Bangladesh, svolta dopo le proteste. La premier Hasina in fuga e il governo militare esclude gli studenti
di Chiara NardinocchiUn giorno storico per il Bangladesh, che ieri con un colpo di scena ha visto la sua prima ministra Sheikh Hasina dimettersi e fuggire in India lasciandosi alle spalle una folla inferocita che ha preso d’assalto la sua abitazione, non risparmiando luoghi e simboli del potere.
Bangladesh, i manifestanti assaltano la statua del padre della premier Hasina
Dopo un mese di manifestazioni represse nel sangue, ci sono voluti 300 morti, più di 11mila arresti e una marcia sulla capitale per vincere l’ostinazione della premier 76enne, che per settimane è rimasta a guardare mentre le proteste contro la legge che assegna quote di posti pubblici ai discendenti dei combattenti per l’Indipendenza, crescevano per intensità e partecipazione.
Un giorno storico per il Bangladesh, che ieri con un colpo di scena ha visto la sua prima ministra Sheikh Hasina dimettersi e fuggire in India lasciandosi alle spalle una folla inferocita che ha preso d’assalto la sua abitazione, non risparmiando luoghi e simboli del potere.
Bangladesh, i manifestanti assaltano la statua del padre della premier Hasina
Dopo un mese di manifestazioni represse nel sangue, ci sono voluti 300 morti, più di 11mila arresti e una marcia sulla capitale per vincere l’ostinazione della premier 76enne, che per settimane è rimasta a guardare mentre le proteste contro la legge che assegna quote di posti pubblici ai discendenti dei combattenti per l’Indipendenza, crescevano per intensità e partecipazione.
Alla fine la figlia di Sheikh Mujibur Rahman, uno degli “eroi” del Bangladesh indipendente e protagonista di una delle statue prese di mira dai manifestanti, ha dovuto fare i conti con una generazione che chiede un governo lontano dalle dinamiche familistiche che negli ultimi decenni hanno caratterizzato i partiti al potere, tra cui l’Awami League di Hasina. Non è bastato il miracolo economico, con aumenti del Pil a ritmi del 6 e 7% annuo, per sedare il malcontento di una società sempre più iniqua e corrotta.
I leader di Students Against Discrimination, il movimento che ha dato il via alle proteste, sono tutti universitari con un obiettivo chiaro: scardinare la storia del Paese, o meglio, evitare che nei palazzi del potere siedano volti noti dal passato ingombrante.
«Il coraggio degli studenti è un potente promemoria del ruolo che i giovani svolgono nel plasmare una società giusta ed equa - sottolinea Farah Kabir, country director di ActionAid Bangladesh -. Sebbene siamo profondamente preoccupati per la situazione, speriamo che questa transizione politica, guidata dai nostri giovani, serva da catalizzatore per un cambiamento positivo».
Al momento le forze in campo stanno di fatto escludendo gli studenti dal post-Hasina. Il capo dell’esercito Waker-Uz-Zaman, in un messaggio alla nazione, ha ribadito il suo impegno nel dialogare con il presidente Mohammed Shahabuddin e le diverse forze politiche per formare un governo ad interim capace di «riportare la pace» in un Paese che «ha molto sofferto e in cui molte persone sono state uccise».
Ma gli studenti non ci stanno. «Nessun governo ad interim sostenuto dai militari può essere formato senza consultare la rappresentanza dei cittadini e degli studenti - afferma Asif Mahmud, portavoce del movimento -. Nessun complice o beneficiario del fascismo potrà partecipare a questo governo».
Al momento non è chiaro cosa accadrà nell’immediato. «L’Unione Europea chiede calma - scrive in una nota a l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell -: sia assicurata una transizione ordinata e pacifica verso un governo eletto nel pieno rispetto dei diritti umani e dei principi democratici».