Venezuela, Maduro vince tra le accuse di brogli: scontri in piazza a Caracas
di Daniele Mastrogiacomo«Ma questa è una frode, una frode immensa. Anzi, un furto». La voce al telefono da Caracas arriva debole e a tratti. Trasmette lo shock e la frustrazione per un risultato che l’opposizione non si aspettava. Nicolás Maduro, 61 anni, l’ex autista della Metropolitana indicato da Hugo Chávez come suo pupillo ed erede politico, ha da poco annunciato al mondo di essere il nuovo presidente del Venezuela. Per la terza volta consecutiva. Resterà al comando fino al 2030, 18 anni di fila. Più del suo stesso mentore. L’uscita trionfante di Maduro segue l’annuncio del Consiglio nazionale elettorale che poco dopo la mezzanotte di domenica dirama il primo bollettino ufficiale.
L’eterno presidente avrebbe ottenuto 5.150.092 voti pari al 51,20 per cento; il suo sfidante, il timido ma deciso ex diplomatico Edmundo González Urrutia, 74 anni, candidato dell’opposizione raccolta attorno alla Piattaforma Unitaria, si …
«Ma questa è una frode, una frode immensa. Anzi, un furto». La voce al telefono da Caracas arriva debole e a tratti. Trasmette lo shock e la frustrazione per un risultato che l’opposizione non si aspettava. Nicolás Maduro, 61 anni, l’ex autista della Metropolitana indicato da Hugo Chávez come suo pupillo ed erede politico, ha da poco annunciato al mondo di essere il nuovo presidente del Venezuela. Per la terza volta consecutiva. Resterà al comando fino al 2030, 18 anni di fila. Più del suo stesso mentore. L’uscita trionfante di Maduro segue l’annuncio del Consiglio nazionale elettorale che poco dopo la mezzanotte di domenica dirama il primo bollettino ufficiale.
L’eterno presidente avrebbe ottenuto 5.150.092 voti pari al 51,20 per cento; il suo sfidante, il timido ma deciso ex diplomatico Edmundo González Urrutia, 74 anni, candidato dell’opposizione raccolta attorno alla Piattaforma Unitaria, si sarebbe fermato al 44,02. Sette punti di distacco. Un risultato clamoroso. L’opposto di quello che prevedevano tutti i sondaggi, cioè una netta vittoria dell’ambasciatore prestato alla politica con uno scarto di 20, perfino 30 punti sul leader chavista.
Proviamo a chiamare di nuovo Caracas. Ci risponde sempre Andrea Tavares, la portavoce della Piattaforma Unitaria. La voce adesso è squillante ma il tono preoccupato. I giochi sembrano fatti. Si temono disordini, la gente protesta per strada. Ci sono poi le immagini delle reazioni in giro per il mondo dove si sono sparpagliati i quasi 7 milioni di profughi fuggiti negli ultimi sette anni. Hanno cercato di votare tra mille ostacoli e difficoltà. Alla fine, solo l’1 per cento ha potuto esercitare un diritto che tutto il Venezuela questa volta sentiva come una missione.
La macchina organizzativa dell’opposizione ha in mano altri risultati. Le prove cartacee dei dati forniti elettronicamente dal Consiglio nazionale elettorale. Sono totalmente diversi. Opposti. «Ti metto in viva voce così senti cosa dice Maria Corina Machado», ci propone Tavares. La prima presa di posizione ufficiale. «Siamo qui per annunciare a tutti i venezuelani e al mondo intero che il Venezuela ha un nuovo presidente eletto ed è Edmundo González», dice la Thatcher dei Caraibi, la vincitrice delle primarie dell’opposizione poi squalificata con un pretesto: «Abbiamo vinto in tutti i settori, in tutti gli Stati, in ogni angolo».
Chiediamo perplessi: ma come fate a dirlo? «Aspetta, ascolta Maria Corina», risponde la portavoce. E Machado, con un tono emozionato, spiega: «Abbiamo più del 40 per cento dei verbali. Abbiamo anche quelli trasmessi dal Consiglio elettorale. Ebbene, da un confronto e dalle altre informazioni raccolte emerge che González ha ottenuto il 70 per cento dei voti e Maduro il 30». Raffica di domande. Come li avete ottenuti? «Li hanno raccolti i nostri testimoni ai seggi. Ci sono tre exit poll, indipendenti e autonomi che danno per vincitore il candidato dell’opposizione. Noi crediamo nel voto, ma contestiamo il sistema elettorale».
Molta gente si è svegliata di notte per arrivare in tempo ai seggi e mettersi in fila. Alcuni ci sono arrivati a piedi, altri accompagnati su auto di passaggio, camion, trattori, biciclette e moto. Le difficoltà sono state soprattutto di tipo amministrativo. Si tendeva a rallentare il voto. I rappresentanti di lista e partito hanno dovuto insistere per assistere al processo. La loro presenza era fondamentale. Erano testimoni di quanto accadeva e a loro sarebbero state consegnate le schede cartacee e i registri su cui erano state trascritte che consentivano una verifica. Alcuni sono stati mandati via prima della chiusura, ad altri non è stata data la documentazione che impone la legge. Solo meno della metà di queste prove cartacee è arrivata nel quartiere generale dell’opposizione. Non basterà per dimostrare la frode.
All’alba il vertice dell’opposizione si chiude di nuovo in conclave. Deve decidere cosa fare. Non è facile. Il mondo si è intanto già espresso. Diviso secondo lo scacchiere geopolitico ormai consolidato. Da un lato arrivano le congratulazioni e l’appoggio incondizionato dei Paesi fratelli, come Cuba, Nicaragua, Bolivia, Honduras. Ci sono anche i complimenti di Cina, Russia, Iran, Qatar e della Siria di Bashar al Assad. L’interesse non è solo politico. Ci sono gli affari da portare avanti. Ma il resto del mondo è indignato. Gli Usa, con il Segretario di Stato Antony Blinken che solleva i primi dubbi. Hanno da poco sospeso le sanzioni contro Caracas. L’economia si è ripresa, il Paese ha dimezzato la sua spaventosa inflazione e dato nuovo fiato all’iniziativa privata. «Siamo seriamente preoccupati», dichiara Blinken. «I risultati non riflettono la volontà e i voti del popolo». Anche la Ue, con Josep Borrell, chiede la verifica dei risultati.
A Caracas e in altre città la gente protesta e ci sono stati scontri con la polizia. Ma Maduro intanto festeggia. Il capitolo elezioni per lui è chiuso. Anzi rilancia: accusa Maria Corina Machado e l’oppositore in esilio Leopoldo López di essere i promotori del tentato hackeraggio del sistema informatico da lui ritenuto responsabile del ritardo nella diffusione del risultato. L’accusa è stata formalizzata dal procuratore generale.
Ora Maduro salirà nel Cuartel de la montaña dove sorge il Mausoleo con le spoglie di Hugo Chávez. La data delle elezioni non era stata scelta a caso. Aveva un alto valore simbolico. Il 28 luglio il suo mentore avrebbe compiuto 70 anni, nello stesso giorno ha incassato la terza vittoria