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La doppia missione dell’Uss Georgia: un solo sommergibile contro Iran e Russia

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Con i suoi 145 missili cruise Tomahawk a lunga gittata (fino a 1.400 km) può colpire entrambi i paesi
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La risposta americana alla doppia minaccia sta navigando nella profondità del Mediterraneo orientale. È l’Uss Georgia, un sottomarino nucleare lungo 170 metri che può restare in immersione per mesi, senza mai svelare la sua posizione: è una gigantesca base missilistica con una potenza di fuoco sufficiente a condurre un intero conflitto. A bordo trasporta 154 cruise Tomahawk, che può scagliare sette per volta rimanendo in immersione: ognuno ha una testata con 450 chili di esplosivo e può colpire a circa 1400 chilometri di distanza. Un raggio di azione che gli permette di tenere sotto tiro le regioni occidentali dell’Iran e la fascia meridionale della Russia: un deterrente rivolto su entrambi i fronti della sfida.

I so…

La risposta americana alla doppia minaccia sta navigando nella profondità del Mediterraneo orientale. È l’Uss Georgia, un sottomarino nucleare lungo 170 metri che può restare in immersione per mesi, senza mai svelare la sua posizione: è una gigantesca base missilistica con una potenza di fuoco sufficiente a condurre un intero conflitto. A bordo trasporta 154 cruise Tomahawk, che può scagliare sette per volta rimanendo in immersione: ognuno ha una testata con 450 chili di esplosivo e può colpire a circa 1400 chilometri di distanza. Un raggio di azione che gli permette di tenere sotto tiro le regioni occidentali dell’Iran e la fascia meridionale della Russia: un deterrente rivolto su entrambi i fronti della sfida.

I sottomarini statunitensi

Invisibili e temibili, gli Stati Uniti hanno solo quattro sottomarini di questo tipo che sono stati protagonisti della campagna contro Gheddafi in Libia nel 2011 e della ritorsione contro il regime di Damasco nel 2017. I loro movimenti vengono sempre tenuti segreti ma tre giorni fa il Pentagono ha rivelato che l’Uss Georgia si trova nelle acque di Cipro. Era il modo di trasmettere un messaggio all’Iran ma soprattutto ad Hezbollah, nel tentativo di dissuaderli dalla rappresaglia contro Israele.

La Us Navy ha spiegato che il sommergibile aveva condotto un’esercitazione - oltre che con alcuni alleati, tra cui gli incursori italiani - con le squadre da ricognizione della task force dei marines schierata a largo del Libano: sono i commandos che sbarcano di nascosto per individuare i bersagli e fornire le coordinate per gli attacchi dei cruise.

Obiettivo variabile

In pochi minuti però il sottomarino può cambiare obiettivi e inserire nel sistema di navigazione dei Tomahawk le posizioni delle infrastrutture più significative di Teheran: i depositi dell’arsenale dei Guardiani della Rivoluzione, porti, aeroporti, centrali di comando, laboratori del programma nucleare. Alcuni dei missili imbarcati sul sommergibile sono dotati di un’ogiva che penetra nel terreno e nel cemento, in modo da distruggere bunker e magazzini sotterranei. Le caverne dove sono piazzati gli ordigni balistici e le gallerie che custodiscono i droni sarebbero devastate dalle ondate scagliate dall’Uss Georgia, come nella scena finale del sequel di “Top Gun”.

Come nel film, l’operazione sarebbe sincronizzata con i cacciabombardieri F18 Hornet, che devono eliminare le batterie contraeree. La portaerei Roosvelt è alle porte del Golfo Persico ma ha trasferito parte dei suoi jet a terra, nelle basi degli alleati arabi. La mossa era stata decisa per aumentare la possibilità di intercettare i droni iraniani nella prospettiva di un assalto contro Israele, ripetendo la barriera di squadriglie che già nella notte del 13 aprile hanno decimato lo sciame fatto decollare dai Guardiani della Rivoluzione. Ora gli stessi velivoli possono passare dalla difesa all’attacco, compiendo raid sul territorio di Teheran: uno scenario nefasto, perché provocherebbe una guerra aperta tra Usa e Iran. Non a caso, la portaerei Lincoln e altri due cacciatorpediniere stanno raggiungendo i tre schierati - assieme ad altrettanti incrociatori - dal Pentagono in Medio Oriente. Negli aeroporti giordani, sauditi, qatarini ed emiratini ci sono poi un centinaio tra F22 Raptor, F15E ed F16: una forza aerea che la Repubblica islamica non può contrastare.

Più complesso è ipotizzare un intervento militare americano contro la Russia come reazione a un bombardamento di Kiev. Nell’ottobre 2022, quando la disfatta a Kherson ha fatto temere che Putin potesse usare armi nucleari tattiche contro l’Ucraina, Washington fece sapere al Cremlino che ci sarebbe stata una risposta con armi convenzionali ma pesantissima. Anche in quel caso, gli Stati Uniti facevano affidamento soprattutto sui missili di un sottomarino gemello dell’Uss Georgia: lanciarli dal Mediterraneo però richiederebbe l’autorizzazione della Turchia o della Grecia, che non sembrano disposte a guastare i rapporti con Mosca. Ma in questo agosto drammatico però non sappiamo cosa stia accadendo a Mosca e quali siano i piani della rappresaglia promessa dal nuovo Zar dopo l’offensiva contro Kursk. La dottrina russa permette l’uso di testate nucleari quando viene minacciata la sovranità e l’integrità del Paese: contrariamente al passato, il Cremlino in questi giorni non ha mai evocato l’atomica. E le preoccupazioni di alcuni analisti nascono proprio da questo silenzio.

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