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Ucraina, sul fronte da oggi gli F-16 Nato. La speranza di Kiev è inceppare il rullo compressore russo

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L’Ucraina prova a resistere al fuoco nemico con l’aiuto dei primi F-16 offerti dalla Nato e soluzioni innovative, ma le truppe di Kiev scarseggiano e sono logore. E la carneficina di Mosca potrebbe proseguire ben oltre l’estate
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Sono apparsi nel cielo di Leopoli, testimoniando una nuova speranza: l’esordio dei primi sei F16 consegnati dalla Danimarca, premessa per la nascita di un’aeronautica ucraina finalmente dotata di jet moderni e allineata agli standard della Nato.

Una pattuglia troppo piccola per cambiare le sorti del conflitto e, come prevedibile, annidata nell’angolo più occidentale del Paese, dove gli intercettori russi difficilmente possono arrivare senza venire avvistati con forte anticipo dalla rete radar polacca.

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Il ruolo dei caccia

Non è ancora chiaro quale sarà il loro battesimo del fuoco. Le poche informazioni trapelate sostengono che al momento si limitano a missioni di “difesa aerea”: fanno la guardia contro i raid nemici, contando su missili aria-aria avanzati come gli Aim-120 statunitensi.

Già questo contributo potrebbe essere significativo, perché nel giro di un paio di settimane gli ucraini saranno in grado di trasferire una …

Sono apparsi nel cielo di Leopoli, testimoniando una nuova speranza: l’esordio dei primi sei F16 consegnati dalla Danimarca, premessa per la nascita di un’aeronautica ucraina finalmente dotata di jet moderni e allineata agli standard della Nato.

Una pattuglia troppo piccola per cambiare le sorti del conflitto e, come prevedibile, annidata nell’angolo più occidentale del Paese, dove gli intercettori russi difficilmente possono arrivare senza venire avvistati con forte anticipo dalla rete radar polacca.

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Il ruolo dei caccia

Non è ancora chiaro quale sarà il loro battesimo del fuoco. Le poche informazioni trapelate sostengono che al momento si limitano a missioni di “difesa aerea”: fanno la guardia contro i raid nemici, contando su missili aria-aria avanzati come gli Aim-120 statunitensi.

Già questo contributo potrebbe essere significativo, perché nel giro di un paio di settimane gli ucraini saranno in grado di trasferire una delle batterie Patriot che proteggono Leopoli, grande centro di smistamento degli aiuti bellici, in prossimità della prima linea. Sarebbe l’occasione per contrastare i bombardieri di Mosca che grazie agli ordigni plananti da mesi smantellano le roccaforti di Kiev senza subire perdite, perché li sganciano da distanza di sicurezza.

Il Cremlino sembra più temere che gli F16 si spingano verso il confine - la Casa Bianca li avrebbe vincolati a restare a 40 chilometri dalla frontiera - e scaglino missili contro le sue basi.

L’analisi delle foto satellitari - realizzata dal sito Tatarigami - ha evidenziato come nei giorni scorsi le squadriglie russe siano state trasferite più lontano dal fronte: si sono spostate a oltre 300 chilometri. Così sono fuori della portata dei missili Atacms consegnati a Kiev e dalle armi a lungo raggio dei nuovi caccia.

Una mossa preventiva, per proseguire nel logoramento delle linee ucraine.

Il rullo compressore

I russi infatti vanno ogni giorno all’assalto, con una massa di uomini e mezzi che pare inesauribile. Un lento rullo compressore tiene sotto pressione le linee ucraine lungo 977 chilometri, con una potenza distruttiva in continua crescita, e avanza un villaggio alla volta.

Il fronte di Kharkiv si è stabilizzato e ora la spinta più forte è nel Donbass, in particolare nella regione di Donetsk.

Lì i generali di Putin all’improvviso intensificano gli attacchi contro alcune località, sfruttando i momenti di debolezza: ad esempio quando i reparti dei difensori vengono avvicendati, colpendo la fase di transizione.

E’ accaduto a Toretsk, permettendo alle avanguardie russe di incunearsi per diversi chilometri. Uno degli obiettivi principali di queste operazioni è tagliare le arterie che garantiscono i rifornimenti alla resistenza, in particolare l’autostrada T-0524.

La scorsa settimana a Kostyantynivka una colonna composta da una cinquantina di mezzi corazzati si è lanciata di corsa nella pianura: dodici sono stati distrutti, gli altri hanno fatto dietrofront. Un altro tentativo di sfondare fino all’autostrada è in corso più a nord: lì vanno avanti con più cautela e maggiori risultati.

L’altra priorità delle manovre russe è chiudere in piccole sacche i reparti di difensori.

Giovedì due battaglioni hanno rischiato di venire circondati nei dintorni di Prokovsk: l’ordine di ritirata è arrivato poche ore prima che l’ultima via di fuga venisse sbarrata, dopo che canali Telegram popolari come Deepstate avevano denunciato la situazione.

I vertici infatti non vogliono cedere terreno, ma i soldati non sembrano più disposti ad accettare battaglie senza speranza. Il punto più critico, oltre a Toretsk e Prokovask, resta Chasiv Yar, altura strategica dove si lotta casa per casa: la caduta potrebbe imporre un ripiegamento molto profondo.

I rinforzi nascosti

Nelle scorse settimane sono stati filmati numerosi convogli ferroviari carichi di tank - uno trasportava dozzine di moderni T90 nuovi di zecca - che non sono ancora comparsi in battaglia.

L’ipotesi è che Mosca stia allestendo nuove unità corazzate, destinate a un’offensiva tra fine agosto e settembre: si è anche ipotizzato potessero puntare su Zaporizzhzhia, compiendo in direzione opposta la marcia tentata un anno fa dagli ucraini.

I vertici dell’esercito di Kiev sono convinti che i russi non siano in grado di organizzare attacchi su larga scala, anche se non nascondono le preoccupazioni. Il comandante in capo Oleksandr Syrskyi ha dichiarato al Guardian che entro fine anno ci saranno 690 mila soldati nemici - nel febbraio 2022 erano 100 mila e oggi sono circa 520 mila -, con il doppio o il triplo dei mezzi ucraini: i russi dispongono di 3500 carri armati e 8900 blindati.

Il generale Syrskyi ha sottolineato che anche le perdite umane sono tre volte superiori: “Noi combattiamo non con la quantità ma con la qualità. E i nostri droni hanno ormai un ruolo pari a quello dell’artiglieria”.

I velivoli teleguidati vengono utilizzati per tormentare le retrovie e le infrastrutture di Mosca: ogni notte ne vengono scagliati a dozzine contro magazzini di munizioni, depositi di carburante e centri di addestramento.

I ranghi esausti dei difensori

La strategia russa invece fa leva sulla grande debolezza di Kiev: non ha riserve di truppe. Le stesse formazioni corrono su e giù lungo la linea per tamponare gli assalti, con ranghi ormai logori.

Alcune non ricevono rimpiazzi da mesi e la creazione di nuove brigate alimentate con giovani coscritti non procede secondo i piani: gli equipaggiamenti promessi dall’Occidente arrivano a rilento e mancano gli istruttori. Tutte le unità scelte sono andate a selezionare detenuti da arruolare, uniche forze disponibili per colmare i vuoti nei ranghi.

Si fanno sentire anche gli effetti dei missili russi: la distruzione delle centrali elettriche provoca lunghi blackout in tutto il Paese, rendendo difficile la vita quotidiana e la produzione industriale.

Sono le caratteristiche di una guerra d’attrito, in cui gli ucraini rispondono con la determinazione e l’innovazione alla superiorità russa: una carneficina che potrebbe proseguire ben oltre l’estate.

A meno che i segnali di negoziato, condizionati dagli esisti incerti della campagna elettorale per la Casa Bianca, non trovino un’improvvisa accelerazione.
Uno scenario negato dall’entourage del presidente Zelensky, anche se la visita del ministro degli Esteri Kuleba a Pechino - principale alleato di Mosca - ha ridato corpo alle voci sui tentativi di trovare una forma di accordo.

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