Missili e droni, show di forza dei Pasdaran: “Vendicheremo Haniyeh”. Ma Khamenei prende tempo
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoBeirut — Gli aerei militari in posizione di lancio allineati con i camion pieni di armi, i soldati in fila per il saluto sulla banchina del porto di Bandar Abbas, avamposto militare nel Golfo Persico. Il presentatore della tv di Stato che manda in onda l’integrale della parata e dice eccitato: «Ci sono anche missili invisibili!».
Il comunicato recita: «La Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha ricevuto 2.640 nuovi sistemi d’arma, tra cui missili da crociera e balistici che eludono i radar, droni da combattimento e vari sistemi di guerra elettronica. Per motivi di sicurezza, solo 210 di questi sistemi sono stati esposti al pubblico, mentre le apparecchiature più sensibili non sono state mostrate». I Pasdaran iraniani mostrano i muscoli mentre qualche milione di cittadini in Medio Oriente vive dal 31 luglio con il fiato sospeso. La Guida suprema Ali Khamenei aveva promesso dura vendetta contro Israele dopo l’uccisione di Haniyeh nel cuore della capitale iraniana. S…
Beirut — Gli aerei militari in posizione di lancio allineati con i camion pieni di armi, i soldati in fila per il saluto sulla banchina del porto di Bandar Abbas, avamposto militare nel Golfo Persico. Il presentatore della tv di Stato che manda in onda l’integrale della parata e dice eccitato: «Ci sono anche missili invisibili!».
Il comunicato recita: «La Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha ricevuto 2.640 nuovi sistemi d’arma, tra cui missili da crociera e balistici che eludono i radar, droni da combattimento e vari sistemi di guerra elettronica. Per motivi di sicurezza, solo 210 di questi sistemi sono stati esposti al pubblico, mentre le apparecchiature più sensibili non sono state mostrate». I Pasdaran iraniani mostrano i muscoli mentre qualche milione di cittadini in Medio Oriente vive dal 31 luglio con il fiato sospeso. La Guida suprema Ali Khamenei aveva promesso dura vendetta contro Israele dopo l’uccisione di Haniyeh nel cuore della capitale iraniana. Sono passati 11 giorni e tutti si chiedono: cosa succede a Teheran?
Risposta breve: l’ala militare della Repubblica Islamica spinge per un’azione decisa e immediata. La guida suprema, Ali Khamenei, prende tempo, perché le cose si sono complicate. E il nuovo establishment politico che si sta strutturando intorno al presidente Pezeshkian cerca acqua da gettare sul fuoco per non bruciarsi in un grande incendio.
Alcuni esponenti dei Guardiani della Rivoluzione hanno anche fatto pervenire al Leader la loro insofferenza per il ritardo nella risposta, scrive Iran Wire, ricevendo in cambio un messaggio secco: «Non è ancora giunto il momento della vendetta». Altre fonti iraniane parlano con Repubblica della «riluttanza di Khamenei» a rispondere all’assassinio di Haniyeh «perché questo favorirebbe il progetto di Netanyahu», ovvero una guerra regionale in cui l’Iran ha molto da perdere.
La massiccia offensiva diplomatica messa in campo dall’amministrazione Biden per limitare, circoscrivere, o nella migliore delle ipotesi fermare la reazione di Teheran, ha cambiato in parte la percezione degli iraniani. Oltre al rischio di raid militari di Israele contro il loro territorio, gli Usa hanno minacciato gravi conseguenze economiche nel caso di un conflitto e hanno messo sul campo la nuova iniziativa di pace a Gaza. Non solo. Sono intervenuti i russi, alleati forti dell’Iran. Putin è interessato a due cose: che la Siria – dove la Russia è presente in forze - resti fuori da eventuali scontri con Israele e che non si scateni un conflitto con il coinvolgimento degli Usa che imporrebbe a Mosca di intervenire a fianco dell’Iran.
Khamenei ha in mano tutti i pezzi del puzzle. Come considerò il ritiro americano dall’Afghanistan la sua vendetta politica per l’uccisione di Soleimani, potrebbe ora puntare a intestarsi una vittoria diplomatica se il negoziato per un possibile cessate il fuoco-a Gaza (con il ritiro di Israele dalla Striscia) andasse davvero in porto. Di certo, una escalation militare adesso spazzerebbe via le trattative. Ma c’è anche una considerazione tattica: l’Iran non ha un vero piano per il dopo, come gestire una eventuale guerra regionale prolungata. Aspettare e vedere, dunque, cosa accade davvero tra Israele e Hamas. Teheran sa già di aver messo a segno un punto con l’elezione di Sinwar, grato e gradito agli iraniani.
Tutto questo non esclude una risposta militare. Per non lasciare spazio ai dubbi, ieri, i Pasdaran hanno rilasciato una insolita sequenza di dichiarazioni. Il capo della Forza Quds, l’unità dei Pasdaran che si occupa dell’estero, Esmail Qaani, ha fatto sapere di aver scritto a Sinwar: «Ci stiamo preparando a vendicare il sangue di Haniyeh». Il vice-comandante delle Irgc, Ali Fadavi, ha ribadito che le «direttive del Leader Supremo riguardanti la punizione severa di Israele sono chiare ed esplicite. E saranno eseguite nel miglior modo possibile, è un dovere dell’Iran».
Ma la politica è più prudente. Il Telegraph scrive che il presidente Pezeshkian avrebbe proposto di colpire le basi del Mossad nel Kurdistan iracheno pur di evitare l’attacco diretto a Israele. Una ricostruzione che va presa con le pinze, ma certo Pezeshkian non vuole la guerra che brucerebbe la sua presidenza. A decidere, come sempre, sarà Khamenei.