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Hezbollah pronto ad anticipare l’Iran: Israele si prepara a evacuare la Galilea

(afp)
Torna l’ipotesi di un cessate il fuoco di sei settimane a Gaza. Ma senza il rilascio degli ostaggi. Colloquio tra Meloni e Pezeshkian
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TEL AVIV — Hezbollah sarebbe pronto a colpire Israele, indipendentemente da quanto farà l’Iran. La rivelazione alla Cnn di fonti vicine all’intelligence consolida una sensazione emersa negli ultimi giorni nella comunità internazionale. Se il movimento libanese non fa passi indietro e punta a vendicare cara la morte del suo comandante Fuad Shukr, ucciso il 30 luglio a Beirut da un bombardamento israeliano, invece l’Iran sta riflettendo sul da farsi, dopo l’umiliazione dell’omicidio del leader di Hamas Ismail Haniyeh proprio a Teheran.

“La presenza delle truppe americane è un deterrente forte, e l’Iran si sta convincendo del fatto che non ha subito un bombardamento da fuori, che insomma Haniyeh è stato ucciso con una bomba nella stanza – ci spiega Eyal Zisser, vicerettore dell’Università di Tel Aviv – Circostanze che lo inducono alla cautela”.

TEL AVIV — Hezbollah sarebbe pronto a colpire Israele, indipendentemente da quanto farà l’Iran. La rivelazione alla Cnn di fonti vicine all’intelligence consolida una sensazione emersa negli ultimi giorni nella comunità internazionale. Se il movimento libanese non fa passi indietro e punta a vendicare cara la morte del suo comandante Fuad Shukr, ucciso il 30 luglio a Beirut da un bombardamento israeliano, invece l’Iran sta riflettendo sul da farsi, dopo l’umiliazione dell’omicidio del leader di Hamas Ismail Haniyeh proprio a Teheran.

“La presenza delle truppe americane è un deterrente forte, e l’Iran si sta convincendo del fatto che non ha subito un bombardamento da fuori, che insomma Haniyeh è stato ucciso con una bomba nella stanza – ci spiega Eyal Zisser, vicerettore dell’Università di Tel Aviv – Circostanze che lo inducono alla cautela”.


Teheran dice che la sua rappresaglia arriverà “al momento giusto”, ma intanto tiene aperti i canali della diplomazia. Dopo Macron, ieri il presidente Masoud Pezeshkian ha sentito la premier italiana Giorgia Meloni, che lo ha invitato a evitare un’ulteriore escalation e a riaprire la via del dialogo anche in vista del raggiungimento del cessate il fuoco nella Striscia e della liberazione degli ostaggi.

Il tema del negoziato per Gaza, rilanciato con forza dagli Stati Uniti, viaggia in parallelo a quello della attesa rappresaglia.

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Anche il neoleader di Hamas Yahya Sinwar, secondo fonti interne raggiunte dalla tv israeliana Channel 12, vorrebbe un cessate il fuoco con Israele prima che la crisi rischi di trasformarsi in una guerra totale. A questo proposito, il quotidiano libanese Al-Akhbar ha riferito che alti funzionari di Egitto, Stati Uniti, Qatar e Israele hanno discusso la possibilità di raggiungere una tregua di sei settimane, che non includerebbe il rilascio dei rapiti. Gli occidentali puntano a una “calma sostenibile” che, con la fine della guerra a Gaza e lo scambio di prigionieri, scongiuri una guerra regionale totale.


Uno scenario, quest’ultimo, che però rimane sul tavolo. Per questo sono arrivati nell’area gli F-22 Raptor americani ed è tornato in Israele, per la seconda volta in una settimana, il capo del Comando centrale degli Stati Uniti, il generale Michael Kurilla. Gli Usa, secondo il Wall Street Journal, hanno recapitato a Teheran il messaggio che una guerra regionale avrebbe gravi conseguenze sulla stabilità del nuovo governo e sull’economia.


Così ci si prepara dunque, in ogni caso, al peggio. Ieri sera il primo ministro Benjamin Netanyahu – che per la prima volta si è scusato per gli errori che hanno favorito il massacro del 7 ottobre, quando Hamas ha ucciso 1.200 israeliani: “Ti guardi sempre indietro e ti chiedi se avremmo potuto fare cose che avrebbero potuto impedirlo” – ha riunito il gabinetto di sicurezza nella sala di comanda sotterranea delle forze armate, così come era successo in occasione dell’ultima rappresaglia iraniana del 13 aprile.
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Israele ha cominciato la costruzione di tendopoli nel deserto del Negev, che in caso di massiccia offensiva di Hezbollah accoglierebbero i profughi trasferiti in massa dal Nord. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha scritto una lettera ai cittadini libanesi in cui dice di volere “pace e stabilità” ma che è pronto a “combattere con tutte le sue forze” Hezbollah se “continuerà con la sua aggressione”. Lo Stato ebraico, infatti, è pronto anche alla contro-rappresaglia. E anzi ha avvertito gli Stati Uniti che se Hezbollah colpirà civili pagherà un “prezzo sproporzionatamente alto”.

Potrebbe anche colpire preventivamente il movimento libanese, così come si è ipotizzato? “È un’opzione, nel caso in cui l’intelligence dovesse mostrare che Hezbollah è effettivamente pronta a lanciare centinaia di missili – ci risponde l’analista Gerald Steinberg, della Bar Ilan University – Dal 7 ottobre hanno cominciato una guerra d’attrito a cui lo Stato ebraico ora vuole dire basta, troppi israeliani sono morti anche a causa del totale fallimento della missione Unifil”.


A Gaza, intanto, Israele ha avviato nuove operazioni di terra nell’area di Khan Yunis e ha ucciso almeno 15 persone negli attacchi a due scuole nel quartiere Shujaiyeh di Gaza City, che secondo l’Idf erano quartier generali di Hamas, mentre per le autorità locali ospitavano sfollati.

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