Morte di Haniyeh, nuove rivelazioni e dubbi: dalle tre bombe alla complicità dei pasdaran iraniani con il Mossad
dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliTEL AVIV – È con la complicità di uomini del governo iraniano che Israele avrebbe piazzato la bomba che ha ucciso, in un appartamento di Teheran, il leader di Hamas Ismail Haniyeh. La rivelazione del quotidiano britannico Telegraph, che cita due funzionari iraniani, aggiunge mistero a un’operazione che supera la fantasia di una spy story. Il Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana, si sarebbe infatti servito di agenti delle Guardie rivoluzionarie iraniane, i pasdaran, per collocare gli esplosivi nella guesthouse di Teheran dove alloggiava il capo di Hamas, arrivato per presenziare alla cerimonia di inaugurazione del nuovo presidente, Massoud Pezeshkian.
Le tre bombe e l’aiuto dei Pasdaran
Il Telegraph aggiunge tre dettagli finora inediti. Il primo è che il piano iniziale era di assassinare Haniyeh quando si trovava a Teheran a fine maggio per il funerale del presidente iraniano Ebrahim Rais…
TEL AVIV – È con la complicità di uomini del governo iraniano che Israele avrebbe piazzato la bomba che ha ucciso, in un appartamento di Teheran, il leader di Hamas Ismail Haniyeh. La rivelazione del quotidiano britannico Telegraph, che cita due funzionari iraniani, aggiunge mistero a un’operazione che supera la fantasia di una spy story. Il Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana, si sarebbe infatti servito di agenti delle Guardie rivoluzionarie iraniane, i pasdaran, per collocare gli esplosivi nella guesthouse di Teheran dove alloggiava il capo di Hamas, arrivato per presenziare alla cerimonia di inaugurazione del nuovo presidente, Massoud Pezeshkian.
Le tre bombe e l’aiuto dei Pasdaran
Il Telegraph aggiunge tre dettagli finora inediti. Il primo è che il piano iniziale era di assassinare Haniyeh quando si trovava a Teheran a fine maggio per il funerale del presidente iraniano Ebrahim Raisi, morto in un incidente di elicottero: un'operazione che sarebbe stata annullata a causa del gran numero di persone presenti nell'edificio e dell’alta possibilità di fallimento. Il secondo è che gli agenti hanno scelto di piazzare gli esplosivi in tre diverse stanze del complesso residenziale, e poi hanno lasciato l'Iran. Le fonti citate nel rapporto consultato dal Telegraph affermano che i filmati di sorveglianza li mostrano muoversi discretamente da una stanza all'altra. Infine, terzo dettaglio: le bombe sarebbero state fatte quindi azionate dall'estero.
"Sono ormai certi che il Mossad abbia ingaggiato agenti dell'unità di sicurezza Ansar al-Mahdi", ha dichiarato al giornale un funzionario delle Guardie rivoluzionarie islamiche, riferendosi a un'unità della sua stessa organizzazione che è incaricata di proteggere gli alti funzionari. "È un'umiliazione per l'Iran e un'enorme violazione della sicurezza. Tutti si chiedono ancora come sia potuto accadere, non riesco a capirlo", ha commentato un ufficiale. Davanti a questo scenario, il governo iraniano ha eseguito un’ondata di arresti. Secondo il New York Times, che ha citato due fonti iraniane a conoscenza delle indagini, oltre 24 persone sono state fermate, tra cui "alti ufficiali dell'intelligence, ufficiali militari e personale" legati al luogo dell'assassinio, la residenza gestita appunto dai Guardiani della Rivoluzione nel nord di Teheran.
I dubbi
Non tutti però sono convinti della versione della bomba. Tre persone che erano presenti nel palazzo di Teheran in cui è stato ucciso Haniyeh – uno di loro era in una delle stanze accanto – hanno dichiarato a Middle East Eye che a colpirlo è stato un missile.
E anche Georges Malbrunot, specialista del Medio Oriente per Le Figaro, riporta i dubbi di un agente dell’intelligence francese, al quale sembra più plausibile lo scenario dell’attacco missilistico e che dietro la teoria della bomba vede il tentativo di mettere pressione agli altri leader di Hamas, con questo messaggio: “Vi uccideremo ovunque voi siate”.
La risposta iraniana
Proprio quella sensazione di umiliazione è benzina sul fuoco della rabbia di Teheran, e sta spingendo l’Iran a decidere una rappresaglia più dura di quella del 13 aprile, quando oltre 300 droni e missili furono lanciati verso Israele per vendicare l’attentato all’ambasciata a Damasco in cui perse la vita il generale Mohammad Reza Zahedi. Stavolta, ad esempio, Teheran non ha intenzione di annunciare quando lancerà l’attacco, come fece invece in quell’occasione proprio per preparare i nemici alla risposta e rendere meno gravi i danni, accontentandosi della spettacolarità dell’azione e della paura generata nella popolazione.