Venezuela, l’ex ministro Moisés Naím: “Quello di Maduro è un golpe di fatto che scatenerà un’altra ondata di profughi”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK — «All’indomani del voto, in Venezuela regna una gran confusione. È evidente che l’opposizione ha avuto più voti, ma il governo di Nicolás Maduro al momento sta tenendo tutto avvolto in una sorta di nebbia, reclamando la vittoria senza mostrare le carte degli scrutini. Quello che il governo sta portando avanti, di fatto, è un colpo di stato. Sta disconoscendo la volontà popolare». Moisés Naím è politologo ed economista venezuelano, già ministro del Commercio e dell’industria e direttore esecutivo della Banca mondiale nel suo Paese. Dopo aver diretto a lungo la rivista specializzata Foreign Policy, oggi è membro dell’International Economics Program al Carnaglie Endowment for International Peace.
Sia Maduro che l’opposizione rivendicano la vittoria. Cosa sta succedendo?
«I risultati sono artefatti, la gente non ha votato per Maduro. La grande maggioranza degli elettori gli ha preferito l’opposizione. Il risultato annunciato dal presidente è fraudolento e già diversi Paesi, vic…
NEW YORK — «All’indomani del voto, in Venezuela regna una gran confusione. È evidente che l’opposizione ha avuto più voti, ma il governo di Nicolás Maduro al momento sta tenendo tutto avvolto in una sorta di nebbia, reclamando la vittoria senza mostrare le carte degli scrutini. Quello che il governo sta portando avanti, di fatto, è un colpo di stato. Sta disconoscendo la volontà popolare». Moisés Naím è politologo ed economista venezuelano, già ministro del Commercio e dell’industria e direttore esecutivo della Banca mondiale nel suo Paese. Dopo aver diretto a lungo la rivista specializzata Foreign Policy, oggi è membro dell’International Economics Program al Carnaglie Endowment for International Peace.
Sia Maduro che l’opposizione rivendicano la vittoria. Cosa sta succedendo?
«I risultati sono artefatti, la gente non ha votato per Maduro. La grande maggioranza degli elettori gli ha preferito l’opposizione. Il risultato annunciato dal presidente è fraudolento e già diversi Paesi, vicini e lontani, lo stanno denunciando. Purtroppo, per quella gente oggi al potere lasciare è una minaccia alla loro stessa esistenza. Mentre il popolo è affamato e patisce, loro hanno accumulato importanti asset, rubandoli. Sono tutti molto ricchi e hanno connessioni importanti. Ecco perché non se ne vogliono andare».
Oggi però c’è un’opposizione più forte...
«C’è sempre stata una forte opposizione nel Paese, ma fino a poco tempo fa era frammentata e non aveva un capo riconoscibile. Poi è arrivata Corina Machado ed è riuscita ad unificarla dietro il nome di González Urrutia dando nuova energia e speranzadando nuova energia e speranza. È diventata la leader necessaria in una situazione che continua ad essere disperata. La gente ha trovato in lei una leader che gli offre la prospettiva di una politica legittima e di un cambio di corso concreto. Una visione del futuro. Infatti, la gente è fortemente intenzionata a liberarsi di questi attori politici pessimi, che ancora tengono in ostaggio il Venezuela».
Cosa succederà se la vittoria di Maduro venisse confermata?
«Se resterà altri sei anni, le sofferenze della gente non potranno che aumentare. L’economia del Paese è già in una spirale discendente da tempo. Ovunque regnano la rabbia e la disperazione. Senza dimenticare che gli investitori fuggono e la povertà è immensa. Quindi se i risultati saranno confermati ci sarà di sicuro una nuova ondata migratoria verso i Paesi vicini, ma anche verso gli Stati Uniti. Sarà una ripresa di quella tendenza che va avanti già da diversi anni. La gente se ne va, letteralmente a piedi, altrove perché in patria non ha speranze. Proprio per questo, oltre al disastro dell’economia, prevedo una nuova stretta della repressione».
Cosa farà ora l’opposizione?
«È presto per dirlo, si stanno ancora consultando fra loro e con i leader degli Stati vicini che hanno già denunciato la frode. Possono di certo chiamare la gente in piazza a protestare contro il risultato. Dalla dimensione di quelle proteste, se ci saranno, si capirà anche altro».
Vicini come Brasile, Ecuador, Cile, insieme all’Unione Europea e ad altri stanno già chiedendo maggiore trasparenza.
«Sì, molti stanno sollevando dubbi sui risultati e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha pure mandato nel Paese un inviato di alto livello, Celsus Amorim, suo consigliere degli Affari Internazionali. Non c’è dubbio che quelle venezuelane sono elezioni che attirano l’attenzione internazionale: lo vedo anche qui a Washington, dove sono io. C’è grande preoccupazione per la confusione degli scrutini. Ma a guardare a Caracas sono tanti: Cuba, Russia e Cina da un lato, si sono non a caso già congratulati con Maduro. Dall’altro lato ci sono gli stati confinanti col Venezuela e anche Paesi lontani in Europa come la Francia».
Dall’esterno quale tipo di pressione si può esercitare?
«Non molte, in effetti. Ma di sicuro si potranno espandere le sanzioni, colpendo a questo punto anche le più eminenti figure del governo. Ora le sanzioni principali sono settoriali, concentrate su commercio, investimenti, petrolio. Non c’è dubbio che saranno espanse ad personam. Ma intanto, di fatto, questo contribuirà a far scivolare il Paese verso la disintegrazione totale della sua economia. Per questo il cambio politico è tanto necessario».
In cosa consiste la forza di Maduro?
«Nell’esercito. Gli uomini a lui più vicini controllano le forze armate, a lui aggiogate, insieme alle milizie paramilitari. Poche ore fa il ministro della Difesa è andato in televisione a ripetere esattamente le stesse affermazioni di Maduro. A ulteriore dimostrazione che sono un’unica squadra, hanno i medesimi interessi e fini. E i loro, non sono certo gli interessi del popolo venezuelano».