NEW YORK – «L’azione ucraina all’interno del territorio russo ha certamente stupito molti, la Casa Bianca su tutti. Probabilmente, se interrogata, non avrebbe dato il suo consenso. Quella di Kiev è una scelta coraggiosa quanto strategicamente effimera: i russi sono di più e li ricacceranno presto indietro. Ma simbolicamente è molto potente: dimostra apertamente che quando Putin fa la voce grossa, spesso bluffa. Gli ucraini sono andati a vedere le sue carte e hanno svelato il suo gioco. Ora dovrà pensarci due volte prima di agire». A dirlo è Ian Bremmer, analista esperto di rischi globali, fondatore del think tank Eurasia Group.
NEW YORK – «L’azione ucraina all’interno del territorio russo ha certamente stupito molti, la Casa Bianca su tutti. Probabilmente, se interrogata, non avrebbe dato il suo consenso. Quella di Kiev è una scelta coraggiosa quanto strategicamente effimera: i russi sono di più e li ricacceranno presto indietro. Ma simbolicamente è molto potente: dimostra apertamente che quando Putin fa la voce grossa, spesso bluffa. Gli ucraini sono andati a vedere le sue carte e hanno svelato il suo gioco. Ora dovrà pensarci due volte prima di agire». A dirlo è Ian Bremmer, analista esperto di rischi globali, fondatore del think tank Eurasia Group.
A maggio gli Usa hanno autorizzato l’Ucraina a colpire oltreconfine con armi Usa, ma non a portarcele.
«I russi conducono da due anni e mezzo un’invasione illegale. Occupano territori su cui non hanno alcun diritto. Certo, neanche Kursk appartiene agli ucraini, ma è evidentemente un’azione di risposta, non di offesa. Sì, Stati Uniti e Nato hanno messo restrizioni significative all’uso delle armi date. Ma quel mandato non è stato violato: sul campo le cose cambiano continuamente e gli ucraini hanno solo colto l’occasione di rispondere lì dove i russi si sentivano così sicuri da non difendere adeguatamente il territorio. Ricordiamocelo sempre, sono i russi a rompere costantemente le regole internazionali, non Kiev».
Eppure la Casa Bianca ha aspettato tre giorni prima di confermare che l’uso ucraino delle armi concesse è accettabile. Deliberando subito dopo un nuovo pacchetto di aiuti.
«Ci sono stati contatti, si è discusso di azioni e obiettivi. La conclusione a cui si è arrivati è che l’azione rientra nella stessa strategia di difesa approvata e sostenuta dagli Stati Uniti. Sicuramente gli americani sono stati sorpresi dall’attacco. Ma in questi tre giorni si sono certo resi conto di quanto sia diversa la situazione rispetto a un anno fa. All’epoca la Casa Bianca era riluttante perfino ad approvare attacchi in Crimea, temendo la minaccia di Putin di usare armi nucleari tattiche. Ora si sono resi conto che erano tutte chiacchiere. Gli ucraini sono penetrati in territorio russo e la reazione di Mosca finora non sembra poi così potente».
Davvero Putin bluffa?
«Lo vediamo ogni giorno. Certo, abbiamo dovuto affrontare le sue minacce come si fa quando si entra in acqua: bagnandoci prima i piedi, poi le ginocchia, e ora è il momento di tuffarsi. Sì, Putin bluffa. E lo ha dimostrato con le minacce sulle adesioni alla Nato. Sembrava dovesse scatenare il finimondo, invece Svezia e Finlandia sono entrate e non è successo niente di rilevante. Ora gli Ucraini stanno mostrando all’Occidente che si può fare di più».
Anche a pochi mesi dalle elezioni presidenziali americane?
«Certo, il mondo non si ferma. E comunque il cambio di candidato democratico è un messaggio anche al Cremlino. Putin spera ancora in una vittoria di Trump, ma quella ora non è più così scontata e l’eventualità di un negoziato si rafforza. Proprio guardando a quello gli americani e gli alleati devono essere sicuri che gli ucraini sono nelle condizioni di difendersi».