GERUSALEMME – Piani di difesa aggiornati, frenetici contatti tra leader mondiali, fonti di intelligence sempre più numerose che lanciano l’allarme. Ore di tensione in Israele proprio nel giorno già considerato dalla tradizione ebraica come il più triste dell’anno, il 9 del mese di Av, in cui si piange la distruzione del grande Tempio di Gerusalemme, la prima volta per mano dei babilonesi nel VI secolo a.C. e la seconda dai Romani nel I secolo d.C. Una data di cui si era già parlato all’indomani dell’eliminazione del leader di Hamas Ismail Haniyeh nel cuore di Teheran, due settimane fa, proprio per il suo valore simbolico e che nella giornata di ieri ha acquisito concretezza, con le forze di sicurezza israeliane in stato di massima allerta e il pressing diplomatico sull’Iran per fermare l’escalation.
GERUSALEMME – Piani di difesa aggiornati, frenetici contatti tra leader mondiali, fonti di intelligence sempre più numerose che lanciano l’allarme. Ore di tensione in Israele proprio nel giorno già considerato dalla tradizione ebraica come il più triste dell’anno, il 9 del mese di Av, in cui si piange la distruzione del grande Tempio di Gerusalemme, la prima volta per mano dei babilonesi nel VI secolo a.C. e la seconda dai Romani nel I secolo d.C. Una data di cui si era già parlato all’indomani dell’eliminazione del leader di Hamas Ismail Haniyeh nel cuore di Teheran, due settimane fa, proprio per il suo valore simbolico e che nella giornata di ieri ha acquisito concretezza, con le forze di sicurezza israeliane in stato di massima allerta e il pressing diplomatico sull’Iran per fermare l’escalation.
Secondo il beninformato giornalista israeliano Barak Ravid, il regime degli ayatollah avrebbe preparato una quantità di droni e missili balistici ancora maggiore di quelli lanciati contro Israele il 13 aprile. Altri ufficiali citati da Fox hanno parlato di un attacco previsto entro 24 ore.
Il conto alla rovescia
Così, se negli scorsi giorni si era diffusa l’impressione che Teheran potesse rinunciare alla vendetta per il colpo subito sul proprio territorio, e che il maggior rischio per Israele fosse rappresentato dagli Hezbollah libanese, nel giro di poche ore il sentimento si è ribaltato e l’impressione è che Gerusalemme possa ritrovarsi da un momento all’altro al centro di una guerra totale. Così l’Idf ha proibito al personale dell’aereonautica di lasciare il Paese e il capo di Stato maggiore ha approvato nuovi piani di difesa multifronti, mentre il Segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin ha ordinato alla portaerea Uss Lincoln di spostarsi rapidamente verso il Medio Oriente.
A muoversi sono stati anche i leader politici internazionali: durante la giornata, Regno Unito, Germania e Francia avevano rilasciato una nota congiunta per chiedere all’Iran di astenersi dall’attacco, un messaggio ribadito in serata da un comunicato condiviso anche Stati Uniti e Italia dopo una conversazione collettiva con Joe Biden, in attesa, giovedì, della possibile ripresa dei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza.
«Noi, leader di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Italia, abbiamo discusso della situazione in Medio Oriente ed espresso il nostro pieno sostegno agli sforzi in corso per allentare le tensioni e raggiungere un cessate il fuoco e un accordo di rilascio degli ostaggi a Gaza», si legge nella dichiarazione, che prosegue ribadendo «il sostegno alla difesa di Israele dall’aggressione iraniana e dagli attacchi dei gruppi terroristici sostenuti dall’Iran»; e con l’invito all’Iran a ritirare le sue minacce. Sviluppi che arrivano mentre gli Stati Uniti tentano di bloccare la mano lunga della Repubblica islamica anche su un altro fronte, quello della guerra nell’est Europa, con Teheran che sarebbe pronta a fornire centinaia di missili balistici alla Russia, eventualità nei confronti dei quali Washington ha espresso «profonda preoccupazione».
Intanto Israele aspetta, ma non si ferma: non sono state modificate le linee guida per i civili, le scuole estive rimangono aperte, così come i posti di lavoro, le località di vacanza (almeno quelle fuori dalla portata dei razzi quotidiani di Hezbollah al Nord), e i mezzi di trasporto. Nella consapevolezza, dopo dieci mesi di guerra in cui è accaduto di tutto, che l’attacco potrebbe anche ritardare ancora. O magari non arrivare.