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L’analista Michael Milshtein: “La risposta dell’Iran sarà dura ma calibrata. Meshal? In un certo senso è simile ad Haniyeh, attento alla politica”

(afp)

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“Il capo di Hamas contava ma più di lui pesa Sinwar: verrà rimpiazzato in fretta. L’erede più probabile è Meshal, ma il più pericoloso è al-Hayya, legato a Teheran”, dice il direttore del Forum per gli studi palestinesi al Centro Moshe Dayan di Tel Aviv
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«La risposta dell’Iran e di Hezbollah contro Israele sarà dura e coordinata ma calibrata per non provocare l’escalation totale. E tuttavia il Medio Oriente in questo momento è una polveriera, un minimo errore può farlo esplodere oltre la volontà degli attori in gioco». A parlare è l’israeliano Michael Milshtein, direttore del Forum per gli studi palestinesi al Centro Moshe Dayan di Tel Aviv e attento analista delle strategie di Hamas.

Cosa si aspetta?

«Un lancio di missili e di droni ridotto rispetto all’operazione iraniana di aprile, e non da cinque fronti come allora ma da uno solo. Più ridotto ma anche più preciso. Gli ayatollah sono obbligati a rispondere all’uccisione di Ismail Haniyeh, non tanto perché fossero interessati a lui, ma perché è morto a Teheran, per di più in un palazzo delle Guardie della rivoluzione. Umiliazione enorme».

E Hezbollah?

«Ha parlato il leader, Nasrallah, dicendo che si sta preparando a una guerra vera. Ma ripeto, il punto è l’effetto domino, loro lan…

«La risposta dell’Iran e di Hezbollah contro Israele sarà dura e coordinata ma calibrata per non provocare l’escalation totale. E tuttavia il Medio Oriente in questo momento è una polveriera, un minimo errore può farlo esplodere oltre la volontà degli attori in gioco». A parlare è l’israeliano Michael Milshtein, direttore del Forum per gli studi palestinesi al Centro Moshe Dayan di Tel Aviv e attento analista delle strategie di Hamas.

Cosa si aspetta?

«Un lancio di missili e di droni ridotto rispetto all’operazione iraniana di aprile, e non da cinque fronti come allora ma da uno solo. Più ridotto ma anche più preciso. Gli ayatollah sono obbligati a rispondere all’uccisione di Ismail Haniyeh, non tanto perché fossero interessati a lui, ma perché è morto a Teheran, per di più in un palazzo delle Guardie della rivoluzione. Umiliazione enorme».

E Hezbollah?

«Ha parlato il leader, Nasrallah, dicendo che si sta preparando a una guerra vera. Ma ripeto, il punto è l’effetto domino, loro lanciano missili su Israele, Israele risponde…dove porterà questa azione-reazione nessuno lo può prevedere».

L’invasione israeliana del Libano?

«Per ora non la vedo né probabile né ragionevole».

Cosa succederà dentro Hamas?

«Haniyeh non era un operativo, era più un simbolo, focalizzato su aspetti diplomatici e politici. Il suo impatto sul campo militare era minimo, nullo per quanto riguarda Gaza. Chi decide qualsiasi cosa è Yahya Sinwar. Il vuoto che lascia Haniyeh sarà riempito in fretta».

Stando a nostre informazioni, i tre nomi sul tavolo sono Khaled Meshal, Khalil al-Hayya e Musa Muhammad Abu Marzuq.

«Corretto. Il favorito è Meshal che in un certo senso è simile a Haniyeh, attento alla politica. Il più pericoloso è al-Hayya, è il rappresentante della Striscia nel governo di Hamas a Doha ed è legato a Sinwar. Se il Consiglio della Shura e il politburo eleggeranno lui, Sinwar di fatto diventerà il capo di Hamas».

Al-Hayya, a differenza di Meshal, pare essere è in ottimi rapporti con l’Iran. È così?

«Talmente ottimi che nelle foto del funerale di Haniyeh a Teheran lo si vede dietro a Khamenei. Al-Hayya è l’uomo dell’Iran dentro Hamas. Se lo eleggono, Teheran ne controllerà ancora di più la leadership».

L’Idf ha confermato l’uccisione di Mohammed Deif, capo delle brigate Qassam autrici del massacro del 7 Ottobre.

«La sua eliminazione è molto più impattante di quella di Haniyeh, aveva un’esperienza militare quarantennale ed era carismatico. Va detta una cosa però su Hamas».

Cosa?

«È come se avesse il dna delle lucertole, che se tagli loro la coda dopo poco si riforma. L’ala militare è stata decapitata, ma quella casella sarà occupata a breve, forse dal fratello di Sinwar, Mohammed. In quarant’anni le forze israeliane hanno ucciso molti dei loro leader, incluso il fondatore, eppure riescono sempre a riprendersi».

C’è chi dice che la vera strategia di Netanyahu sia ritardare il negoziato per avere il tempo di eliminare tutti i capi di Hamas.

«Non credo. Anche nel caso riuscissimo a uccidere Sinwar, il premier non potrà proclamare quella vittoria totale di cui parla da mesi, non vedo alcuna volontà o capacità di tenere il controllo di Gaza».

Come cambia la trattativa sul cessate il fuoco?

«L’influenza di Haniyeh sul negoziato era minima perché chi conta è Sinwar, quindi Hamas, presumo, non dichiarerà la chiusura del dialogo. Magari interromperà per qualche giorno. Questo però non significa che sarà più disponibile ad accettare le nuove condizioni poste da Netanyahu alla bozza di accordo, ossia il mantenimento delle truppe israeliane nel corridoio Philadelphi al confine con l’Egitto e nel corridoio Netzarim a metà della Striscia. Di fatto, la situazione è identica a quella di un minuto prima che Haniyeh venisse ucciso».

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