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L’Iran muove i missili e prepara l’attacco. Nasrallah minaccia Haifa

(afp)

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L’intelligence Usa: “Teheran ha spostato le piattaforme di lancio dei razzi”. Il capo di Hezbollah: “Israele fa bene a temere”. Diplomazie a lavoro per frenare l’escalation. Putin media con Khamenei
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TEL AVIV – Il conto alla rovescia è iniziato da giorni, ma solo l’Iran sa quando si concluderà. Il Medio Oriente aspetta la rappresaglia di Teheran contro Israele e si raccolgono indizi e voci, quasi fosse un’arte divinatoria, per capire quando arriverà. Funzionari statunitensi hanno dichiarato al Wall Street Journal di aver visto l’Iran spostare postazioni dei lanciamissili e condurre esercitazioni militari dal fine settimana. Dunque ora sono pronti? Per la Cnn gli Usa si aspettano un attacco «nei prossimi giorni, anche se non è chiaro se sarà coordinato insieme a Hezbollah», e c’è chi fa notare che la finestra potrebbe aprirsi dopo il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, che si riunisce mercoledì 7 agosto a Jedda per discutere proprio di Iran e Palestina.

TEL AVIV – Il conto alla rovescia è iniziato da giorni, ma solo l’Iran sa quando si concluderà. Il Medio Oriente aspetta la rappresaglia di Teheran contro Israele e si raccolgono indizi e voci, quasi fosse un’arte divinatoria, per capire quando arriverà. Funzionari statunitensi hanno dichiarato al Wall Street Journal di aver visto l’Iran spostare postazioni dei lanciamissili e condurre esercitazioni militari dal fine settimana. Dunque ora sono pronti? Per la Cnn gli Usa si aspettano un attacco «nei prossimi giorni, anche se non è chiaro se sarà coordinato insieme a Hezbollah», e c’è chi fa notare che la finestra potrebbe aprirsi dopo il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, che si riunisce mercoledì 7 agosto a Jedda per discutere proprio di Iran e Palestina.

Ieri ha parlato intanto lo stesso leader del movimento libanese, Hassan Nasrallah, sostenendo che rispondere allo Stato ebraico è un obbligo, «quali che siano le conseguenze». Dopo l’affronto dell’uccisione del capo di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran arriverà una rappresaglia «forte ed efficace» in cui Hezbollah agirà da sola o «nel contesto di una risposta unitaria» da parte di tutti gli alleati dell’“Asse della resistenza”: «Risponderemo, con l’Iran e gli Houti. I Paesi arabi si sveglino, il nemico si batte senza linee rosse – ha detto Nasrallah –. È Israele che ha scelto l’escalation. I suoi aerei sorvolano Beirut per spaventare le persone riunite per la cerimonia (per l’uccisione del comandante Fuad Shukr, avvenuta una settimana fa, ndr), ma ha paura di noi e fa bene. L’attesa di una settimana è parte della punizione, parte della risposta, della battaglia. Gli abitanti di Haifa si preparino a ogni scenario».

Lo scontro

Parole incendiarie che seguono il fuoco incrociato tra le due parti: Hezbollah ha registrato la morte di quattro miliziani in un raid di Israele a Maifadoun (tra loro Amin Badr al-Din, nipote di un ex comandante che venne accusato di aver ucciso il premier libanese Rafik Hariri), e ha risposto con una raffica di droni e missili: ma i sette feriti israeliani su un’autostrada del Nord sono stati causati, ha ammesso l’Idf, da un razzo intercettore malfunzionante dello stesso Stato ebraico sparato per fermare i droni.

Tra gli obiettivi della rappresaglia ci dovrebbe essere anche Tel Aviv, secondo il quotidiano filo-Hezbollah Al-Akhbar, ma non si sa se l’obiettivo sarà una base militare nell’area o i residenti stessi della città. Il tema di quali bersagli saranno colpiti è cruciale per capire quale sarà la contro-risposta di Israele.

Le mosse russe

Sulla questione si sarebbe mosso anche Vladimir Putin, secondo la Reuters. Tramite il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergei Shoigu, che lunedì 4 agosto è stato a Teheran, il capo del Cremlino avrebbe consegnato un messaggio all’ayatollah Ali Khamenei: date una risposta moderata e non attaccate i civili. Sarebbe una delle tante pressioni diplomatiche fatte nell’ultima ora per scongiurare il disastro di una guerra regionale totale. Il presidente americano Joe Biden ha infatti avuto colloqui telefonici con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Giorgia Meloni ha parlato con il re di Giordania Abdallah II esprimendo la speranza che il conflitto non si allarghi e vengano evitate iniziative che allontanano il dialogo. Mentre il ministro degli Esteri Tajani ha sentito i colleghi di Giordania ed Egitto.

Nei territori palestinesi la situazione rimane tragica. In Cisgiordania l’esercito israeliano ha ucciso almeno undici persone, mentre fa clamore il rapporto della ong B’tselem su «abusi e torture» praticati nelle carceri israeliane nei confronti dei palestinesi.

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