Il caso Haniyeh scuote l’Iran: 24 arresti tra agenti e militari. Missili dal Libano su Israele
dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliTEL AVIV — Nell’attesa della rappresaglia iraniana contro Israele, continua a circondarsi di mistero l’episodio che ha provocato l’ultima drammatica crisi tra i due Paesi, ovvero l’uccisione del leader di Hamas Ismail Haniyeh avvenuta mercoledì in un appartamento di Teheran.
In Iran è scattata una maxi-operazione che ha portato a decine di arresti per punire i responsabili del clamoroso buco nella sicurezza: ufficiali di intelligence, militari e personale della guesthouse dove si è consumato l’attentato.
Almeno 24 persone, sostiene il New York Times, che ha ricostruito quanto successo dopo l’esplosione – con l’irruzione degli agenti della sicurezza nel complesso – grazie alle rivelazioni di due fonti a conoscenza dell’indagine.
Il mistero rimane su come sia stato compiuto l’assassinio.
La versione ufficiale dei Pasdaran è quella di «un proiettile a corto raggio con una testata da 7 chili, che ha provocato una potente esplosione all’esterno dell’appartamento».
Funzionari del regime cit…
TEL AVIV — Nell’attesa della rappresaglia iraniana contro Israele, continua a circondarsi di mistero l’episodio che ha provocato l’ultima drammatica crisi tra i due Paesi, ovvero l’uccisione del leader di Hamas Ismail Haniyeh avvenuta mercoledì in un appartamento di Teheran.
In Iran è scattata una maxi-operazione che ha portato a decine di arresti per punire i responsabili del clamoroso buco nella sicurezza: ufficiali di intelligence, militari e personale della guesthouse dove si è consumato l’attentato.
Almeno 24 persone, sostiene il New York Times, che ha ricostruito quanto successo dopo l’esplosione – con l’irruzione degli agenti della sicurezza nel complesso – grazie alle rivelazioni di due fonti a conoscenza dell’indagine.
Il mistero rimane su come sia stato compiuto l’assassinio.
La versione ufficiale dei Pasdaran è quella di «un proiettile a corto raggio con una testata da 7 chili, che ha provocato una potente esplosione all’esterno dell’appartamento».
Funzionari del regime citati dal quotidiano britannico Telegraph sostengono invece che il Mossad, il servizio di intelligence israeliano, abbia reclutato agenti delle Guardie rivoluzionarie iraniane che avrebbero piazzato tre bombe nelle stanze. L’ordigno sarebbe poi stato fatto detonare dall’estero.
Il piano originale, sempre secondo questa versione, era di uccidere Haniyeh a maggio, ai funerali dell’ex presidente Ebrahim Raisi, ma non se ne era fatto più nulla perché in quel momento l’edificio era troppo affollato.
Il giallo rimane: sono gli iraniani che vogliono coprire il proprio fallimento accreditando la teoria del missile, o gli israeliani che diffondono quella della bomba per rimarcare le falle nella sicurezza iraniana e terrorizzare i leader nemici?
Comunque sia andata, è stata un’umiliazione che ora l’Iran promette di vendicare in modi mai visti prima.
In Israele cresce la paura. Quando arriverà l’attacco?
Tutti pensano questo weekend. Ma fonti di intelligence occidentali hanno detto a Sky News Arabia che l’Iran starebbe pensando a Tisha B’Av, tra il 12 e il 13 agosto, giorno di lutto per gli ebrei. E anche in Libano l’allerta è massima, con Usa e Regno Unito che chiedono ai propri cittadini di lasciare il Paese. Nella notte Hezbollah ha lanciato decine di missili sul Nord di Israele, per la maggior parte intercettati.
«I nemici delle nazioni musulmane, specialmente la banda criminale e terroristica del regime sionista e i suoi sostenitori, devono aspettarsi la sacra ira e la dura vendetta dei Mujaheddin di vari fronti di resistenza nella regione», ha avvertito il comandante dei Guardiani della rivoluzione Hossein Salami.
Si avvicina dunque l’escalation militare, oltre a quella verbale, e continuano scontri e bombardamenti.
Nell’attacco lanciato oggi da Israele con un drone contro un’autovettura nel Sud del Libano è rimasto ucciso il comandante di Hezbollah Ali Nazih Abd Ali.
Mentre a Tulkarem, in Cisgiordania, l’Idf ha lanciato due missili contro un’autovettura uccidendo cinque persone, tra cui un capo locale di Hamas.
Intanto, passato il clamore dell’eliminazione di Haniyeh, il premier Benjamin Netanyahu torna al centro delle polemiche.
Secondo quanto riportato da Channel 12, durante il loro incontro a Washington la scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Joe Biden gli avrebbe detto: «Smettila di prendermi in giro».
Lo sfogo sarebbe avvenuto dopo che Netanyahu aveva riferito che Israele stava portando avanti i negoziati per un accordo sul cessate il fuoco con Hamas e sulla liberazione con gli ostaggi.
Lo stesso tema che avrebbe portato ormai ai ferri corti, sempre secondo ricostruzioni di media israeliani, da una parte il premier e dall’altra il ministro della Difesa Yoav Gallant e il capo dell’esercito Herzi Halevi, che Netanyahu avrebbe anche minacciato di licenziare.
L’accordo rimane lontano.
I colloqui del Cairo, a cui hanno preso di nuovo parte ieri i capi del Mossad e dell’agenzia di sicurezza interna Shin Bet, David Barnea e Ronen Bar, non hanno portato ad alcuna svolta. Provocando ancora l’ira delle famiglie degli ostaggi.