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Operazione Hezbollah, l’Italia in prima linea nella tela diplomatica per evitare la guerra

(reuters)
Trattative frenetiche tra Roma, Washington, Abu Dhabi per circoscrivere la reazione israeliana e spingere i miliziani libanesi a Nord del fiume Litani, lontano dal confine
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La mossa chiave che potrebbe scongiurare la guerra fra Israele e Hezbollah sarebbe il ritiro del gruppo libanese verso Nord, dietro al fiume Litani. Quel corso d’acqua è come un confine naturale e corre parallelo al confine vero, la cosiddetta Linea Blu, ma trenta chilometri più a Nord. Se i miliziani si spostassero dietro al fiume si verrebbe a creare una zona cuscinetto, abbastanza ampia da rendere molto più difficili gli attacchi quotidiani contro le postazioni israeliane. Non li renderebbe impossibili, ma sarebbe tutto più laborioso. Questo è adesso il centro delle telefonate fra diplomatici fra Washington, Beirut, Gerusalemme, Teheran, Abu Dhabi e anche Roma. Hezbollah, secondo le indiscrezioni che filtrano dai negoziati frenetici in corso in queste ore, non dovrebbe eseguire questo ritiro di massa adesso, ma almeno annunciare che lo farà in futuro e indicare una data. Sarebbe la realizzazione con soli diciotto anni di ritardo dell’articolo 8 della famosa risoluzione 1701 delle N…

La mossa chiave che potrebbe scongiurare la guerra fra Israele e Hezbollah sarebbe il ritiro del gruppo libanese verso Nord, dietro al fiume Litani. Quel corso d’acqua è come un confine naturale e corre parallelo al confine vero, la cosiddetta Linea Blu, ma trenta chilometri più a Nord. Se i miliziani si spostassero dietro al fiume si verrebbe a creare una zona cuscinetto, abbastanza ampia da rendere molto più difficili gli attacchi quotidiani contro le postazioni israeliane. Non li renderebbe impossibili, ma sarebbe tutto più laborioso. Questo è adesso il centro delle telefonate fra diplomatici fra Washington, Beirut, Gerusalemme, Teheran, Abu Dhabi e anche Roma. Hezbollah, secondo le indiscrezioni che filtrano dai negoziati frenetici in corso in queste ore, non dovrebbe eseguire questo ritiro di massa adesso, ma almeno annunciare che lo farà in futuro e indicare una data. Sarebbe la realizzazione con soli diciotto anni di ritardo dell’articolo 8 della famosa risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, che annunciava la creazione di quella zona cuscinetto alla fine della guerra del 2006 e che è rimasta lettera morta.

(reuters)

L’annuncio del trasloco lontano dal confine fermerebbe il veloce scivolamento della situazione verso la guerra, dopo che sabato pomeriggio un razzo ha ucciso dodici ragazzini drusi a Majdal Shams sulle alture del Golan controllate da Israele. Di colpo, dopo mesi di ping pong fatto con razzi e droni, lo scoppio della guerra sembra una possibilità reale.

(ansa)

Il problema è che questo piano per disinnescare la situazione – Hezbollah che si rassegna a si sposta più a Nord – è lo stesso identico piano che si trascina da mesi senza successo. Francesi e americani stavano negoziando invano da tempo per ottenere che Hezbollah si accampasse dietro al fiume Litani; Parigi si sarebbe addirittura accontentata di uno spostamento molto più limitato, di soli dieci chilometri, sufficienti a rendere impossibili gli attacchi di Hezbollah con i cecchini e con i missili anticarro, ma anche questa richiesta è stata respinta. E quindi adesso si vorrebbe ottenere in pochi giorni, forse soltanto in poche ore, quello che non si è ottenuto in molti mesi. A negoziare fra gli altri c’è anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che sente al telefono sia il suo omologo israeliano Yisrael Katz sia quello libanese Bou Habib.
(reuters)

Tajani ha chiesto ai cittadini italiani di lasciare il Libano e a Beirut protezione per i soldati italiani del contingente Unifil schierato vicino alla Linea Blu – anche se, commentano fonti diplomatiche bene informate, il contingente è già ben protetto. La posizione di Tajani è rafforzata dalle circostanze. I francesi, che in Libano hanno agganci fortissimi, sono fuori gioco perché sono ancora impegnati con la crisi politica in casa. L’Italia invece ha da pochi giorni annunciato di voler mandare di nuovo un ambasciatore a Damasco, che mancava dal 2012, ed è stata l’unico Paese del G7 a mandare un messaggio di congratulazioni al nuovo presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Vuol dire che ha aperto un canale di comunicazione con la Siria e soprattutto lo ha rafforzato con l’Iran, il grande sponsor di Hezbollah. Roba da far rizzare i capelli, che può attirare valanghe di critiche per la spregiudicatezza diplomatica, ma viene utile nei momenti di crisi – e c’è sempre un momento di crisi.

Secondo altre indiscrezioni diplomatiche, l’Amministrazione Biden avrebbe già trattato con il governo Netanyahu l’ampiezza dell’operazione di rappresaglia, in modo che non si trasformi in una guerra. Se ne occupa l’inviato speciale americano per il confine israelo-libanese, Amos Hochstein, che da sabato ha il compito di parlare con gli israeliani e di convincerli a calibrare il loro inevitabile attacco di risposta. Il modello che tutti hanno in mente è quello del bombardamento dell’Iran contro Israele nella notte tra il 13 e il 14 aprile, seguito da un’azione di rappresaglia israeliana: in molti si aspettavano che la situazione portasse a una guerra totale e invece le due operazioni belliche – reali, non simboliche – furono considerate sufficienti da entrambe le parti per ritenersi soddisfatte. Israele rischia di trovarsi sotto il fuoco di migliaia di missili e non può ignorare le richieste che vengono dall’Amministrazione Biden. Era già successo il 10 ottobre, pochi giorni dopo la strage del 7 ottobre, quando dentro al gabinetto di guerra israeliano si parlava di un possibile attacco anche contro Hezbollah, oltre che contro Hamas, per sbarazzarsi in un colpo solo dei gruppi ostili al confine. Biden mandò un paio di portaerei nella zona, come garanzia di protezione, e in cambio chiese di non attaccare il Libano. Oggi, se Hezbollah cede sullo spostamento forzato e rinuncia al suo affaccio sul confine e se Israele agisce con misura nei prossimi giorni, la situazione potrebbe essere di nuovo disinnescata.

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