✕

Medio Oriente, Usa e Ue provano a evitare una guerra regionale. L’Iran convoca gli alleati per decidere la rappresaglia contro Israele

Teheran organizza oggi un vertice. Colpirà dopo lo smacco dell’uccisione di Haniyeh ma l’Occidente prova a spingerla verso una risposta contenuta
2 minuti di lettura

TEL AVIV – L’attacco iraniano ci sarà senza dubbio. Il regime di Teheran non può perdere la faccia davanti al proprio popolo e ai propri alleati nella regione dopo che Israele ha ucciso con un missile il leader politico di Hamas Ismail Haniyeh mentre era in un appartamento della capitale iraniana, invitato a partecipare all’inaugurazione del nuovo presidente Massoud Pezeshkian. Non può lasciare “impunito” un simile smacco. Il problema è capire come lo farà. In simultanea con Hamas e Hezbollah – cui in due giorni Israele ha ucciso rispettivamente il leader politico e il comandante Fuad Shukr, colpito a Beirut – e qualche altro alleato in Siria, Iraq e nel Mar Rosso? E colpendo anche le basi americane? Per evitare che la guerra si trasformi in un conflitto regionale totale, che spinga magari anche altre potenze ad intervenire, in queste ore è corsa alla diplomazia. E in prima linea, segnala il Financial Times, ci sono Stati Uniti e Unione Europea.

…

TEL AVIV – L’attacco iraniano ci sarà senza dubbio. Il regime di Teheran non può perdere la faccia davanti al proprio popolo e ai propri alleati nella regione dopo che Israele ha ucciso con un missile il leader politico di Hamas Ismail Haniyeh mentre era in un appartamento della capitale iraniana, invitato a partecipare all’inaugurazione del nuovo presidente Massoud Pezeshkian. Non può lasciare “impunito” un simile smacco. Il problema è capire come lo farà. In simultanea con Hamas e Hezbollah – cui in due giorni Israele ha ucciso rispettivamente il leader politico e il comandante Fuad Shukr, colpito a Beirut – e qualche altro alleato in Siria, Iraq e nel Mar Rosso? E colpendo anche le basi americane? Per evitare che la guerra si trasformi in un conflitto regionale totale, che spinga magari anche altre potenze ad intervenire, in queste ore è corsa alla diplomazia. E in prima linea, segnala il Financial Times, ci sono Stati Uniti e Unione Europea.

(afp)


Il tentativo americano

Gli Stati Uniti hanno mobilitato nell'area mediorientale 12 navi da guerra, tra cui la portaerei Uss Theodore Roosevelt, come monito verso i nemici di Israele e come deterrente, pronte a intercettare eventuali missili e droni lanciati contro lo Stato ebraico, come già successo il 14 aprile, quando Teheran ha attuato la rappresaglia in seguito all’attacco alla sua ambasciata a Damasco. Ma in contemporanea si muovono sul piano diplomatico.


Ieri Brett McGurk, il funzionario di punta della Casa Bianca per la Casa Bianca, era in Arabia Saudita, e ora si è recato in Egitto. Il segretario di Stato Antony Blinken ha parlato con le sue controparti della Giordania e del Qatar, mentre il ministro della Difesa Lloyd Austin con il collega israeliano Yoav Gallant. “Non pensiamo che una escalation sia inevitabile e non ci sono segnali che sia imminente”, ha detto ieri il portavoce per la Sicurezza nazionale John Kirby, ribadendo l’impegno diplomatico americano per un cessate il fuoco. Il negoziato, però, è ora in alto mare, come spiega Ben Cardin, capo della Commissione Affari esteri del Senato americano: “Haniyeh era uno dei capi negoziatori, e questo rende le cose ancora più difficili nelle trattative sugli ostaggi”. Sul fronte libanese è attivo invece l’inviato Amos Hochstein, che è sicuro del fatto che un minuto dopo un cessate il fuoco a Gaza anche Hezbollah accetterebbe un accordo.


Le mosse europee


Per l’Unione Europea, invece, si è mosso Enrique Mora, uno dei più alti diplomatici, che ha già lavorato ai negoziati sul nucleare e mercoledì era a Teheran per l’inaugurazione di Pezeshkian. Per l’Europa però è vigile anche la Francia, che ha rapporti storici con il Libano, mentre Emmanuel Macron lunedì ha sentito il nuovo presidente iraniano e tiene dunque un filo diretto con Teheran.

Dopo il 14 aprile, le forze aeree israeliane, americane, britanniche e francesi cooperarono con quelle giordane e saudite per bloccare i missili e i droni iraniani. Amman e Riad accetteranno anche stavolta?

Il vertice a Teheran

Intanto funzionari iraniani incontreranno oggi a Teheran rappresentanti dei propri alleati palestinesi (Hamas e Jihad Islamica), libanesi (Hezbollah), iracheni (gruppi della “resistenza”) e yemeniti (Houthi) per discutere i modi della rappresaglia. L’attacco potrebbe essere ritardato di qualche giorno, anche per provocare paura nel nemico, ma dopo lo sciame di droni di aprile l’Iran conosce ora meglio le difese israeliane e le sue vulnerabilità. “L'Iran eseguirà sicuramente l'ordine della Guida Suprema Ali Khamenei di vendicare Haniyeh”, ha detto il presidente del Parlamento di Teheran Mohammad Baqer Qalibaf: "È nostro dovere rispondere al momento giusto e nel posto giusto".

Leggi i commenti