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Da 14 anni due leoni di pietra tolgono il sonno alla polizia cinese: “Un milione di yuan a chi ci dirà dove sono”

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Le due grandi statue sono state rubate dal mausoleo di uno degli imperatori della dinastia Tang. E ritrovarle sembra impossibile. Per questo le autorità hanno offerto, a chi fornirà informazioni sul furto, una ricompensa di un milione di yuan, l’equivalente di 128mila euro
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PECHINO - Svaniti nel nulla. E pensare che pesano due tonnellate l’uno. Da quattordici anni è il furto che toglie il sonno alla polizia cinese. Un mistero irrisolvibile sul quale ora le forze dell’ordine hanno promesso un incentivo a chiunque offra informazioni preziose per ritrovarli: un milione di yuan.

Chi ha rubato i due leoni di pietra dal mausoleo di uno degli imperatori della dinastia Tang?

La ricompensa da un milione (128mila euro) è l’ultima mossa di quella che i giornali cinesi descrivono come “un'indagine epica”: gli investigatori hanno viaggiato per tutti questi anni in lungo e in largo per la Cina, seguito centinaia di piste e condotto decine di migliaia di interrogatori.

Senza risultati finora.

Uno dei furti più misteriosi degli ultimi decenni.

Alti un metro e mezzo, due tonnellate l’uno, i due leoni hanno un valore artistico e storico unico: per più di mille anni hanno fatto la guardia all’ingresso orientale del mausoleo dell’imperatore Suzong, nella contea di Liquan, p…

PECHINO - Svaniti nel nulla. E pensare che pesano due tonnellate l’uno. Da quattordici anni è il furto che toglie il sonno alla polizia cinese. Un mistero irrisolvibile sul quale ora le forze dell’ordine hanno promesso un incentivo a chiunque offra informazioni preziose per ritrovarli: un milione di yuan.

Chi ha rubato i due leoni di pietra dal mausoleo di uno degli imperatori della dinastia Tang?

La ricompensa da un milione (128mila euro) è l’ultima mossa di quella che i giornali cinesi descrivono come “un'indagine epica”: gli investigatori hanno viaggiato per tutti questi anni in lungo e in largo per la Cina, seguito centinaia di piste e condotto decine di migliaia di interrogatori.

Senza risultati finora.

Uno dei furti più misteriosi degli ultimi decenni.

Alti un metro e mezzo, due tonnellate l’uno, i due leoni hanno un valore artistico e storico unico: per più di mille anni hanno fatto la guardia all’ingresso orientale del mausoleo dell’imperatore Suzong, nella contea di Liquan, provincia cinese dello Shaanxi.

"Le sculture in pietra sono le meglio conservate, complete e raffinate tra i 18 mausolei imperiali della dinastia Tang oggi esistenti” affermavano gli esperti ai media nazionali nel 2010.

Nella notte tra il 2 e il 3 aprile di quell’anno è avvenuto il grande colpo.

Come siano stati portati via è l’unica cosa sulla quale finora la polizia ha una certezza: la banda di ladri “ha usato impalcature, catene e un triciclo motorizzato per spostare le pesanti statue”.

Ma chi li ha rubati e dove si trovano ora i leoni?

In questi quattordici anni la polizia ha interrogato 50mila persone, fermato mille sospetti. Nulla.

Nel corso degli anni le ricompense a chi fornisse valide informazioni sono cresciute: 100mila yuan nel 2010, raddoppiati sette mesi dopo.

Pure quattro anni fa, ricorda SixthTone - pubblicazione in inglese del giornale shanghaiese The Paper - la ricompensa venne fissata a un milione.

Ora un nuovo avviso pubblico con la stessa somma: “il che indica che le offerte precedenti non hanno portato ad alcun risultato”.

Per coloro che hanno assistito o partecipato al crimine, “l'avviso offre clemenza, o esenzione dalla pena se si fanno avanti in modo sincero”, scrivono i media cinesi.

Negli ultimi anni le autorità hanno fatto della protezione delle reliquie culturali in luoghi scarsamente popolati e difficili da raggiungere una priorità.

La provincia dello Shaanxi - dove è avvenuto il furto dei leoni - ha emanato una direttiva nel 2020 “che impone ai funzionari di istituire pattuglie regolari e di installare attrezzature di sorveglianza”, ricorda ancora SixthTone.

Furti, o tentativi di furti, che però si verificano ancora.

Nel gennaio di quest’anno Repubblica aveva raccontato la storia della banda di otto tombaroli beccata in flagrante mentre cercava di portarsi via qualche oggetto prezioso dalla tomba di Yixuan, a circa 35 chilometri a nord-ovest di Pechino. Quella non è una tomba qualunque: Yixuan, noto con il titolo di Principe Chun, era il padre del sovrano Guangxu della dinastia Qing e nonno di Puyi, l’ultimo imperatore della Cina.

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