BERLINO – Non si erano neanche comprati i biglietti. Il piano era quello di mescolarsi alla folla davanti allo stadio viennese dedicato alla leggenda del calcio Ernst Happel. Le decine di migliaia di fan in attesa del concerto di Taylor Swift sarebbero stati più che sufficienti per la loro sete di sangue. Il pugno di fondamentalisti avrebbe improvvisato. Forse avrebbe assaltato la folla «con armi contundenti o armi da taglio», dicono gli inquirenti. Forse qualcuno si sarebbe fatto esplodere, per amplificare quel loro mini-Bataclan. E per scappare, sempre se fossero rimasti vivi, se non si fossero fatti saltare in aria, i jihadisti in erba si erano procurati persino un lampeggiante della polizia.
A distanza di 24 ore dai primi arresti e dall’…
BERLINO – Non si erano neanche comprati i biglietti. Il piano era quello di mescolarsi alla folla davanti allo stadio viennese dedicato alla leggenda del calcio Ernst Happel. Le decine di migliaia di fan in attesa del concerto di Taylor Swift sarebbero stati più che sufficienti per la loro sete di sangue. Il pugno di fondamentalisti avrebbe improvvisato. Forse avrebbe assaltato la folla «con armi contundenti o armi da taglio», dicono gli inquirenti. Forse qualcuno si sarebbe fatto esplodere, per amplificare quel loro mini-Bataclan. E per scappare, sempre se fossero rimasti vivi, se non si fossero fatti saltare in aria, i jihadisti in erba si erano procurati persino un lampeggiante della polizia.
A distanza di 24 ore dai primi arresti e dall’annullamento delle tre tappe viennesi del tour di Taylor Swift, l’Austria è ancora sotto shock. E l’inglese Mirror ha rivelato ieri pomeriggio che la cantautrice americana sarebbe «devastata» e «inorridita» dall’episodio. Per i tre appuntamenti nella capitale austriaca della regina del pop erano stati venduti 170mila biglietti. «Abbiamo scongiurato una tragedia», ha commentato il ministro dell’Interno, Gerhard Karner. Dal massacro del 7 ottobre in Israele per mano di Hamas il rischio terroristico sarebbe aumentato, ha aggiunto. E i grandi eventi sarebbero «un obiettivo prediletto degli attentatori islamici».
Nel primo pomeriggio dell’8 agosto la novità clamorosa. Uno dei fondamentalisti ha cominciato a confessare. E agli inquirenti deve essere corso un brivido lungo la schiena. L’attacco era stato programmato da settimane, ma è stato sventato soltanto grazie a una soffiata dei servizi segreti di un Paese alleato, hanno ammesso le autorità austriache. Secondo i media, i complici del reo confesso, un 19enne di origine macedone, potrebbero essere quattro; finora gli arresti confermati dalla polizia austriaca sono tre, tutti di giovanissimi.
Il diciannovenne si era radicalizzato di recente e aveva generosamente diffuso indizi del suo fondamentalismo sul web, tanto da essere facilmente intercettato dall’agenzia di intelligence straniera. Durante una perquisizione nel suo appartamento, a Ternitz, nella Bassa Austria, la polizia ha trovato ieri un video - che aveva tentato di cancellare - in cui il macedone professa la sua fedeltà all’Isis. Gli inquirenti hanno anche scovato una sua foto in cui compare con la barba, con le braccia incrociate, un machete e un coltello. In posa da sfida, da manuale, da combattente jihadista. Sulla maglietta, il logo dello Stato islamico. In casa, la polizia ha trovato anche asce, coltelli, esplosivi. E il lampeggiante della polizia per fuggire dopo l’attacco, oltre a 21mila euro in banconote false. Tutto era pronto per la strage allo stadio.
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La polizia ha scoperto che il 25 luglio, due settimane fa, il diciannovenne si era licenziato. E aveva salutati i colleghi dell’azienda di Ternitz vantandosi di avere «grandi piani» per i futuro. Da allora si era concentrato sulla preparazione del sanguinoso attentato e aveva cambiato aspetto per adeguarsi ai dettami della propaganda jihadista. Secondo lo Standard avrebbe anche rubato sostanze chimiche dall’azienda in cui lavorava per fabbricare gli esplosivi.
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È stato il capo dei servizi segreti austriaci DSN, Omar Haijawi-Pirchner, a interrogare ieri il diciannovenne insieme al direttore per la Sicurezza nazionale, Franz Ruf. E a rivelare successivamente in conferenza stampa che il terrorista confesso voleva «uccidere se stesso e un gran numero di altri esseri umani». Haijawi-Pirchner ha aggiunto che «la situazione era grave, e resta grave. Ma abbiamo scongiurato una tragedia».
È emerso poi un altro complice di appena diciassette anni, arrestato sempre mercoledì sera. Ha passaporto austriaco, è di origine turco-croata. Soprattutto, potrebbe essere collegato a un altro inquietante fatto di cronaca, alle “guerre tra bande” di Meidling. All’inizio di luglio, intorno all’omonima stazione dei treni, un gruppo di uomini mascherati, in stragrande maggioranza ceceni, aveva brutalmente assaltato quattro giovani afghani.
L’altro dettaglio che ha fatto saltare gli inquirenti sulla sedia è che il diciassettenne lavorava per un’azienda che forniva servizi per lo stadio. Il direttore per la Sicurezza Ruf ha dichiarato che possedeva «molto materiale dell’Isis e di Al Qaeda» e che faceva parte di una «rete di cui eravamo già a conoscenza». Al quotidiano Die Presse, un portavoce del ministero dell’Interno ha anche confermato che il minorenne «potrebbe aver partecipato» ai disordini di Meidling, che potrebbe essersi mescolato tra i turchi ceceni che avevano aggredito gli afghani.
C’è un terzo attentatore che sarebbe in stato di fermo, dopo lo sventato attacco agli «swifties». Un quindicenne che avrebbe raccontando che il complice diciannovenne si informava regolarmente su tecnologie per azionare una bomba.