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L’ex agente Cia: “È uno scambio da film, torna la guerra di spie. Ma a vincere è anche Putin”

L’ex agente Cia: “È uno scambio da film, torna la guerra di spie. Ma a vincere è anche Putin”

Biden ha fatto bene a trattare, è un successo per lui ma la Russia è diventata uno Stato pirata che arresta innocenti per usarli a turpi scopi

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NEW YORK. «È il più grande scambio di prigionieri dai tempi della guerra fredda, ottenuto grazie a un lavoro diplomatico enorme, svolto in gran segretezza. Quando emergeranno i particolari resteremo stupiti, roba da film, a Hollywood in queste ore ci stanno certo già pensando. Per l’amministrazione Biden è un successo importante, mostrano al mondo di saperci fare. Ma proprio il fatto che tutto questo ci riporti all’atmosfera di guerra di spie dei tempi di Stalin mi preoccupa molto». Robert Baer è l’ex super agente della Cia che col suo memoir “Dormire con il diavolo. Come Washington ha venduto l’anima per il petrolio dell’Arabia Saudita” ispirò il personaggio interpretato da George Clooney nel film da Oscar Syriana. Esperto d’intelligence, oggi è uno stimato analista tv. Il suo libro più recente “The Fourth Man: The Hunt for a KGB Spy at the Top of the CIA and the Rise of Putin's Russia”, racconta come tre agenti donne incastrarono le talpe insinuatesi nell’agenzia indagando sui loro capi.

Cosa la preoccupa?

«Dal punto di vista della giustizia e dei diritti umani è una buona notizia: sono stati liberati degli innocenti. Ma qui a vincere è anche Vladimir Putin. Le persone liberate non erano spie e lui lo sapeva bene. Gli agenti della Cia in Russia hanno tutti passaporto diplomatico, se scoperti e arrestati vengono sempre liberati dopo poco. Il reporter del Wall Street Journal e gli altri erano dunque ostaggi. Arrestati per calcolo politico, come d’altronde già Brittney Griner. Lo scambio, ahimé, è un semaforo verde per farlo ancora: i russi considerano ormai stranieri e oppositori come merce, sanno che il metodo funziona».

(reuters)

C’erano alternative alla trattativa?

«L’amministrazione Biden ha fatto bene a trattare, quelle persone non si potevano abbandonare. Ma servirebbero risposte più dure delle mere sanzioni. Ma noi, contrariamente alla Russia, siamo uno stato di diritto e non compiamo atti di pirateria arbitraria arrestando innocenti per usarli a turpi scopi. Né abbiamo assassini come Vadim Krasikov, losco figuro che Putin voleva riportare assolutamente a casa, incarcerati altrove».

Perché teneva tanto a Krasikov?

«È l’ennesima dimostrazione della sua impunità. Ha mandato un killer nel cuore dell’Europa e ora ne ottiene la liberazione, simbolicamente, in patria, è un atto potente».

Ci sono pure dissidenti russi. Perché li ha lasciati andare?

«Evidentemente non sono ingombranti al punto di dover essere messi a tacere come Navalny. Fuori dalla Russia, non daranno troppo fastidio».

Poche settimane fa Donald Trump diceva che Biden non sarebbe mai riuscito a riportare a casa Gershkovich e compagni. Che impatto avrà sulle elezioni?

«Nessuno. Quando gli americani vanno alle urne pensano solo all’economia e se ne fregano dei successi in politica estera, di cui il cittadino medio non capisce nulla. Servirà al massimo a gonfiare il petto nei dibattiti e dire che Biden non era poi così debole. Queste operazioni contano altrove. Per ottenerla si sono intrecciate alleanze ed interessi di più paesi, e gli Stati Uniti hanno dimostrato leadership in questa operazione. Alla luce della guerra in Ucraina, poi, è un segno confortante che americani e russi si parlano».

Avrà un impatto su quella guerra?

«Non possiamo sapere se nei patti c’è qualcosa che riguarda Kiev. Che so, una forma di neutralità, l’impedimento del loro accesso alla Nato. Lo scopriremo, forse, solo molto più in là».

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