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Razzismo: la battaglia d’Inghilterra

L'assalto all'hotel di migranti a Rotherham - Hollie Adams (reuters)

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Reportage da Rotherham, al centro degli scontri che negli ultimi giorni infiammano il Regno Unito
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ROTHERHAM – Usciti dalla stazione di Rotherham, si tira un sospiro di sollievo. Sulla mappa della città qualcuno ha attaccato un adesivo: “Racists not welcome”. Ma poco dopo ecco il cuore di tenebra di questa graziosa cittadina del South Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra.

Foto di Antonello Guerrera 

Il nostro tassista, Muhanad, è di origine turca. A un incrocio tre ragazzini bianchi in tuta, di neanche 16 anni, lo indicano. Lo puntano. Ma il semaforo diventa verde e, mentre ci allontaniamo, uno prende a calci una centralina dell’elettricità. «Da queste parti il razzismo c’è sempre stato, ma prima era più subdolo. Ora invece questi ragazzini della working class, e i loro genitori ignoranti, te lo sbattono in faccia». Poco dopo, nel centro storico non lontano dalla vecchia stazione dei bus dove Mario Monicelli girò una scena di La ragazza con la pistola con Monica Vitti, due adolescenti bi…

ROTHERHAM – Usciti dalla stazione di Rotherham, si tira un sospiro di sollievo. Sulla mappa della città qualcuno ha attaccato un adesivo: “Racists not welcome”. Ma poco dopo ecco il cuore di tenebra di questa graziosa cittadina del South Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra.

Foto di Antonello Guerrera 

Il nostro tassista, Muhanad, è di origine turca. A un incrocio tre ragazzini bianchi in tuta, di neanche 16 anni, lo indicano. Lo puntano. Ma il semaforo diventa verde e, mentre ci allontaniamo, uno prende a calci una centralina dell’elettricità. «Da queste parti il razzismo c’è sempre stato, ma prima era più subdolo. Ora invece questi ragazzini della working class, e i loro genitori ignoranti, te lo sbattono in faccia». Poco dopo, nel centro storico non lontano dalla vecchia stazione dei bus dove Mario Monicelli girò una scena di La ragazza con la pistola con Monica Vitti, due adolescenti bianche offendono il gestore di un ristorante indiano, il Grill Saj, e scappano su un Uber.

“Se tollerate questo, i vostri bambini saranno i prossimi”, cantavano i Manic Street Preachers. Buona parte dei 750 facinorosi che domenica sera hanno assaltato un hotel di migranti nel vicino villaggio di Watt e ricoperto i poliziotti di feci e urina, erano proprio ragazzini. Almeno tre sono stati arrestati e incriminati per gli scontri, insieme agli adulti, una decina in tutto. Uno di questi ultimi ha reagito in tribunale proferendo: “Quante storie...”. Intanto, uno dei leader locali della protesta, Connor McAllister, si scusa: “La manifestazione doveva essere pacifica, e mi spiace per come sia andata a finire, ma siamo stati provocati: i richiedenti asilo dell’hotel hanno iniziato a minacciarci con spade e machete dalle finestre, e i media non lo hanno mostrato!”. Ricostruzioni smentite da fonti della polizia.

Foto di Antonello Guerrera 

Mentre tutto il Regno Unito, lo scorso weekend, è improvvisamente sprofondato nella peste dell’estrema destra e di una abominevole caccia al migrante. Ciò dopo il brutale omicidio di tre ragazzine a Southport, vicino Liverpool, e lo tsunami di fake news (“musulmano”, “arrivato su un barcone”) sul responsabile, un 17enne nato a Cardiff, cresciuto in Inghilterra e di genitori immigrati dal Ruanda, dove il 98% della popolazione è cristiano.

A Rotherham, invece, il 91% della popolazione è bianca, mentre a Londra non arriva al 50%. Qui non c’è “invasione di migranti” e nemmeno il multiculturalismo estremo della capitale. Eppure, come un rigurgito della Brexit e come in altre città ultra white come Hull, anche qui è giunto il contagio dei violenti bardati di Union Jack, Croci di San Giorgio e cori come “Cacciamoli tutti”, “Rivogliamo il nostro Paese”, “Ora basta” e “Tommy, oh Tommy!”. Ossia Stephen Christopher Yaxley-Lennon, in arte Tommy Robinson: il 41enne pregiudicato leader della protesta che mentre aizza sui social i suoi scagnozzi a scatenare l’inferno in Inghilterra, se la gode in un hotel a 5 stelle a Cipro.

Guerra e pace. La “luna di miele” del nuovo primo ministro Sir Keir Starmer è già finita. Quasi 450 gli arresti delle rivolte in corso, tra negozi di stranieri in fiamme, caccia all’immigrato e saluti nazisti da Belfast a Hull fino a Plymouth. Decine i poliziotti feriti. Ieri sera Starmer ha convocato per la seconda volta il Cobra per le emergenze nazionali. Dalla sua ha l’esperienza, da procuratore generale della Corona, di aver perseguito i responsabili dei sanguinosi “riots” del 2011 scatenati dall’uccisione di un nero da parte della polizia a Londra.

Ma stavolta Starmer avrà un moloch in più da sconfiggere: la melma di fake news e disinformazione sui social media, secondo Downing Street «aizzata da Paesi stranieri» - vedi Russia e Iran - e da quell’Elon Musk, padre padrone di X, che negli ultimi due giorni ha deciso di scatenare una guerra populista per screditare il primo ministro.

Gli hooligans

L’hotel assediato domenica da centinaia di vandali e piromani in tuta, magliette di calcio e “hoodie”, è già terra desolata. Volontari come Suzanne hanno ripulito tutto, anche le scritte England e “scum” (feccia) sui muri. Restano le finestre frantumate, gli ingressi devastati. Anche i 250 migranti sono stati portati via, chissà dove. Rimangono solo due sorelle adolescenti che giocano sull’erba, intorno a questo cubo vuoto e maledetto.

Foto di Antonello Guerrera 

Liam - nome di fantasia perché non vuole farsi riconoscere - vive a pochi metri da qui e sta portando a spasso il labrador: «Gli estremisti che hanno messo a ferro e fuoco l’hotel sono venuti da fuori. Ma qui cova qualcosa, da quando Margaret Thatcher ha fatto la guerra ai minatori fomentando il risentimento della classe operaia abbandonata a se stessa. Il razzismo di oggi arriva da lì. Ma non solo. Questa è una zona ricca, più giù c’è il lago con le ville e il campo da golf, vede? Negli ultimi tempi ci sono state numerose segnalazioni, spesso finite nel nulla, di donne insidiate o inseguite dai migranti».

Lo conferma anche un’altra famiglia, davanti al vicino pub BlueBell, sormontato da una consunta bandiera inglese. «Viviamo dietro l’angolo», dice “Mary” (chiamiamola così), «ma a me non è mai successo niente. Quanto visto domenica è stato imbarazzante e doloroso, per noi e il Paese». Un’altra donna esce dal supermercato accanto. È ancora scossa, si commuove: «La prego, non mi faccia rivivere l’incubo di domenica».

Gli uomini dimenticati

Rotherham è una città cruciale per capire cosa sta accadendo. Perché incarna la narrativa degli estremisti ma anche dei manifestanti genuinamente preoccupati dagli sbarchi dalla Manica e dai numeri record di immigrazione netta nel Regno (+ 685mila l’anno scorso). Qui, nel 2013, ci fu un grosso scandalo di abusi minorili su centinaia di bambine perpetrato da varie gang di origine asiatica. Le autorità per quasi trent’anni hanno chiuso un occhio, per i maligni in nome del politicamente corretto. Ciò ora ingrassa la paranoia dei forgotten men bianchi che si sentono “discriminati”, “perseguitati” dalla polizia, di “seconda classe”, mentre alle altre etnie “tutto è permesso”.

Per Ghulam, 50enne immigrato dal Pakistan, in questa cittadina di 110mila abitanti dove pure i vecchi sono tatuati, i razzisti sono una minoranza: «Non ho paura, affatto. In 20 anni qui non ho avuto mai problemi e la gente è cortese». Vero, perché nella bolla dei social l’estremismo viene ingigantito dagli algoritmi.

Ma in questo zeitgeist velenoso e appestato di disinformazione, anche i giornalisti sono nel mirino. Durante l’assalto all’hotel, la giornalista dell’Independent Katie Edwards è stata minacciata di stupro. Un altro reporter locale, Dan Hayes, ha temuto per la sua vita “come mai prima”. Mentre le troupe tv oramai girano con la scorta, dopo che una giornalista di Sky è stata circondata in diretta a Birmingham da un gruppo di estremisti musulmani incappucciati "scesi in strada contro gli islamofobi”, che hanno pure provato a tagliarle le gomme del furgone. In quella che potrebbe diventare presto una sanguinosa guerra tra bande nelle città britanniche.

Ora il Regno Unito di Starmer è davanti a un bivio del suo destino, mentre la convivenza e i valori democratici in Occidente sono sempre più sotto torchio. I bambini giocano felici sotto il sole, ma proprio qui a Clifford Park da oggi ripartiranno le manifestazioni dell’estrema destra. Mentre su Telegram circolano liste di un’altra quarantina centri di migranti da attaccare nelle prossime ore. Hello darkness, my old friend. Bentornati nelle tenebre.

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