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Soldati travestiti da russi, effetto sorpresa e velocità: la regia del generale ucraino Syrsky per l’azione nel Kursk

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Da sei giorni l’esercito di Kiev avanza in un’offensiva nel cuore del territorio russo che le forze crescenti messe in campo da Mosca non riescono ad arginare
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Velocità e azioni imprevedibili. Da sei giorni l’esercito ucraino va avanti in un’offensiva nel cuore del territorio russo che le forze crescenti messe in campo da Mosca non riescono ad arginare. L’elemento chiave del piano d’azione concepito dal comandante in capo di Kiev, il generale Syrsky, è la sorpresa.

[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) Inlcude ucraina pezzi]]

«L’obiettivo è sconvolgere l’avversario e travolgerlo dove è più debole o dove non se l’aspetta - ha scritto il generale australiano Mick Ryan, uno dei più attenti analisti del conflitto - Questo rompe la coesione del nemico e la capacità di rispondere in modo efficace, che può essere sfruttata per occupare larghe quantità di terreno e distruggere le postazioni difensive». Esattamente quello che hanno fatto le brigate ucraine con l’assalto iniziale nella notte tra lunedì e martedì scorso: adesso continuano a mantenere vivo l’effetto sorpresa con una serie di azioni tattiche.

Velocità e azioni imprevedibili. Da sei giorni l’esercito ucraino va avanti in un’offensiva nel cuore del territorio russo che le forze crescenti messe in campo da Mosca non riescono ad arginare. L’elemento chiave del piano d’azione concepito dal comandante in capo di Kiev, il generale Syrsky, è la sorpresa.

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«L’obiettivo è sconvolgere l’avversario e travolgerlo dove è più debole o dove non se l’aspetta - ha scritto il generale australiano Mick Ryan, uno dei più attenti analisti del conflitto - Questo rompe la coesione del nemico e la capacità di rispondere in modo efficace, che può essere sfruttata per occupare larghe quantità di terreno e distruggere le postazioni difensive». Esattamente quello che hanno fatto le brigate ucraine con l’assalto iniziale nella notte tra lunedì e martedì scorso: adesso continuano a mantenere vivo l’effetto sorpresa con una serie di azioni tattiche.

Ci sono piccole unità ucraine, in genere composte da quattro-cinque veicoli blindati, che si inseriscono in profondità nella regione di Kursk, colpendo nelle retrovie dei reparti schierati dal Cremlino per respingere l’attacco. Allo stesso tempo, questi nuclei corsari complicano il lavoro del quartiere generale russo perché non permettono di decifrare le direttrici dell’avanzata.

Alcune di queste sortite scatenate sabato 10 agosto fanno ipotizzare che Kiev possa aprire un secondo fronte. Ci sono stati diversi raid, con video diffusi sui social, occupando alcune località nel distretto Belovsky: si trova più a Sud dell’offensiva in corso. Alcune fonti russe pensano che sia una mossa diversiva per creare confusione; altre temono che nelle prossime ore possa scattare una nuova carica di mezzi corazzati diretti verso Suzda, la cittadina dove più intensi sono i combattimenti, tentando di chiudere in una morsa i battaglioni russi.

Qualcosa di simile potrebbe avvenire anche più a Nord del fronte principale: a Tetkino nei giorni scorsi ci sono state scaramucce, sostenute però dal fuoco dell’artiglieria ucraina. Proprio la presenza dei cannoni semoventi e di altre colonne corazzate in prossimità del confine potrebbe essere la premessa a un’irruzione massiccia. In questo caso, l’obiettivo sarebbe accerchiare le truppe di Mosca che presidiano Korenevo, città da cui parte l’autostrada per Kursk minacciata dalle avanguardie ucraine.

L’unica certezza è la “nebbia di guerra” che avvolge tutta la zona degli scontri e rende difficile trovare notizie confermate. Si parla addirittura di squadre ucraine con divise e mezzi russi che compiono sabotaggi dietro le linee, sul modello dei commandos tedeschi in uniforme americana guidati dal generale nazista Otto Skorzeny durante la battaglia delle Ardenne. La voce ha avuto ricadute concrete: alcuni convogli dei rinforzi sarebbero stati fermati a lungo dalla polizia militare di Mosca che sospettava fossero infiltrati nemici.

Il territorio saldamente occupato dagli ucraini è di circa 450 chilometri quadrati, all’interno del quale i soldati di Kiev adesso stanno occupando i villaggi uno ad uno ed eliminando sacche di resistenza. Secondo diversi blogger russi, gli “invasori” starebbero costruendo trincee e postazioni per affrontare il contrattacco ordinato da Putin.

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Il ritardo nella reazione pare legato anche alla volontà di non distogliere brigate dal Donbass, dove il rullo compressore di Mosca anche in queste ore continua a togliere terreno agli ucraini. Una scelta strategica che però rischia di lasciare troppo spazio all’avanzata di Kiev. E se l’appello del presidente Zelensky per ottenere il via libera all’impiego delle armi occidentali a lungo raggio nella campagna di Kursk venisse accolto, la situazione per i russi potrebbe diventare insostenibile: i razzi Himars sono in grado di decimare le colonne che trasferiscono gli uomini e i missili Atacms possono colpire ancora più in là gli snodi ferroviari che trasportano tank dalla capitale e da San Pietroburgo.

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Già ora, il risultato d’immagine ottenuto dal governo Zelensky è di grande rilievo: fino a una settimana fa, la vittoria russa sembrava inevitabile alimentando ipotesi di negoziati che accogliessero le pretese di Mosca. Adesso gli ucraini hanno ripreso in mano l’iniziativa, trasformando una lenta campagna di logoramento in una battaglia di movimento in cui stanno umiliando gli avversari: sono tornati ad apparire vincenti. Lo sfregio alla credibilità di Putin è pesante e ci potrebbero volere settimane per liberare la regione di Kursk. Per questo l’intelligence di Kiev teme una rappresaglia missilistica contro le metropoli, nel tentativo di incidere sul morale della popolazione. In questo scontro di armi e di propaganda, resta sempre uno spettro: lo scenario di una risposta nucleare russa, permessa dalle regole di ingaggio in caso di minaccia all’integrità della nazione. Contrariamente al passato, il Cremlino non l’ha invocata. Ed è proprio questo silenzio a creare preoccupazione.

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