NEW YORK – Disorientato. È così che le persone più vicine a Donald Trump descrivono il tycoon tre settimane dopo l’apparizione di Kamala Harris sul palcoscenico politico americano. E un crescente nervosismo si va diffondendo fra gli uomini della sua campagna e fra i donatori. Ad almeno due raccolte fondi, a chi gli ha chiesto conto della nuova strategia, lui ha risposto come sempre: “Dobbiamo fermare il furto”. L’allusione è alle elezioni secondo lui “rubate” del 2020, così ha ripetuto a un tavolo col miliardario finanziatore di hedge fund Bill Ackman, l’ad di Cantor Fitzgerald, Howard Lutnick, e Omeed Malik presidente di un altro fondo, 1789 Capital. Lasciandoli piuttosto interdetti.
Interrogato specificamente su quale strategia intendesse usare per battere Kamala, ha ripetuto le insinuazioni razziste già espresse davanti alla National Association of Black Journalists di Atlanta pochi giorni fa: «Non sapevo nemmeno fosse nera...». Unica novità sono le improbabili allusioni all’i…
NEW YORK – Disorientato. È così che le persone più vicine a Donald Trump descrivono il tycoon tre settimane dopo l’apparizione di Kamala Harris sul palcoscenico politico americano. E un crescente nervosismo si va diffondendo fra gli uomini della sua campagna e fra i donatori. Ad almeno due raccolte fondi, a chi gli ha chiesto conto della nuova strategia, lui ha risposto come sempre: “Dobbiamo fermare il furto”. L’allusione è alle elezioni secondo lui “rubate” del 2020, così ha ripetuto a un tavolo col miliardario finanziatore di hedge fund Bill Ackman, l’ad di Cantor Fitzgerald, Howard Lutnick, e Omeed Malik presidente di un altro fondo, 1789 Capital. Lasciandoli piuttosto interdetti.
Interrogato specificamente su quale strategia intendesse usare per battere Kamala, ha ripetuto le insinuazioni razziste già espresse davanti alla National Association of Black Journalists di Atlanta pochi giorni fa: «Non sapevo nemmeno fosse nera...». Unica novità sono le improbabili allusioni all’incostituzionalità della candidatura di Harris.
Di fatto una preparazione alla battaglia da attuare dopo la sconfitta: altra vittoria rubata per cui combattere in strada, perché difficilmente in tribunale può vincere. A poco servono anche i suggerimenti dei suoi strateghi: colpirla su immigrazione e criminalità. Lui già la dipinge come la “liberal di estrema sinistra” che lei non è, ma poi continua a battere sulla razza, che nell’America cosmopolita di oggi, non è esattamente d’aiuto.
Nell’inerzia dei trumpiani, la Harris a lungo ridicolizzata e sottovalutata, sta invece trasformando la competizione con la sua campagna energica: che in poche settimane le ha permesso di riconquistare il terreno perduto da Joe Biden al punto di superare Trump in tre stati chiave: Michigan, Wisconsin e Pennsylvania, dove i sondaggi la danno 50 a 46. Già dimenticato, insomma, il “martirio” di Trump che i repubblicani avevano innalzato a simbolo girando per la loro convention con l’orecchio bendato. I giorni di Milwaukee a metà luglio sono ormai lontani: incapace di ricalibrare la campagna studiata per battere un 81enne, Trump è seriamente in difficoltà e proprio non riesce ad affrontare un’afroamericana di 20 anni più giovane, che invece, col suo vice Tim Walz, prende in giro il ticket repubblicano fin dalla prima ora.
Chiamandolo “weird”, che in inglese significa strano ma in realtà ha un significato più ampio: simile a maniaco e comunque con un connotato sgradevole. Una parola che pure gli esperti di comunicazione approvano: capace di riassumere il concetto di “minaccia alla democrazia” ripetuto da Biden alle masse.
La colpa è anche della scelta del vice, J.D. Vance, il cantore dell’America bianca e povera di Elegia Americana, riconvertitosi in politico pochi anni fa. Dopo aver chiamato Trump “una sorta di Hitler” è diventato il suo più grande fan e ad imporlo è stato proprio il rampollo del tycoon Don Jr. che lo ha descritto come candidato anti-establishment. Prendendosi addirittura gioco in un post su X di quel Murdoch un tempo “kingmaker” «che non l’avrebbe voluto». La scelta non sembra pagare. Affermazione goffe e storie poco lusinghiere su J.D. – compresa quella di un certo affare con un divano di casa - continuano ad emergere. Mentre la frase su Kamala “gattara senza figli” ha solleticato la fantasia delle amanti dei gatti – lobby a dir poco potente – ora coalizzate contro di lui con meme e battute. Esponente dell’ultradestra, lui prova a ribattere. Lo ha fatto anche ieri sera in televisione, parlando a Cnn.
Intervistato da Dana Bash è andato all’attacco: “Harris e Walz possono chiamarmi come gli pare. Sono solo due persone a disagio nella loro pelle, perché sono a disagio con le loro posizioni politiche. E quindi insultano invece di dire al popolo americano come pensano di rendere le loro vite migliori». Ma proprio mentre l’intervista andava in onda una sua presunta vecchia foto dei tempi dell’università, dove lo si vede vestito da donna a una festa di carnevale, è diventata virale: assunto che non è detto sia vera, non ci sarebbe in realtà niente di male.
Se non che stride col machismo ostentato. Sempre ieri un post di Trump sul suo social Truth ha avuto un notevole effetto boomerang: ha addirittura sostenuto che Kamala usa l’Intelligenza Artificiale per mostrare folle che nella realtà non esistono. Suscitando l’ilarità della rete.