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Gaza, la trattativa resta in bilico. Hamas apre al piano Biden

(reuters)

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Usa, Egitto e Qatar puntano a un’intesa che riporti la calma nell’intera regione e fermi i piani di rappresaglia iraniana. Teheran avrebbe ormai deciso di colpire direttamente. Si dimette l’esponente moderato Zarif
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Il conto alla rovescia è iniziato verso il vertice di giovedì chiesto da Stati Uniti, Egitto e Qatar, un momento decisivo per capire se questa strana quiete che avvolge il Medioriente da qualche giorno sia il preludio alla tempesta o l’inizio della fine della guerra a Gaza. L’intensità delle trattative e la determinazione dei mediatori è senza precedenti. Qualcosa sembra muoversi in mezzo a segnali contrastanti. Egiziani e qatarioti hanno inviato un messaggio al governo israeliano: il nuovo capo di Hamas, Yahia Sinwar, considerato la mente delle stragi del 7 ottobre, che da 10 mesi vive nascosto nei tunnel di Gaza, sarebbe pronto a un accordo per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi sulla base del piano presentato da Joe Biden, riferiscono Reuters, Cnn e l’israeliano Haaretz. Hamas però ha fatto sapere che non è intenzionata a mandare mediatori diretti perché ritiene che la bozza da cui partire sia quella di Biden approvata dall’Onu e che non ci sia bisogno di nuovi nego…

Il conto alla rovescia è iniziato verso il vertice di giovedì chiesto da Stati Uniti, Egitto e Qatar, un momento decisivo per capire se questa strana quiete che avvolge il Medioriente da qualche giorno sia il preludio alla tempesta o l’inizio della fine della guerra a Gaza. L’intensità delle trattative e la determinazione dei mediatori è senza precedenti. Qualcosa sembra muoversi in mezzo a segnali contrastanti. Egiziani e qatarioti hanno inviato un messaggio al governo israeliano: il nuovo capo di Hamas, Yahia Sinwar, considerato la mente delle stragi del 7 ottobre, che da 10 mesi vive nascosto nei tunnel di Gaza, sarebbe pronto a un accordo per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi sulla base del piano presentato da Joe Biden, riferiscono Reuters, Cnn e l’israeliano Haaretz. Hamas però ha fatto sapere che non è intenzionata a mandare mediatori diretti perché ritiene che la bozza da cui partire sia quella di Biden approvata dall’Onu e che non ci sia bisogno di nuovi negoziati. Tattica o tentativo di far deragliare la trattative?

Hamas Gaza leader Yahya Al Sinwar attends a press conference after Hamas announcing his victory in Gaza City, Gaza Strip, 10 March 2021. Sinwar was re-elected as Gaza Hamas leader on 10 March 2021. ANSA/MOHAMMED SABER 

Il premier israeliano intanto non si è espresso, l’hanno fatto i suoi alleati di governo, l’estrema destra di Smotrich e di Ben Gvir, con quest’ultimo che ha definito l’ipotesi di un accordo con Hamas «assurda», «un terribile errore», «un disastro enorme: se tagliassimo loro il carburante, entro una settimana sarebbero in ginocchio. E se fermiamo i camion degli aiuti, saranno in ginocchio entro due settimane. Possiamo schiacciarli». Il ministro delle finanze Smotrich ha chiesto a Netanyahu di non «sottomettersi ad alcuna pressione esterna che danneggerebbe la sicurezza di Israele» per quello che definisce «l’accordo della resa a Sinwar». Entrambi minacciano di far cadere il governo.

Biden vuole arrivare a un’intesa e ha mosso le sue carte in due direzioni. Ha sbloccato un pacchetto da oltre 3, 5 miliardi di aiuti a Israele da spendere in armi, pur sapendo che avrebbe attirato le critiche della comunità araba-americana a poche ore dal massacro della scuola a Gaza City di sabato, che Kamala Harris ha commentato così: «Israele ha il diritto di difendersi contro Hamas, ma ancora una volta troppi civili palestinesi sono stati uccisi». Gli americani inoltre hanno schierato navi, sottomarini e missili in Medioriente per proteggere Israele da un eventuale attacco di Iran e Hezbollah. Il messaggio chiaro: siamo con la difesa di Israele. Allo stesso tempo sono stati chiari con Netanyahu, riferisce Haaretz: se i colloqui salteranno, siamo pronti a denunciare pubblicamente le responsabilità del fallimento, e lo stesso hanno comunicato egiziani e qatarini ad Hamas.

La posta in gioco è altissima: a Gaza, dove le vittime sono quasi 40mila, l’esercito israeliano ha ordinato una nuova evacuazione nell’area di Khan Younis e dove resta appesa a un filo la sorte di oltre 130 ostaggi israeliani; e in tutta la regione: dopo gli omicidi del numero due di Hezbollah, Fuad Shukr, a Beirut e del capo di Hamas, Haniyeh, a Teheran – per mano dell’Idf – l’offensiva diplomatica lanciata dagli Stati Uniti, che ha coinvolto il Qatar, l’Egitto, la Giordania, ma ha visto anche l’intervento dei russi, sembra essere riuscita a bloccare la risposta dell’Iran e degli Hezbollah. Risposta che – ha chiarito il ministro della Difesa israeliano Gallant – poterebbe a una controrisposta «senza precedenti» di Israele, e dunque a una guerra regionale

Ma in Iran i falchi premono. Mentre la guida suprema Khamenei sembra attendista, i Pasdaran spingono per una reazione militare dura. Secondo Axios, che cita fonti di intelligence israeliana, Teheran sarebbe pronta ad attaccare Israele direttamente e potrebbe farlo a giorni, anche prima dei colloqui. Intanto il governo Pezeshkian che si è appena insediato mostra le prime crepe: il vice Jawad Zarif si è dimesso perché deluso dalla scelta dei ministri . Zarif rappresenta l’ala moderata contraria all’escalation.La scommessa di Biden è che un cessate il fuoco a Gaza congeli la ritorsione dell’Iran. L’Idf intanto continua i raid contro esponenti di Hezbollah nel Sud del Libano: ieri sono stati colpiti nel villaggio di Taybeh, a ridosso del confine, due membri della forza Radwan, l’unità d’élite del gruppo, secondo fonti israeliane. Guerre di spie e fughe di notizie, nella strana quiete che accompagna il conto alla rovescia verso giovedì

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