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Usa, il dibattito televisivo è già una rissa. Trump insulta Harris: “È una stupida”

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Il candidato repubblicano attacca la rivale dem a un mese dal primo dibattito in Tv. Il confronto si preannuncia infuocato fin dall’organizzazione: doveva essere sulla ABC, il prossimo 10 settembre, ma Trump non ci sta e si dice disposto al confronto, invece, solo sulle frequenze “amiche” di Fox News
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NEW YORK — «Il dibattito si farà, ma non su Abc il 10 settembre. Dopo il ritiro di Biden gli accordi non valgono più. Sarà il 4, su Fox, oppure nulla».

Donald Trump cancella il confronto fra candidati previsto il 10 settembre sulla rete commerciale di proprietà della Disney. Rilanciando, sì, ma sul terreno a lui amico. Risponde così alla provocazione avanzata da Kamala Harris martedì scorso, durante il suo primo comizio elettorale, dove ha insinuato che il tycoon ha paura di incontrarla: «Perché non veni a dirmi in faccia quel che pensi?».

Così Trump prova a dettare nuove regole.

Il confronto ci sarà, assicura sul social network Truth. Ma in altra data e sulla rete a lui alleata: «Se Kamala ha altri impegni, interverrò col format Town Hall», cioè rispondendo a domande del pubblico.

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NEW YORK — «Il dibattito si farà, ma non su Abc il 10 settembre. Dopo il ritiro di Biden gli accordi non valgono più. Sarà il 4, su Fox, oppure nulla».

Donald Trump cancella il confronto fra candidati previsto il 10 settembre sulla rete commerciale di proprietà della Disney. Rilanciando, sì, ma sul terreno a lui amico. Risponde così alla provocazione avanzata da Kamala Harris martedì scorso, durante il suo primo comizio elettorale, dove ha insinuato che il tycoon ha paura di incontrarla: «Perché non veni a dirmi in faccia quel che pensi?».

Così Trump prova a dettare nuove regole.

Il confronto ci sarà, assicura sul social network Truth. Ma in altra data e sulla rete a lui alleata: «Se Kamala ha altri impegni, interverrò col format Town Hall», cioè rispondendo a domande del pubblico.

Un tentativo di ribaltare il tavolo, insomma, proponendo perfino il terreno, l’ambita Pennsylvania, decisiva per la vittoria. E pure i moderatori: Bret Baier – ex capo dei corrispondenti di Fox alla Casa Bianca – e Martha MacCallum. E ancora, chiedendo la presenza del pubblico, assente al dibattito con Biden, quando i dem imposero la sala vuota per non distrarre l’anziano presidente.

Poi, non pago, è andato all’attacco: «Qualcuno ha notato che non rilascia interviste? È una stupida incapace di parlare senza il gobbo. Ha paura di dibattere con me».

«Chi ha paura è lui, che corre da Fox per salvarsi», ironizza Michael Tyler, direttore delle comunicazioni di Harris. «Cerca di svicolare da quanto ha già accettato». Suggerendo che lei, invece, manterrà i patti con la Abc: «In un modo o nell’altro sarà lì. Coglierà l’opportunità di parlare alla nazione in prima serata». Un duello, insomma ci sarà, ma c’è il rischio che avvenga a distanza.

La candidata dem, in queste ore, è distratta da ben altre incombenze, impegnata nei colloqui coi potenziali vice nella residenza del Naval Observatory.

Una shortlist con sei nomi: il governatore del Kentucky Andy Beshear, quello dell’Illinois JB Pritzker, il collega della Pennsylvania Josh Shapiro – dato per favorito dai media - e il governatore del Minnesota Tim Walz. Poi il senatore Mark Kelly dell’Arizona, anche lui un nome alto nella lista. E il ministro dei trasporti Pete Buttigieg. L’annuncio della scelta è atteso a breve.

Trump, si lamenta anche del “rimpasto” dem, da lui già definito «colpo di stato». Pur dicendosi «totalmente pronto ad accettare Harris» come avversaria ufficiale.

«Ho speso centinaia di milioni di dollari contro Joe. Ma quando l’ho battuto al dibattito hanno messo un nuovo candidato sul ring». Certo, confrontarsi con Kamala non gli è gradito.

Grazie alla sua formazione di pubblico ministero e poi di procuratrice generale, la dem è particolarmente abile nelle dispute e lo ha già dimostrato in passato.

Nel 2019, al primo match delle primarie democratiche, ad esempio, assestò un colpo basso a Joe Biden: «Non è razzista» gli disse: «Ma non dimentico che, negli anni 70, collaborasti con senatori segregazionisti, opponendoti al “busing”». Ovvero ai pullman scolastici che portavano i bambini da un quartiere all’altro favorendo l’integrazione etnica nelle scuole. «C’era una bambina in California che fu fra le prime a salire su quei bus - aggiunse -. Ero io». Una stoccata ben assestata e studiata, giacché la foto di Kamala da piccola divenne subito virale. Servì molta diplomazia per sanare con Biden, ci era rimasto molto male.

Poi, nell’ottobre 2020, Harris “stese” pure Mike Pence, numero due di Trump, durante il dibattito dei vice. Per strategia, all’inizio incassò: i consiglieri le avevano raccomandato di tenere a freno la lingua per non sembrare una “nasty black woman”, una donna nera arrabbiata, percepibile dal pubblico bianco come una in cerca di rivalsa.

Poi, però, interrotta più volte, gelò l’avversario con un semplice ma fermo: «I am speaking», sto parlando, accompagnato pure dal gesto di stop con la mano. Facendo sembrare un prevaricatore il pur pacato repubblicano.

Ora, la nuova sfida è aperta. E non mancheranno i colpi bassi.

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