Uccisione Haniyeh, il missile teleguidato nella stanza a Teheran dopo l’inaugurazione in Parlamento. Tutto quello che sappiamo finora
dal nostro inviato Paolo BreraTEL AVIV – L’uccisione del capo politico di Hamas, a poche ore da quella del numero due di Hezbollah, rischia di scrivere la parola fine sul negoziato in corso per la liberazione degli ostaggi e la fine della guerra nella Striscia. Ecco cosa sappiamo.
L’attentato
Il capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, è stato ucciso nella notte in un raid nella capitale iraniana Teheran da un missile teleguidato ad alta precisione. Fonti di Al-Arabiya e Al-Hadath precisano che l’omicidio mirato è avvenuto “alle due del mattino” nella residenza per veterani di guerra in cui era ospitato a Teheran. Insieme a lui è morta anche una delle sue guardie, Wassim Abu Shaaban.
Hanniyeh si trovava a Teheran perché aveva appena partecipato alla cerimonia di insediamento del presidente Masoud Pezeshkian, eletto dopo la morte di Ebrahim Raisi in un incidente aereo il 19 maggio. La sua morte è stata confermata dalla guardia rivoluzionaria iraniana: “Stiamo studiando le circostanze dell’assassinio d…
TEL AVIV – L’uccisione del capo politico di Hamas, a poche ore da quella del numero due di Hezbollah, rischia di scrivere la parola fine sul negoziato in corso per la liberazione degli ostaggi e la fine della guerra nella Striscia. Ecco cosa sappiamo.
L’attentato
Il capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, è stato ucciso nella notte in un raid nella capitale iraniana Teheran da un missile teleguidato ad alta precisione. Fonti di Al-Arabiya e Al-Hadath precisano che l’omicidio mirato è avvenuto “alle due del mattino” nella residenza per veterani di guerra in cui era ospitato a Teheran. Insieme a lui è morta anche una delle sue guardie, Wassim Abu Shaaban.
Hanniyeh si trovava a Teheran perché aveva appena partecipato alla cerimonia di insediamento del presidente Masoud Pezeshkian, eletto dopo la morte di Ebrahim Raisi in un incidente aereo il 19 maggio. La sua morte è stata confermata dalla guardia rivoluzionaria iraniana: “Stiamo studiando le circostanze dell’assassinio di Ismail Haniyeh a Teheran e annunceremo più tardi i risultati delle indagini”. Anche Hamas ha subito confermato: Musa Abu Marzouk, membro dell'ufficio politico del movimento, l’ha definito un “atto codardo”; e il presidente palestinese Abu Mazen ha parlato di “un atto vile e una grave escalation”, esortando i palestinesi “e le sue forze a unirsi, rimanere pazienti e resistere fermamente contro l'occupazione israeliana”.
Chi lo ha ucciso?
Non ci sono molti dubbi sulla matrice dell’attentato. Non sono arrivate rivendicazioni ufficiali, ma l’Iran e Hamas accusano Israele che non ha smentito. Per la Guardia rivoluzionaria iraniana Haniyeh “è morto a seguito di un proditorio raid sionista nella sua residenza a Teheran”. Il sito di notizie libanese filo-Hezbollah al Mayadeen scrive, attribuendolo a una fonte iraniana non identificata, che il missile non è stato lanciato dall’interno dell’Iran. Il ministro israeliano del Patrimonio culturale, Amichay Eliyahu - che è un colono estremista dell’ultradestra, e dopo il 7 ottobre suggerì di usare le armi nucleari nella Striscia - ha postato su X la sua gioia per l’assassinio: “E’ il modo giusto per pulire il mondo da questa sporcizia. Niente più accordi di “pace” (resa) immaginari, niente più misericordia per questi mortali. La mano di ferro che li colpirà porterà pace e conforto. La morte di Haniyeh rende il mondo un po' migliore”.
Chi era Haniyeh
Ex primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese, Haniyeh era il capo politico di Hamas da 2017. Dal 2019 viveva in esilio a Doha, in Qatar, dove aveva ottenuto l’asilo politico per poter governare il canale diplomatico dell’organizzazione islamista con la comunità internazionale. Più volte arrestato da Israele nel corso degli anni, con la guerra nella Striscia ha visto la sua famiglia decimata dai raid delle forze armate israeliane: tre dei suoi figli sono stati uccisi in un raid aereo in aprile, e il mese scorso era stata uccisa la sorella in un altro attacco.
Le reazioni
Il movimento sciita libanese Hezbollah, che proprio ieri ha perso il braccio destro del leader Nasrallah in un assassinio mirato eseguito con un drone israeliano nel suo quartier generale nella periferia sud di Beirut, ha espresso le condoglianze ad Hamas dicendo che l’omicidio di Haniyeh renderà ancora più determinata la resistenza contro Israele. Il portavoce del Consiglio supremo per la resistenza nazionale iraniano, riunito già nelle prime ore successive all’attentato, ha detto che “i responsabili riceveranno una risposta”; e l’ex comandante delle Guardie rivoluzionarie Rezaie dice espressamene che “Israele pagherà un prezzo alto”. La tv di Stato iraniana sostiene che la morte di Haniyeh provocherà una rappresaglia da parte delle forze sostenute dall’Iran nella regione, affermando che questa sia l’opinione del governo e del leader spirituale Khamenei. Si riferisce certamente ad Hezbollah e probabilmente anche agli Houti e alla stessa Hamas, a cui fornisce assistenza militare.
Cosa cambia?
La prima conseguenza diretta dell’omicidio è alzare il rischio che la risposta da parte dell’Iran e dei suoi alleati come Hezbollah sia ancora più determinata di quanto già ci si aspetta per l’omicidio a Beirut di Fuad Shukr, il consigliere del leader Nasrallah ucciso ieri sera. Per il momento Israele si è limitata a chiudere lo spazio aereo nel nord del Paese non indicando alcuna misura preventiva particolare ai suoi cittadini: “Le prescrizioni non cambiano”. Ma si riserva di rivalutare la situazione in base agli eventi. La tensione è alta, il momento è il più difficile perché sa che riceverà una reazione. Si aspetta che a finire nel mirino siano infrastrutture militari nel Nord o ad Haifa, e ci si attende qualche missile in più in arrivo dalla Striscia dove tuttavia le dotazioni di Hamas e la sua capacità di movimento sono abbastanza compromesse.
La seconda conseguenza è la paralisi del negoziato di pace, già arenato di fatto perché sabotato dal presidente israeliano Benjamin Netanyahu: Israele continua ad alzare l’asticella delle pretese, lo ha fatto anche nell’ultimo round negoziale a Roma rispetto alla bozza americana a cui Hamas aveva aderito. Ma uccidere il terminale politico del negoziato per parte palestinese rischia di essere la pietra tombale di ogni soluzione diplomatica per il rilascio degli ostaggi e la fine del conflitto nella Striscia. Netanyahu ha bisogno della guerra per continuare a governare e per non finire sotto processo, e la destra estrema che sostiene la sua coalizione non accetta nessun compromesso: pretende una vittoria totale sul campo nei confronti di Hamas, una vittoria costi quel che costi su cui ci sono non solo certezze sul prezzo immane che costerebbe per la popolazione civile intrappolata; ma anche dubbi sulle chance concrete di riuscire a eliminare davvero Hamas, sottraendole il controllo della Striscia.