MOSCA - Il campione del mondo di arti marziali miste Khabib Nurmagomedov sarebbe finito nel mirino del governo russo dopo aver ignorato le “persistenti richieste” dell'amministrazione presidenziale di esprimersi a sostegno dell’operazione militare speciale lanciata da Mosca in Ucraina. È quanto riferiscono fonti del team giornalistico d’indagine Agentsvo. Le autorità avrebbero autorizzato una campagna diffamatoria sui social network e sui media contro Nurmagomedov e, sullo sfondo delle verifiche fiscali in atto, gli avrebbero creato ostacoli al ritorno in Russia.
L’incontro con Donald Trump in cui, stando alle dichiarazioni del candidato alla presidenza Usa, avrebbe chiesto di intervenire per mettere fine alle cris…
MOSCA - Il campione del mondo di arti marziali miste Khabib Nurmagomedov sarebbe finito nel mirino del governo russo dopo aver ignorato le “persistenti richieste” dell'amministrazione presidenziale di esprimersi a sostegno dell’operazione militare speciale lanciata da Mosca in Ucraina. È quanto riferiscono fonti del team giornalistico d’indagine Agentsvo. Le autorità avrebbero autorizzato una campagna diffamatoria sui social network e sui media contro Nurmagomedov e, sullo sfondo delle verifiche fiscali in atto, gli avrebbero creato ostacoli al ritorno in Russia.
L’incontro con Donald Trump in cui, stando alle dichiarazioni del candidato alla presidenza Usa, avrebbe chiesto di intervenire per mettere fine alle crisi israelo-palestinese e ucraina, potrebbero aver irritato ulteriormente il Cremlino.
La carriera da star
Nei suoi 35 anni di età, di cui dodici trascorsi a combattere da professionista, il popolare lottatore è stato protagonista di innumerevoli meme e battute, a causa delle origini caucasiche e dei tratti somatici segnati dai combattimenti. Dopo l’incontro vinto nel 2018 contro la star dell’Mma Conor McGregor, l’atleta Daghestano è stato accolto dal presidente Putin in persona. Di sicuro “The Eagle” - questo è il soprannome che si è guadagnato nel mondo delle arti marziali – è stato e resta una personalità di primo piano in Russia. Con circa trenta milioni di follower sui social network, nel 2019 è stato il blogger più popolare del Paese.
All’inizio della cosiddetta operazione militare speciale, il Cremlino avrebbe avuto bisogno del carisma di Nurmagomedov per sostenere il consenso popolare verso le scelte del governo. Tanto più avrebbe avuto bisogno della popolarità dell’atleta dopo l’ondata di malcontento che ha travolto il capoluogo della sua regione d'origine nell’autunno del 2022, quando centinaia di donne sono scese in piazza per opporsi alla coscrizione forzata dei loro figli e mariti per obiettivi nazionali che non sentivano propri.
Il campione riluttante
Nei due anni trascorsi dall’inizio dell’operazione militare ad oggi Nurmagomedov non si è però mai apertamente espresso a favore delle scelte di Mosca. Stando alle indiscrezioni della fonte di Agentsvo, nei primi due mesi l’atleta si trovava a Los Angeles. In quel periodo Nurmagomedov sarebbe stato ripetutamente contattato dal capo dell'amministrazione presidenziale Anton Vaino e dal suo primo vice, Sergej Kirienko, che avrebbero tentato senza successo di persuaderlo a sostenere pubblicamente l’operazione militare.
Dietro la riluttanza di Khabib a sostenere la Russia potrebbero esserci i legami della famiglia Nurmagomedov con l'Ucraina. Suo padre Abdulmanap in epoca sovietica ha studiato a Poltava, dove fino al 2022 viveva Nurmagomed. L'altro suo zio, Aleks, è cittadino ucraino. Lo stesso Khabib ha avviato la carriera da professionista in Ucraina.
L’amico Trump
Se da un lato Khabib Nurmagomed ha ignorato gli inviti del governo, dall’altro non si è fatto problemi a discutere di Ucraina con l’ex presidente Usa Donald Trump, che ha incontrato a giugno a margine di un evento della Ultimate Fighting Championship. Sui social network è stato pubblicato un frammento della conversazione, in cui si sente l'atleta chiedere a Trump di fermare i combattimenti in Palestina, ma in seguito il candidato repubblicano ha detto in un’intervista per il podcast Impaulsive che si trattava anche dell’Ucraina.
Khabib Nurmagomedov era già sotto i riflettori da maggio, quando il canale Telegram filogovernativo Mash aveva diffuso le informazioni su un presunto debito con il fisco per oltre 306 milioni di rubli, circa 3 milioni di euro, risalente al periodo 2019 - 2021. La notizia è stata ripresa dei media statali che hanno reso pubbliche le proprietà dell’ex lottatore: una catena di fast food halal, una linea di alimenti per sportivi, applicazioni per il fitness, una brand di bevande negli Emirati e persino una criptovaluta e un operatore telefonico digitale. Parte delle società russe elencate è stata liquidata già a partire dall’inizio delle attività militari e anche il Centro di arti marziali intitolato a Khabib Nurmagomedov ha chiuso i battenti a fine maggio.
Il duplice attacco terroristico del 24 giugno a Makhachkala e Derbent ha infine alimentato nuove polemiche all’indirizzo di Nurmagomedov, criticato ancora una volta per non essersi espresso sulla tragedia. La presenza, inoltre, di un ex allievo del suo club tra gli attentatori ha definitivamente gettato un’ombra sull’immagine dell’atleta, sospettato di simpatie separatiste e antirusse. I centri sportivi a suo nome sono stati perquisiti e i conti congelati. A distanza di quasi due mesi, canali Telegram vicini al governo hanno fatto sapere che è iniziato il pignoramento delle auto di lusso di Khabib.