Perché l’Iran ha promesso un attacco contro Israele: dalla strage di Majdal Shams all’omicidio di Haniyeh
a cura della redazione EsteriL’Iran e Israele sono sull’orlo di una guerra aperta e diretta come mai accaduto negli ultimi 40 anni. La Repubblica Islamica ha promesso una riposta dura e dolorosa all’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, alleato del’Iran e amico personale di Khamenei. Ma come si è arrivati a questo punto? Ecco una scheda per capire le ragioni del conflitto che di rischia di deflagrare.
L’attacco a Israele e i massacri a Gaza
Dopo il pogrom del 7 ottobre, Israele ha avviato una campagna militare contro Hamas a Gaza che è costata la vita a quasi 40mila palestinesi finora, in gran parte donne e bambini. Le autorità israeliane e l’esercito sostengono che le capacità militari del gruppo armato palestinese siano state pesantemente degradate. Il vice di Hamas a Gaza, Mohammad Deif, considerato uno delle menti del massacro del 7 ottobre, è stato ucciso. Ma il suo capo, Yahya Sinwar, è ancora vivo e si nasconde nei tunnel. I miliziani sono ancora capaci di colpire i battagli…
L’Iran e Israele sono sull’orlo di una guerra aperta e diretta come mai accaduto negli ultimi 40 anni. La Repubblica Islamica ha promesso una riposta dura e dolorosa all’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, alleato del’Iran e amico personale di Khamenei. Ma come si è arrivati a questo punto? Ecco una scheda per capire le ragioni del conflitto che di rischia di deflagrare.
L’attacco a Israele e i massacri a Gaza
Dopo il pogrom del 7 ottobre, Israele ha avviato una campagna militare contro Hamas a Gaza che è costata la vita a quasi 40mila palestinesi finora, in gran parte donne e bambini. Le autorità israeliane e l’esercito sostengono che le capacità militari del gruppo armato palestinese siano state pesantemente degradate. Il vice di Hamas a Gaza, Mohammad Deif, considerato uno delle menti del massacro del 7 ottobre, è stato ucciso. Ma il suo capo, Yahya Sinwar, è ancora vivo e si nasconde nei tunnel. I miliziani sono ancora capaci di colpire i battaglioni israeliani nella Striscia e di lanciare razzi verso Israele.
Diversi analisti ritengono che dopo 9 mesi di guerra l’obiettivo fissato da Netanyahu – sradicare Hamas da Gaza – non sia stato raggiunto. Nella Striscia, inoltre, restano prigionieri degli islamisti più di 100 ostaggi israeliani. I negoziati per un cessate il fuoco sono in stallo.
Il ruolo dell’Iran e di Hezbollah
L’Iran sostiene Hamas e attraverso Hezbollah, movimento paramilitare libanese che siede in Parlamento, ha ingaggiato una guerra di attrito ai confini Nord di Israele per tenere impegnato l’esercito e dare man forte ad Hamas. Da 9 mesi Hezbollah e Israele si scambiano colpi lungo la cosiddetta linea blu tra Libano e Israele, con intensità crescente. Il 27 luglio un razzo sparato dal Sud del Libano ha colpito la cittadina di Majdal Shams, sulle alture del Golan, territorio siriano annesso da Israele. Sono morti 12 bambini drusi. Israele ha incolpato Hezbollah per la strage, ma il movimento ha negato responsabilità nell’attacco. La versione più probabile è che un razzo sparato da Hezbollah o da altri gruppi presenti nel Sud del Libano, sia caduto per errore sopra il campo di calcetto.
La strage dei drusi e l’omicidio di Haniyeh
Dopo Majdal Shams Israele ha promesso vendetta e in due diverse operazioni ha ucciso il numero 3 di Hezbollah, Fuad Shukr, nel quartiere Sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, a Dahieh, e il capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, a Teheran, capitale dell’Iran. L’assassinio di Haniyeh, che era ospite in una residenza presidenziale sorvegliata dai Guardiani della Rivoluzione, ha scioccato le autorità iraniane dimostrando la vulnerabilità dei servizi di sicurezza e delle istituzioni del Paese. Gli iraniani hanno denunciato la violazione della loro sovranità e integrità territoriale, ma il colpo ha avuto anche un forte valore simbolico: Haniyeh era ospite della Repubblica Islamica e il suo omicidio indebolisce agli occhi degli alleati regionali – una rete di milizie e proxies che va dal Libano allo Yemen – la capacità di Teheran di garantire protezione ai loro leader.
La reazione iraniana
Le autorità iraniane hanno promesso una ritorsione che sarà dura e mirata a infliggere danni a Israele. Il 13 aprile scorso c’era già stato uno scambio a fuoco diretto tra Iran e Israele, il primo in 3 decenni di guerra ombra – indiretta tra i due Paesi. Dopo il bombardamento del consolato iraniano in Siria, Teheran aveva attaccato Israele con oltre 300 tra missili e droni, la gran parte intercettati grazie all’intervento degli Stati Uniti, della Francia, della Gran Bretagna e di altri stati arabo-sunniti come la Giordania a fianco di Israele. In quella occasione l’Iran aveva scambiato messaggi indiretti con gli Usa per evitare conseguenze troppo pesanti dell’attacco. Questa volta gli iraniani sembrano intenzionati a non adottare questo genere di misure di garanzia anche se ripetono di non volere una escalation che porti a una guerra totale con Israele.
Israele ha già annunciato che risponderà a qualsiasi attacco sul suo territorio. Gli americani hanno schierato caccia e navi di rinforzo in Medio Oriente per aiutare Israele a difendersi ma Biden ha anche chiesto a Netanyahu di non rispondere ulteriormente a un possibile attacco dell’Iran per non innescare una spirale di guerra che gli Stati Uniti vogliono a tutti i costi scongiurare.