefono mentre lascia il funerale dei dodici ragazzini uccisi sul campo di calcio. «Ecco perché, nonostante gli attacchi di Hezbollah, gli abitanti di Majdal Shams non se ne sono andati. Per non tradire i nostri principi. Ma anche per una scelta dissennata del governo».

Come ha vissuto la comunità drusa la strage provocata dal missile?

«Da queste parti siamo abituati a sentire di soldati che muoiono per la guerra, non di bambini. Siamo rimasti svegli tutta la notte di sabato per ascoltare le notizie che arrivavano da Majdal Shams, c’erano 39 ragazzini in quel campo di calcio... Vedere dodici bare bianche in fila mi ha sconvolto».

Ci sono stati fischi rivolti ai ministri che hanno partecipato alle esequie.

«Non a tutti, solo a Bezalel Smotrich e a due del Likud».

Perché quei fischi?

«Il primo motivo è la scelta dissennata di cui parlavo. Da dieci mesi il Golan è bersagliato dai razzi e chiede al governo israeliano di essere dichiarato anch’esso zona di guerra, perché in una zona di guerra entrano in vigore leggi speciali che, ad esempio, non avrebbero consentito ai bambini di giocare all’aperto. E sarebbero previste forme di assistenza per chi volesse evacuare altrove. Ma il governo non ha mai acconsentito».

E il secondo motivo?

«Smotrich ha fatto bloccare una proposta di legge che avrebbe consentito di allacciare il servizio elettrico anche a chi, nel Golan, non ha licenza abitativa. È un problema che riguarda centinaia di famiglie. Ai drusi la presenza di quei ministri è sembrata inutile, una passerella per le foto. Però la mia gente non è ostile, è pacifica. Il capo di Stato maggiore israeliano che ha incontrato a Majdal Shams la nostra guida spirituale è stato ben accolto, così come Benny Gantz e Yair Golan».

Cosa succederà adesso? L’invasione del sud del Libano?

«Entrambi i fronti, Hezbollah e Israele, non vogliono un conflitto su larga scala, anche perché sarebbe dieci volte più distruttiva di quello in corso a Gaza. L’Iran ha creato in Libano un esercito del terrore che ha missili a guida satellitare e continua a crescere. Però è vero anche che Israele non può sopportare questa situazione al confine, prima o poi dovrà risolverla».

La strage dei bambini cambia qualcosa nella comunità drusa?

«Noi siamo e rimarremo pacifici. Ci piace la stabilità. Le quattro grandi comunità, in Israele, Siria, Libano e Giordania, sono molto patriottiche. Siamo miti ma sappiamo essere duri con chi ci attacca. Sono certo che la comunità drusa siriana farà pressioni su Hezbollah perché non si ripeta mai più un episodio come quello di Majdal Shams».

C’è la possibilità che i drusi ora abbandonino i villaggi a ridosso del confine libanese?

«No, i drusi vivono sulla cima delle colline e lì rimangono a protezione della terra. Nel 1967, quando l’esercito israeliano occupò le alture del Golan, solo una comunità decise di non andarsene, quella drusa. È per questo che siamo ancora lì oggi».

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