Kamala Harris rimonta su Trump anche nei sondaggi di Fox News. E Biden vuole riformare la Corte Suprema
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – L’ennesima doccia fredda per Donald Trump arriva da sondaggi che non si possono certo definire partigiani: quelli dalla rete conservatrice Fox News. Se due giorni fa era stato il Wall Street Journal ad assestare un brutto colpo all’ex presidente in cerca di nuovo mandato, fino a due settimane fa favorito della gara, mostrando come la democratica stesse erodendo la distanza da lui (49 a 47), ora il nuovo rilevamento dell'alleata Fox non solo conferma la risalita di Kamala Harris. Ma la dà in crescita pure in quattro Stati chiave dove il partito dell’elefante sembrava più forte: Michigan, Minnesota, Pennsylvania e Wisconsin. Un dato che si aggiunge alle nuove possibilità aperte dal sostegno di giovani, latini e afroamericani, pure in stati già dati per persi: Arizona, Nevada, Carolina del Nord e pure quella Georgia dove domani si terrà il primo rally del nuovo tour elettorale.
È in quest…
NEW YORK – L’ennesima doccia fredda per Donald Trump arriva da sondaggi che non si possono certo definire partigiani: quelli dalla rete conservatrice Fox News. Se due giorni fa era stato il Wall Street Journal ad assestare un brutto colpo all’ex presidente in cerca di nuovo mandato, fino a due settimane fa favorito della gara, mostrando come la democratica stesse erodendo la distanza da lui (49 a 47), ora il nuovo rilevamento dell'alleata Fox non solo conferma la risalita di Kamala Harris. Ma la dà in crescita pure in quattro Stati chiave dove il partito dell’elefante sembrava più forte: Michigan, Minnesota, Pennsylvania e Wisconsin. Un dato che si aggiunge alle nuove possibilità aperte dal sostegno di giovani, latini e afroamericani, pure in stati già dati per persi: Arizona, Nevada, Carolina del Nord e pure quella Georgia dove domani si terrà il primo rally del nuovo tour elettorale.
È in questo mutato contesto che si iscrive pure la nuova, coraggiosa proposta di riforma della Corte Suprema, anticipata ieri mattina dal presidente Joe Biden con un lungo editoriale a sua firma sul Washington Post e poi formalmente presentata ieri sera, durante il discorso pronunciato dall’anziano leader dem a Austin, Texas: durante la visita alla biblioteca dedicata a Lyndon Johnson, nel corso delle celebrazioni dello storico Civil Rights Act con cui sessant’anni fa – era l’estate del 1964 – le discriminazioni razziali vennero messe fuorilegge.
L'emendamento costituzionale proposto da Biden mira a mettere sul piatto della bilancia di queste già complicate elezioni, la struttura di una Corte Suprema sempre più percepita come politicizzata e di parte, dove al momento pesa la maggioranza conservatrice. Allo stesso tempo, gli è utile per chiudere il suo mandato con un atto che, se mai venisse confermato, sarebbe davvero rivoluzionario. Intitolato significativamente “Nessuno è al di sopra della legge”, propone infatti una modifica costituzionale atta a revocare l'immunità per i crimini commesso da un ex presidente nell'esercizio delle sue funzioni. Regola pensata in riferimento a un caso ben concreto. Tesa cioè ad evitare che si ripetano situazioni simili a quella attuale dove Trump ha cause pendenti, compresa quella per aver tentato di invertire il risultato delle elezioni 2020 con una sommossa. Eppure ha ottenuto l'immunità parziale proprio dalla più Alta Corte, con una maggioranza di sei voti contro tre. “Se un futuro presidente inciterà violenti attacchi e bloccherà il pacifico trasferimento del potere non subirà conseguenze legali. E questo è solo l'inizio”, nota Biden nel suo editoriale.
Non basta, la riforma prevede anche un limite di “18 anni di servizio attivo” per i giudici e impone un limite di età di 75 anni: “Per impedire che una presidenza unica imponga un'influenza indebita sulle generazioni future”. Anche questo un riferimento concreto: al clamoroso rifiuto dell’iconica giudice dem Ruth Bader Ginsburg che non volle ritirarsi ai tempi di Barack Obama nonostante avesse già superato gli 80 anni e la cui morte, nel 2020, permise a Trump di alterare i pesi della Corte. Le conseguenze sono note: “Decisioni pericolose ed estreme come l'abolizione del diritto all'aborto riconosciuto nel 1973” scrive ancora il presidente. Un terzo punto mira a imporre un codice etico ai nove togati “recentemente coinvolti in scandali. Regali da donatori repubblicani non dichiarati. E pure conflitti di interesse con gli insurrezionisti del 6 gennaio”. Tutti casi, insiste Biden, che “sollevano domande legittime riguardanti l'imparzialità della corte” i cui membri, finora, sono liberi di decidere da soli se ricusarsi o meno da uno specifico caso.