“Mai così tanti dovettero così tanto a così pochi”. Le parole che Winston Churchill ha dedicato ai piloti degli Spitfire che salvarono la Gran Bretagna dall’invasione nazista si adattano perfettamente alla missione di un reparto israeliano: gli ufficiali e i tecnici che gestiscono il sistema Arrow.
Sono stati loro nella notte del 13 aprile a spazzare via la falange di missili balistici scagliati dall’Iran e saranno loro a dover spezzare la punta più pericolosa della rappresaglia attesa di ora in ora. Iron Dome è diventata celebre perché distrugge le ondate di piccoli razzi con ogive di pochi chili, ma Arrow è l’unico strumento al mondo in grado di intercettare ordigni con quintali di tritolo. I missili balistici infa…
“Mai così tanti dovettero così tanto a così pochi”. Le parole che Winston Churchill ha dedicato ai piloti degli Spitfire che salvarono la Gran Bretagna dall’invasione nazista si adattano perfettamente alla missione di un reparto israeliano: gli ufficiali e i tecnici che gestiscono il sistema Arrow.
Sono stati loro nella notte del 13 aprile a spazzare via la falange di missili balistici scagliati dall’Iran e saranno loro a dover spezzare la punta più pericolosa della rappresaglia attesa di ora in ora. Iron Dome è diventata celebre perché distrugge le ondate di piccoli razzi con ogive di pochi chili, ma Arrow è l’unico strumento al mondo in grado di intercettare ordigni con quintali di tritolo. I missili balistici infatti sono un’arma semplice e terribile: partono verso l’alto a velocità enormi, percorrono una parabola che esce dall’atmosfera e poi piombano sui bersagli a oltre 5.000 chilometri orari. Alla testata esplosiva si aggiunge l’energia cinetica, con l’effetto di sbriciolare interi palazzi, senza risparmiare i rifugi costruiti nelle cantine.
La genesi
Proprio come gli Scud che nel 1991 Saddam Hussein tirò a decine contro Tel Aviv. Per dissuadere altri dittatori dall’imitarlo, con una campagna di disinformazione in quei giorni si fece sapere che le batterie terra-aria Patriot trasferite dagli Usa avevano fatto fuori molti dei missili iracheni. Non era vero e lo choc di quegli attacchi inarrestabili contro la popolazione inerme ha fatto immediatamente nascere il programma Arrow.
Lo ha ricordato il padre del progetto, Uzi Rubin, 87 anni, che all’epoca era un dirigente civile del ministero della Difesa: «Mi convocarono in una riunione d’urgenza: il cancelliere tedesco Helmut Khol aveva promesso di aiutarci a realizzare una barriera contro gli Scud e bisognava nominare un responsabile. Accanto a me c’erano due generali, ma il numero uno del ministero mi guardò negli occhi: “Vogliamo che sia tu”. È stata una sorta di promozione sul campo di battaglia».
I costi
In realtà poi dalla Germania non ci sono stati contributi significativi e costruire un sistema antimissile mobile è stata un’impresa colossale: nessun Paese c’era mai riuscito e i costi per sviluppare le tecnologie dei radar e degli intercettori – che in tre-quattro minuti devono calcolare la traiettoria del bersaglio e centrarlo al millimetro correndo a 10mila chilometri orari - sono stati faraonici, tanto da spaccare i governi e causare l’ostilità dei vertici militari che ipotizzavano una spesa di dieci miliardi di dollari. Rubin sottolinea l’importanza della spinta di Yitzhak Rabin, che prima era contrario ad Arrow ma una volta diventato premier lo ha sostenuto con tutto l’impegno. Washington ha poi concesso gran parte dei fondi e in cinque anni il prototipo è stato testato anche se è stato necessario aspettare il 2000 per abbattere un simulacro di Scud.
Arrow 3
Quella versione – chiamata Arrow 2 – colpiva i missili nella fase di rientro e adesso è stata affiancata dal modello 3 che li può disintegrare fuori dall’atmosfera: la prima arma spaziale in assoluto. Sul funzionamento non ci sono state certezze fino allo scorso novembre: il primo successo è stato l’abbattimento di un ordigno degli Houti, quindi la raffica del 13 aprile con trenta-quaranta bersagli neutralizzati. Questa volta rischia di essere peggio. Rubin ha evidenziato come nell’offensiva di aprile metà delle bombe volanti degli ayatollah fosse precipitata per difetti tecnici ma nella stessa occasione gli iraniani hanno saputo schierare centinaia di lanciatori mobili, impossibili da scoprire fino all’accensione dei motori. E molti temono che stiano per entrare in campo missili più potenti, come i Khorramshahr con quasi due tonnellate di tritolo che viaggiano a 16 volte la velocità del suono.
Per questo il compito di Arrow è decisivo anche il principale avversario dello schermo anti-missile sono state le forze armate: la filosofia delle Israeli Defence Forces ha sempre privilegiato l’attacco sulla difesa. Ma Rubin è riuscito a imporre la sua visione sul cambiamento delle guerre mediorientali: in passato gli eserciti arabi avevano cercato di sconfiggere Israele in un confronto militare mentre ora la minaccia è rivolta soprattutto contro i civili. E, come ha detto spesso - la preoccupazione principale resta Hezbollah, che dal Libano può scagliare oltre mille razzi al giorno: «Sarebbe un volume di fuoco pazzesco. L’unico modo di contrastarlo è un mix di misure offensive e difensive, attive e passive. Ad esempio incursioni contro le loro postazioni: anche se non puoi eliminarle tutte, puoi ridurre il ritmo dei lancia».
Rubin sostiene che servirebbero più batterie di Arrow e Iron Dome «ma se chiedete ai nostri generali vi diranno che sono già troppe»: in realtà non bastano per mettere l’intera nazione sotto una cupola e quindi bisogna scegliere cosa salvaguardare: «Come puoi condurre una guerra senza elettricità? Devi prima preservare la tua capacità di continuare a combattere. Acqua, cibo, gas e altre risorse arrivano ai soldati dalle aziende civili». E questo lo sanno anche i miliziani sciiti.