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La provocazione di due accademici: il matematico di talento che ha pubblicato 12 articoli scientifici in realtà è un gatto

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Su Google Scholar, una popolare piattaforma dedicata alla letteratura scientifica, anche un gatto può diventare uno stimato accademico. Lo hanno dimostrato due ricercatori americani, attraverso una scherzosa – e pungente – provocazione
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LONDRA - A leggere il suo profilo online su Google Scholar, Larry Richardson è un giovane e stimato accademico angloamericano.

Matematico di talento, negli ultimi quattro anni ha pubblicato 12 articoli scientifici sulla piattaforma online del gigante di Mountain View e ben 11 sono stati citati da altri professori o ricercatori.

La sua carriera sembra davvero promettente. Peccato però che, dietro l’insospettabile curriculum di Larry Richardson, ci sia un gatto.

Non siamo di fronte a un animale dai poteri straordinari. E non si tratta nemmeno di una truffa.

Il profilo è stato creato, invece, da due accademici - Reese Richardson e Nick Wise – con l’intento di dimostrare una tendenza inquietante nel mondo della ricerca e dei suoi paper: sembra infatti facilissimo, online, costruirsi una reputazione scientifica fasulla.

Richardson è un ricercatore della Northwestern University negli Stati Uniti. E anche il nipote di una signora che possiede un gatto di nome Larry. Wise, invece, è ricerca…

LONDRA - A leggere il suo profilo online su Google Scholar, Larry Richardson è un giovane e stimato accademico angloamericano.

Matematico di talento, negli ultimi quattro anni ha pubblicato 12 articoli scientifici sulla piattaforma online del gigante di Mountain View e ben 11 sono stati citati da altri professori o ricercatori.

La sua carriera sembra davvero promettente. Peccato però che, dietro l’insospettabile curriculum di Larry Richardson, ci sia un gatto.

Non siamo di fronte a un animale dai poteri straordinari. E non si tratta nemmeno di una truffa.

Il profilo è stato creato, invece, da due accademici - Reese Richardson e Nick Wise – con l’intento di dimostrare una tendenza inquietante nel mondo della ricerca e dei suoi paper: sembra infatti facilissimo, online, costruirsi una reputazione scientifica fasulla.

Richardson è un ricercatore della Northwestern University negli Stati Uniti. E anche il nipote di una signora che possiede un gatto di nome Larry. Wise, invece, è ricercatore associato a Cambridge, in Inghilterra.

Come racconta il Times, l’idea a Richardson e Wise è giunta dopo aver intercettato su Facebook qualche tempo fa alcuni annunci che promettevano a giovani accademici di costruire un brillante curriculum online, dietro il pagamento di una somma, gonfiando la reputazione e dunque l’influenza sulle piattaforme online.

I due hanno voluto “testare” il sistema, per capire quanto sia facile ingannare gli studiosi e gli altri colleghi nel mondo di oggi ultratecnologico.

E così i due amici hanno prima scritto dei paper scientifici con citazioni fasulle e senza alcun filo conduttore sfruttando un software, poi li hanno caricati sulla piattaforma social per studiosi ResearchGate.

Secondo il Times, Google Scholar ha presto riconosciuto come legittimi e genuini gli studi fake caricati, citazioni incluse. Così Richardson e Wise hanno rincarato la dose, creando altri 12 paper fake a nome Larry Richardson, il gatto della nonna di Reese, e altri 12 di altri fantomatici autori che citavano ogni opera di Larry.

Google Scholar non ne ha riconosciuto solamente uno, ma tutti gli altri sì.

E così persino un gatto ha ricevuto ben 132 singole citazioni scientifiche sulla piattaforma.

Peccato che fossero tutte false.

“Purtroppo il campo scientifico è diventato talmente competitivo da incentivare servizi che offrono di riciclare la reputazione degli accademici e di sfruttare la loro disperazione in cerca di un lavoro e promozioni” ha “dichiarato” Richardson al quotidiano inglese, che ha anche interpellato Google Scholar senza però ricevere risposta.

“Questa situazione è così ridicola che abbiamo voluto portare l’attenzione sul tema con uno stratagemma ancora più assurdo”.

Usando il gatto Larry, ma non quello di Downing Street.

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