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Gli ucraini avanzano ancora verso Kursk

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Occupate altre località in territorio russo per il terzo giorno di fila: le avanguardie sono a 40 chilometri dalla centrale nucleare. La reazione di Mosca è lenta perché il comando non vuole sguarnire il fronte del Donbass
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Non si ferma l’offensiva ucraina nella regione di Kursk, la più grande mai realizzata in territorio russo. Per il terzo giorno consecutivo, reparti dell’esercito ucraino stanno continuando a penetrare oltre la frontiera: ci sono immagini di combattimenti geolocalizzate a trenta chilometri dal confine e notizie di scontri ancora più in profondità. Attualmente sono stati notati soldati di quattro brigate scelte – 22ma e 93ma meccanizzata assieme alla 80ma e 82ma paracadutisti - impegnate nella manovra, che coinvolge centinaia di mezzi corazzati.

Le notizie sono frammentarie e prive di conferme ufficiali. La cittadina di Suzda sarebbe stata occupata quasi completamente dalle truppe ucraine, che sono entrate pure a Korenovo: colonne di autoblindo Stryker e di cin…

Non si ferma l’offensiva ucraina nella regione di Kursk, la più grande mai realizzata in territorio russo. Per il terzo giorno consecutivo, reparti dell’esercito ucraino stanno continuando a penetrare oltre la frontiera: ci sono immagini di combattimenti geolocalizzate a trenta chilometri dal confine e notizie di scontri ancora più in profondità. Attualmente sono stati notati soldati di quattro brigate scelte – 22ma e 93ma meccanizzata assieme alla 80ma e 82ma paracadutisti - impegnate nella manovra, che coinvolge centinaia di mezzi corazzati.

Le notizie sono frammentarie e prive di conferme ufficiali. La cittadina di Suzda sarebbe stata occupata quasi completamente dalle truppe ucraine, che sono entrate pure a Korenovo: colonne di autoblindo Stryker e di cingolati Marder hanno interrotto l’autostrada R200. Giovedì pomeriggio il fronte d’attacco principale aveva una forma triangolare tra le località di Korenovo, Malaya Loknja e Sudza. Sono stati segnalati però scontri pure più avanti: a Kromskie Byki, che dista soltanto 45 chilometri dalla centrale nucleare di Kursk.

A complicare la situazione, ci sono squadre di incursori – tra cui i volontari georgiani – disperse nelle campagne che colpiscono i villaggi con mortai e missili controcarro, seminando mine lungo le strade: infiltrazioni che rendono ancora più complessa la reazione russa. Diversi video documentano come sia stato aperto il fuoco contro auto civili in fuga dai centri abitati.

(afp)

Piccoli reparti russi, composti da reclute ventenni di leva che fanno servizio solo in patria, e gruppi delle milizie cittadine sono rimasti isolati: l’impressione è che Kiev voglia affidare a una seconda ondata il compito di neutralizzarli e c’è il filmato di un’intera compagnia catturata dagli ucraini. Finora non ci sono stati interventi massicci dell’aviazione russa, ostacolata dalla presenza di una forte contraerea, mentre sono stati segnalati raid degli elicotteri controcarro. Internet e le comunicazioni radio sono in tilt, come i sistemi di navigazione satellitare: segno di un’operazione di “guerra elettromagnetica” per ostacolare il coordinamento delle difese. Artiglieria, droni e missili balistici stanno bersagliando le colonne ucraine, anche nelle retrovie di Sumy: dall’inizio dell’attacco almeno una ventina di blindati è stata distrutta.

Il comando di Mosca sembra rispondere lentamente. Probabilmente, il generale Valery Gerasimov vuole affrontare la situazione senza trasferire unità dal Donbass, dove i russi stanno occupando altre posizioni e si segnala una crisi delle difese ucraine in tre distinte zone. Questo però richiede più tempo e permette alle forze ucraine di consolidare la presenza nella regione di Kursk: sono stati avvistati veicoli del genio all’opera nei dintorni di Suzda per scavare trincee e costruire terrapieni.

Anche il 13mo distaccamento della Wagner, formato dai veterani della compagnia di Evgenj Prigozhin che non sono passati nei ranghi dell’esercito, sarebbe partito dalla Bielorussia per raggiungere l’area dei combattimenti, dove opera già un battaglione dei commandos ceceni.

Analisti come Konrad Muzyka sostengono che il generale Syrsky, comandante in capo ucraino, abbia replicato il piano con cui nell’estate 2022 ha travolto le truppe russe nella regione di Karkhiv: un assalto di sorpresa con una rapida immissione di unità meccanizzate prima che Mosca riuscisse a radunare le forze per un contrattacco. Ora Syrsky ha schierato in questa battaglia tutte le riserve migliori dell’esercito di Kiev: di sicuro ha ottenuto un importante successo di immagine, ma si è assunto un rischio notevole. Ogni azione offensiva comporta perdite pesanti e adesso i suoi tank si muovono in campo aperto. Ma è presto per giudicare il valore strategico dell’iniziativa: l’avanzata è ancora in corso. Tutto dipenderà dai tempi e della potenza della risposta russa.

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