✕

Reparti nel sottosuolo, scorte e “medicicli”: gli ospedali israeliani si preparano al peggio

(afp)

Ascolta l'audio

In attesa dell’attacco annunciato da Hezbollah, i nosocomi vengono attrezzati per resistere “più giorni” in caso di blackout totale
2 minuti di lettura

TEL AVIV – Al Sourasky Medical Center, nel cuore di Tel Aviv, sono pronti. Così come sostengono di esserlo gli altri ospedali israeliani. Tutti in massima allerta, nell’attesa di scoprire in cosa consisterà la rappresaglia iraniana per l’uccisione del leader di Hamas Ismail Haniyeh. Sarà una risposta che si prevede più ampia dell’ultima volta, e più sorprendente. Per questo lo Stato ebraico ha cominciato da giorni a organizzarsi, senza escludere lo scenario peggiore, le vittime civili di massa.

La preoccupazione più forte è al Nord, dove le schermaglie con Hezbollah sono sempre più sanguinose. Ieri il leader Hassan Nasrallah ha minacciato apertamente i residenti dell’area di Haifa: «Preparatevi a ogni scenario». La settimana scorsa Magen David Adom (Mda), l’equivalente israeliano della Croce Rossa, ha tenuto al Nord tre giorni di esercitazioni in cui è stato simulato un attacco missilistico su un edificio con decine di persone e si è ipotizzato lo scenario di un blackout, non cos…

TEL AVIV – Al Sourasky Medical Center, nel cuore di Tel Aviv, sono pronti. Così come sostengono di esserlo gli altri ospedali israeliani. Tutti in massima allerta, nell’attesa di scoprire in cosa consisterà la rappresaglia iraniana per l’uccisione del leader di Hamas Ismail Haniyeh. Sarà una risposta che si prevede più ampia dell’ultima volta, e più sorprendente. Per questo lo Stato ebraico ha cominciato da giorni a organizzarsi, senza escludere lo scenario peggiore, le vittime civili di massa.

La preoccupazione più forte è al Nord, dove le schermaglie con Hezbollah sono sempre più sanguinose. Ieri il leader Hassan Nasrallah ha minacciato apertamente i residenti dell’area di Haifa: «Preparatevi a ogni scenario». La settimana scorsa Magen David Adom (Mda), l’equivalente israeliano della Croce Rossa, ha tenuto al Nord tre giorni di esercitazioni in cui è stato simulato un attacco missilistico su un edificio con decine di persone e si è ipotizzato lo scenario di un blackout, non così impossibile vista la possibilità che i missili di Hezbollah colpiscano le infrastrutture energetiche: perciò gli ospedali sono già stati equipaggiati da settimane con generatori.

(afp)

Emergenza sangue

Si è inoltre prestata molta attenzione a come reperire donazioni di sangue in caso di emergenza. Il capo dello staff di Mda Uri Shacham ha detto in proposito al Times of Israel che la sua organizzazione utilizzerebbe una flotta di circa 600 “medicicli” – motociclette e scooter equipaggiate – per fare da collegamento con la sua banca del sangue, protetta contro attacchi chimici, missilistici e cyber. E nel caso in cui le strade fossero distrutte, Mda ricorrerebbe agli Unimog, i fuoristrada.

Durante la guerra del Libano del 2006, al Galilee Medical Center di Nahariya, a pochi chilometri dal confine Nord, venne danneggiato il quarto piano. Dopo il 7 ottobre il reparto pediatrico di terapia intensiva è stato trasportato sottoterra, seguito poi da altri. Da allora sono stati trattati 1.500 feriti, per la maggior parte soldati. A Nord-Est, nello Ziv Medical Center di Zfat, dove sono stati curati alcuni dei bambini feriti dai razzi di Hezbollah a Majdal Shams, sul Golan, il direttore Salman Zarka ha detto al Times of Israel che stanno facendo scorta di cibo, medicinali e ossigeno «per diversi giorni», nel caso diventassero «un’isola a sé stante».

(afp)

I posti non bastano

Poi c’è la questione dei posti. Al Rambam di Haifa, dove non sono stati cancellati appuntamenti e operazioni, il sottosuolo è già stato allestito con 1.200 letti. Ma in caso di necessità possono venirvi spostati, nel giro di 6-8 ore, altri 700 pazienti provenienti dai piani superiori, senza contare i 250 letti che si trovano in altre zone sicure dell’ospedale.

«Oggi siamo allerta 24 ore su 24, ma non c’è nulla di speciale – dicono invece dallo Sheba di Ramat Gan, distretto di Tel Aviv –. Siamo il più grande ospedale di Israele e siamo sempre pronti ad eventi con vittime di massa».

Leggi i commenti