"Travestiti da mendicanti e fruttivendoli, così le forze speciali israeliane hanno ucciso Deif”
di Enrico FranceschiniMembri dell'unità Duvdevan delle forze speciali israeliane, specializzata in azioni dietro le linee nemiche, resa celebre dalla serie televisiva "Fauda", entrati a Gaza travestiti da mendicanti, fruttivendoli e profughi palestinesi, per osservare da vicino i movimenti del bersaglio. Cacciabombardieri rimasti per sette ore ad alta quota, in modo da risultare invisibili, in attesa del momento per lanciare missili in rapida successione su tre target diversi: il luogo in cui si trovava il bersaglio, le vie di accesso per bloccare i soccorsi e il bunker sotterraneo dove il bersaglio avrebbe potuto nascondersi. Infine, una via di fuga cambiata all'ultimo momento per i commando travestiti da palestinesi, per via di mare anziché per via di terra, al fine di evitare che rimanessero intrappolati dal nemico.
Così il 13 luglio Israele ha eliminato Mohammed Deif, capo militare di Hamas e cervello del massacro di 1200 civili israeliani del 7 ottobre scorso che ha messo in moto la guerra di Gaz…
Membri dell'unità Duvdevan delle forze speciali israeliane, specializzata in azioni dietro le linee nemiche, resa celebre dalla serie televisiva "Fauda", entrati a Gaza travestiti da mendicanti, fruttivendoli e profughi palestinesi, per osservare da vicino i movimenti del bersaglio. Cacciabombardieri rimasti per sette ore ad alta quota, in modo da risultare invisibili, in attesa del momento per lanciare missili in rapida successione su tre target diversi: il luogo in cui si trovava il bersaglio, le vie di accesso per bloccare i soccorsi e il bunker sotterraneo dove il bersaglio avrebbe potuto nascondersi. Infine, una via di fuga cambiata all'ultimo momento per i commando travestiti da palestinesi, per via di mare anziché per via di terra, al fine di evitare che rimanessero intrappolati dal nemico.
Così il 13 luglio Israele ha eliminato Mohammed Deif, capo militare di Hamas e cervello del massacro di 1200 civili israeliani del 7 ottobre scorso che ha messo in moto la guerra di Gaza. Lo rivelano indiscrezioni pubblicate dal Jewish Chronicle, settimanale ebraico londinese solitamente molto bene informato, fornendo particolari inediti su una rischiosa operazione che ha permesso al governo di Gerusalemme di eliminare un terrorista a cui dava la caccia da trent'anni. Una esecuzione mirata, come si dice in gergo militare, che lo Stato ebraico ha annunciato come un importante risultato, ma che ha suscitato accuse per le decine di morti, tra cui numerosi civili palestinesi, uccisi dai missili usati per colpire Deif.
Un danno collaterale, secondo Israele, attribuito al fatto che Hamas si nasconde deliberatamente tra la popolazione della Striscia, trasformando i civili in scudi umani, ma che per una parte dell'opinione pubblica internazionale è stato un prezzo troppo alto da pagare per l'eliminazione di un leader jihadista.
Le rivelazioni del Jewish Chronicle descrivono un'azione complessa che sembra davvero uscita dagli scenari descritti dalla serie "Fauda". Un numero imprecisato di commando dell'unità Duvdevan, membri delle forze speciali che parlano arabo perfettamente, perfino con l'accento di Gaza, era entrato nella Striscia travestendosi da mendicanti, da venditori ambulanti di frutta e ortaggi, da rifugiati palestinesi che avevano perso la casa nel corso del conflitto e delle evacuazioni che ne sono risultate, e da operatori delle ong internazionali che forniscono aiuti.
Grazie all'intelligence raccolta sul campo dai commando travestiti da palestinesi, Israele ha scoperto che Deif lasciava a regolari intervalli il suo nascondiglio in un tunnel da qualche parte a Gaza per andare a fare visita ai civili evacuati ad al-Mawasi, una delle zone umanitarie stabilite dall'esercito israeliano per la popolazione della Striscia. Le spie israeliane hanno appreso che il capo militare di Hamas aveva l'abitudine di recarsi per prima cosa in un appartamento usato da Hamas come base, vicino ad al-Mawasi, per ricevere informazioni sui movimenti delle forze dello Stato ebraico.
Conosciuto come un "maestro dei camuffamenti" per sfuggire a Israele, Deif era sempre estremamente cauto nei suoi spostamenti e prendeva precauzioni di ogni genere per non finire in una trappola. Ma a sua insaputa stavolta la trappola lo stava aspettando.
Aiutati anche da droni-spia, i commando dell'unità Dubdevan, dopo essere entrati clandestinamente nella Striscia, hanno saputo che Deif preparava una visita di questo genere per il 13 luglio. Hanno passato rapidamente l'informazione al comando dell'Idf, le forze armate israeliane. Due caccia israeliani hanno ricevuto l'ordine di sorvegliare ad alta quota la zona, ignorando a che ora Deif sarebbe arrivato. Per sette ore gli aerei sono rimasti in posizione. Poi da terra i commando hanno dato il segnale che il leader militare di Hamas era arrivato nell'appartamento per ricevere rapporto sui movimenti dell'esercito israeliano.
A quel punto è scattata una duplice operazione. I caccia hanno aperto il fuoco, centrando con missili ad alta precisione tre obiettivi uno dopo l'altro: l'appartamento in cui si trovava Deif; le vie di accesso per impedire che, nel caso fosse sopravvissuto alla prima salva di razzi, eventuali soccorritori lo aiutassero a fuggire; infine, con un missile speciale in grado di penetrare qualsiasi difesa, un bunker sotterraneo, della cui esistenza e collocazione le forze speciali israeliane erano venute a conoscenza, qualora Deif lo avesse scelto come estremo rifugio. La morte di Rafa Salama, il vice di Deif, è stata confermata quasi subito perché si trovava al primo piano dell'edificio. Per confermare quella di Deif ci sono voluti alcuni giorni perché il suo corpo era sotto una montagna di macerie.
Contemporaneamente al lancio dei missili, è partito l'ordine di fare uscire da Gaza i commando travestiti da palestinesi, sia perché il loro compito era concluso, sia perché, dopo il bombardamento, Hamas avrebbe certamente cercato possibili spie o informatori che avessero segnalato la presenza di Deif. Ma per ragioni non note, forse nel timore che i commando rischiassero di essere scoperti e catturati, o semplicemente per sorprendere l'avversario, all'ultimo momento il piano di fuga dalla Striscia è stato cambiato: i commando non se ne sono andati per terra, come originariamente previsto, bensì dal mare, dirigendosi verso la spiaggia, salendo a bordo di gommoni predisposti per l'uso, e con questi raggiungendo una nave della Marina israeliana che li attendeva al largo.