Corrieri e messaggi in codice: così Hezbollah prova a sfuggire all’intelligence israeliana. E prepara l’attacco “al bersaglio grosso”
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoBEIRUT – Fuad Shukr era un’ombra, imprendibile. O almeno, così è stato per due decenni. Al vertice militare di Hezbollah, era diventato una figura leggendaria quasi come quella di Imad Mughniyeh, storico fondatore del braccio armato del gruppo libanese. “Non usava più da anni il cellulare. Neppure la sua famiglia sapeva nulla di lui”, confida una fonte vicina al movimento ancora incredula. Gli israeliani l’hanno eliminato con un “missile di precisione”, e precisione al centimetro. "Se ci sono state altre vittime, è “solo”, diciamo così, perché la palazzina era vecchia, non ha retto all’impatto ed è crollata. Ma avevano centrato direttamente la stanza in cui era lui”.
In 10 mesi di scontri a fuoco, Israele è riuscito …
BEIRUT – Fuad Shukr era un’ombra, imprendibile. O almeno, così è stato per due decenni. Al vertice militare di Hezbollah, era diventato una figura leggendaria quasi come quella di Imad Mughniyeh, storico fondatore del braccio armato del gruppo libanese. “Non usava più da anni il cellulare. Neppure la sua famiglia sapeva nulla di lui”, confida una fonte vicina al movimento ancora incredula. Gli israeliani l’hanno eliminato con un “missile di precisione”, e precisione al centimetro. "Se ci sono state altre vittime, è “solo”, diciamo così, perché la palazzina era vecchia, non ha retto all’impatto ed è crollata. Ma avevano centrato direttamente la stanza in cui era lui”.
In 10 mesi di scontri a fuoco, Israele è riuscito a eliminare più di 330 esponenti militari di Hezbollah, i comandanti di quattro unità strategiche, uccidendo circa 90 civili. Con Shukr “sono arrivati al cuore del movimento, dimostrando che se volessero potrebbero fare fuori anche Nasrallah. E come l’hanno fatto? Tecnologia e spie”. Israele ha sistemi di sorveglianza elettronica molto avanzati, ed è capace di reclutare informatori muovendosi tra le divisioni settarie e i conflitti politici che attraversano il Libano, con “spie” non sempre consapevoli di esserlo. Ma una débacle di sicurezza di queste dimensioni è senza precedenti: «Stanno ammazzando anche semplici operativi, chiunque punti il dito per azionare un missile viene fatto fuori». E Hezbollah cerca di difendersi ricorrendo ai vecchi metodi.
Le strategie per eludere la sorveglianza
Primo: bando ai telefoni cellulari sul campo di battaglia e durante le riunioni nel quartiere generale del gruppo, a Sud della capitale Beirut. Lo decise lo stesso Nasrallah, a febbraio, dopo l’ennesima falla nella sicurezza. “Cari fratelli, i vostri telefoni cellulari sono peggio delle spie israeliane, buttateli, seppelliteli, metteteli in una scatola e sbarazzatevene!”. I toni allarmati tradivano la frustrazione del capo: gli operativi sono tutti molto giovani, e al fronte il cellulare è un ineguagliabile diversivo per reggere l’impasto di adrenalina e noia. Shukr invece non lo usava da tempo, “ma può essersi avvicinato a qualcuno che lo aveva con sé: basta questo ormai per essere individuati”.
L’offline resta la difesa più sicura. Come Yahya Sinwar nascosto nei tunnel di Gaza, anche i comandi di Hezbollah usano corrieri per comunicare e messaggi in codice, quando si parla di luoghi e armi. Secondo alcune informazioni si usano anche vecchi cercapersone. Dal 2000, poi, il partito di Dio si è costruito anche una sua rete telefonica fissa, che incrocia ma è parallela a quella statale libanese, usando cavi in fibra ottica che si estendono, secondo quanto rivelò nel 2008 l’ex ministro delle Comunicazioni libanese, Marwan Hamadeh, dalle roccaforti del partito nel Sud e nell’Est, nella valle della Bekaa, fino a Beirut.
La rete made in Hezbollah
In quell’anno la telefonia made in Hezbollah fece quasi scoppiare una guerra civile. L’allora premier Siniora la dichiarò illegale promettendo di smantellarla, Nasrallah disse che quella era una dichiarazione di guerra: ci vollero diversi giorni e 16 morti in scontri in tutto il Paese prima che la situazione si placasse.
“Ma gli israeliani sono riusciti a penetrare anche quella rete”, dice la fonte con un certo grado di sicurezza. Per Hezbollah è un fronte interno non meno complicato da districare di quello esterno. Dopo le roboanti promesse di vendetta contro Israele per le uccisioni eccellenti di Shukr e di Haniyeh a Teheran, gli ultimi giorni sono stati di strana quiete. Si susseguono indiscrezioni sul quando e sul come di un attacco. Il partito armato vuole rispondere, ma non vuole la guerra aperta, vera, con Israele, affermano diverse fonti vicine al movimento.
Si cerca dunque un obiettivo che sia spettacolare, che causi danni agli israeliani, ma senza scatenare l’apocalisse: una base militare o una infrastruttura - reti energetiche per esempio - che causerebbe grossi danni economici a Israele? “Di certo non punteranno ai civili”, assicura la fonte. Altre due fonti del movimento dicono al quotidiano al Jamhoriya che la risposta ci sarà appena si paleserà un “bersaglio di alto valore”. Questo ha spinto qualcuno a pensare che potrebbe anche trattarsi di una persona, un alto funzionario, un militare.
Ma non dipende solo da Hezbollah. Perché la partita ora è più grande, c’è di mezzo il futuro della regione, e le decisioni su come continuare il conflitto con Israele si prendono a Teheran.