NEW YORK – «Un buon governatore, moderato e di gran talento oratorio: Tim Walz è una figura interessante, che ha appeal sulla classe media e sicuramente non è l’estremista che già dipingono. Insomma, è una figura assolutamente adeguata alla vicepresidenza. Ma personalmente non lo ritengo la scelta migliore in termini di efficacia». Yascha Mounk, politologo tedesco-americano della John Hopkins University, è esperto di populismo e identità politica, autore di saggi come “Popolo vs. Democrazia” e “Trappola identitaria”.
Mounk, cosa non la convince?
Ha tre debolezze. È governatore ormai da diversi anni, dunque attaccabile sulle sue politiche non sempre efficaci. Ad esempio, durante la pandemia assunse una linea molto dura sul lockdown generalmente poco popolare in America, e il Minnesota avvenne anche la più grande frode di fondi statali legata al Covid. Quando dopo la morte di George Floyd il s…
NEW YORK – «Un buon governatore, moderato e di gran talento oratorio: Tim Walz è una figura interessante, che ha appeal sulla classe media e sicuramente non è l’estremista che già dipingono. Insomma, è una figura assolutamente adeguata alla vicepresidenza. Ma personalmente non lo ritengo la scelta migliore in termini di efficacia». Yascha Mounk, politologo tedesco-americano della John Hopkins University, è esperto di populismo e identità politica, autore di saggi come “Popolo vs. Democrazia” e “Trappola identitaria”.
Mounk, cosa non la convince?
Ha tre debolezze. È governatore ormai da diversi anni, dunque attaccabile sulle sue politiche non sempre efficaci. Ad esempio, durante la pandemia assunse una linea molto dura sul lockdown generalmente poco popolare in America, e il Minnesota avvenne anche la più grande frode di fondi statali legata al Covid. Quando dopo la morte di George Floyd il suo stato fu sconvolto dalle proteste di Minneapolis, diede ordine alla polizia di abbandonare una caserma che poi fu devastata dai manifestanti e tardò a far intervenire la Guardia Nazionale. Anche questo potrebbe essergli rinfacciato. E infine certe sue politiche, soprattutto sui minori che vogliono cambiare genere, lo rendono vulnerabile.
Su chi avrebbe puntato, allora?
Fino a pochi giorni fa Josh Shapiro era il favorito e sarebbe stato sicuramente la scelta migliore. È il governatore molto popolare di uno stato incerto, la Pennsylvania, essenziale per vincere; mentre il Minnesota non lo è. È vero, Trump ha deciso di dare battaglia anche lì, ma siamo concreti, se i democratici perdono in Minnesota vuol dire che hanno perso in tutto il Paese: sarà la Pennsylvania a decidere l’elezione. E poi non mi convince il fatto che il nome di Shapiro sia stato accantonato per colpa della brutta campagna online condotta della sinistra estrema del partito, a lui contraria per le sue posizioni su Israele. Dimostra che Harris non ha imparato la lezione delle primarie 2020: ovvero che se non dimostra agli elettori di saper prendere le distanze dall’ala “attivista”, il Paese non si fiderà del tutto di lei
Che tipo di voti sposta questa scelta?
Nessuno, almeno per ora. Sia fra i repubblicani che fra i democratici ha prevalso l’idea di due blocchi rigidi ed estremamente polarizzati: le loro scelte, riguardo ai vicepresidenti, riflettono quella mentalità. Ma la realtà è più complessa, negli ultimi anni la demografia degli elettori è cambiata. Trump, ad esempio, ha nuovo appeal fra le minoranze eppure ha scelto uno come Vance, convinto dai suoi figli, invece di un governatore di uno Stato incerto che avrebbe spaventato meno gli elettori disponibili a votarlo. I dem hanno appena fatto lo stesso: invece di puntare su un governatore carismatico ma giovane, che non sia attaccabile, si sono fatti persuadere da 100 persone sui social
Come finirà?
Difficile dirlo. Per ora la sfida resta testa a testa. Certo, Harris ha il suo momento di popolarità, una vera luna di miele con gli elettori, la cui onda sarà allungata dalla Convention democratica. Ma a un certo momento rallenterà e allora dipenderà davvero da quanti americani indecisi riuscirà a persuadere con proposte politiche anche culturalmente di centro. Oggi l’elettore medio è sì più tollerante e inclusivo, ma è anche molto scettico rispetto a certe idee dei più progressisti. Bisognerà saper essere concreti: dimostrare di stare dalla parte della gente, sia di colore che bianca, e di avere la capacitò di dirigere l’economia. Per ora nessuno schieramento ha veramente occupato quello spazio politico essenziale per vincere,