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Nell’offensiva di Kursk le armi Nato combattono per la prima volta in Russia. E la parte del leone la fanno le forniture europee

Un soldato ucraino sventola la bandiera dietro al cannone di un Challenger 2 fornito da Londra (reuters)

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Il primo tank alleato ad aver varcato i confini della Federazione è il britannico Challenger 2. Gli occidentali hanno vietato a Kiev l’uso di armi strategiche come Storm Shadow, Himars e Atacms. Ma non c’è nessun vincolo per carri armati e blindati
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L’ultimo a varcare la frontiera è stato un Challenger 2 britannico, che potrebbe entrare nella Storia come primo tank della Nato a combattere in territorio russo. La presenza di questi carri armati da 62 tonnellate nell’offensiva di Kursk è stata rivelata dalla propaganda di Mosca: ha diffuso il video di un drone-killer Lancet che ne colpisce uno nella località di Otradnoye. Fonti ufficiali di Londra hanno dichiarato a Sky che non ci sono vincoli all’impiego oltre i confini.I 14 Challenger 2 donati all’Ucraina hanno fatto il loro esordio la scorsa estate durante la fallita operazione per liberare i territori occupati a Sud, con risultati ritenuti deludenti. Si tratta però di uno dei mezzi più moderni e più potenti – ha un cannone da 120 millimetri – in servizio con l’esercito di Kiev. Il fatto che intervenga dopo una settimana nella campagna di Kursk sembra confermare la volontà ucraina di proseguire nell’avanzata, mettendo in campo altre unità scelte: i tank appartengono alla 82ma br…

L’ultimo a varcare la frontiera è stato un Challenger 2 britannico, che potrebbe entrare nella Storia come primo tank della Nato a combattere in territorio russo. La presenza di questi carri armati da 62 tonnellate nell’offensiva di Kursk è stata rivelata dalla propaganda di Mosca: ha diffuso il video di un drone-killer Lancet che ne colpisce uno nella località di Otradnoye. Fonti ufficiali di Londra hanno dichiarato a Sky che non ci sono vincoli all’impiego oltre i confini.I 14 Challenger 2 donati all’Ucraina hanno fatto il loro esordio la scorsa estate durante la fallita operazione per liberare i territori occupati a Sud, con risultati ritenuti deludenti. Si tratta però di uno dei mezzi più moderni e più potenti – ha un cannone da 120 millimetri – in servizio con l’esercito di Kiev. Il fatto che intervenga dopo una settimana nella campagna di Kursk sembra confermare la volontà ucraina di proseguire nell’avanzata, mettendo in campo altre unità scelte: i tank appartengono alla 82ma brigata paracadutisti.

Un tank ucraino nella regione di Kursk (afp)

L’ex ministro della Difesa Ben Wallace ha spiegato al Time che gli ucraini possono agire in Russia “con tutti gli armamenti forniti”. L’unico divieto riguarda i missili a lungo raggio Storm Shadow. E una linea simile viene seguita dagli altri Paesi europei e anche dagli Stati Uniti: Kiev non ha vincoli all’impiego di “mezzi tattici”, ma solo di quei sistemi considerati strategici come gli Storm Shadow, gli Himars e gli Atacms che hanno una portata superiore a 150 chilometri. Proprio i sistemi che il presidente Zelensky ha domandato più volte per riuscire a travolgere le linee russe e trasformare l’affondo di Kursk in un colpo letale per il Cremlino. Finora però la Casa Bianca e le cancellerie europee non hanno cambiato posizione: tutti temono la ritorsione di Putin, che sta già minacciando una rappresaglia feroce

La fabbrica Rheinmetall di Unterluess che produce i tank tedeschi (reuters)

La prima ondata dell’offensiva in terra russa testimonia il peso crescente degli aiuti tedeschi. La Germania dalla fine del 2023 è diventata il principale sostenitore dello sforzo bellico ucraino. Sono stati fotografati numerosi cingolati da combattimento Marder, molto apprezzati dagli ucraini per affidabilità e per il volume di fuoco della mitragliera a tiro rapido da 20 millimetri. Tra cessioni governative e vendite dell’azienda costruttrice Rheinmetall, a Kiev ne sono arrivati ben 140. Sempre Berlino ha donato i Leopard “pioniere”: privi di cannone ma dotati di una ruspa anteriore, sono stati fondamentali per rimuovere gli ostacoli in cemento sul confine e aprire percorsi nei campi minati. Infine sono apparsi alcuni Dingo, furgoni corazzati progettati per resistere allo scoppio di ordigni nascosti lungo le strade: ne sono stati regalati cinquanta.

(afp)

Nelle colonne d’assalto ci sono pure parecchie autoblindo francesi VAB nella versione trasporto truppe con quattro ruote motrici: Parigi ne avrebbe consegnate più di duecento, anche nel modello con cannone da 105 millimetri. Visibile pure il contributo di Varsavia, che ha equipaggiato interi battaglioni meccanizzati: nella battaglia di Kursk ci sono tank PT-91 Twardy, derivati dal T72 sovietico; vecchi cingolati BMP-1 con ancora la mimetizzazione polacca; moderni blindati KTO Rosomak a otto ruote motrici. Ai cannoni semoventi Krab donati dalla Polonia viene attribuita l’imboscata notturna che ha distrutto una fila di tredici camion con i rinforzi russi, provocando centinaia tra morti e feriti: questi obici da 155 millimetri sono stati fotografti in molti punti diversi della regione di Kursk e sembrano fornire il supporto d’artiglieria più massiccio.

Un Humvee ucraino nei pressi del confine russo (afp)

La massa più consistente di armamenti resta quella americana: dalle autoblindo Stryker ai cingolati Bradley, dai fuoristrada Humvee ai veicoli a prova di mina Maxxpro Mrap. E ci sono pure parecchi Reshel Senator spediti dal governo canadese. Ma per la prima volta dall’inizio della guerra, sul campo di battaglia sembrano imporsi quantità e qualità dei materiali consegnati dai Paesi europei. In sostanza, la partecipazione dei mezzi agli scontri in territorio russo evidenzia indirettamente i nuovi assetti della Ue della Difesa, che hanno come protagonisti Berlino, Varsavia e Parigi: un ruolo leader che negli scorsi mesi le ha spinte ad incrementare le donazioni di sistemi bellici all’Ucraina.

E le forniture italiane? Contrariamente a quello che avviene negli altri Paesi, da noi tutto è segreto. Stando alle indiscrezioni, gli aiuti per l’esercito siano stati deliberati soprattutto durante il governo Draghi: stiamo quindi parlando di consegne completate entro la primavera 2023. Quali? Tanti vecchi obici pesanti FH 70 e semoventi M109, entrambi da 155 millimetri; una manciata di moderni semoventi PZH2000 e lanciarazzi multipli MLRS; un numero imprecisato di cingolati M113 e di fuoristrada Lince. Sono stati impiegati in maniera intensiva nei combattimenti del Donbass, logorando macchine spesso costruite mezzo secolo prima. Proprio la loro natura “rustica” ha spesso permesso agli ucraini di ripararle in officine improvvisate, assemblando pezzi prelevati dagli apparecchi danneggiati. Un mese fa sui social sono comparse le foto di un cannone FH70 distrutto nella regione di Donetsk e di un M109 in azione in quella di Lugansk.

(afp)

Si vedono più spesso alcuni obici made in Italy che sembravano appartenere al passato remoto. Sono i piccoli 105 millimetri progettati dalla Oto Melara negli anni Cinquanta per gli alpini, chiamati “someggiati” perché potevano venire smontati e trasportati dai muli. Gli ucraini ne hanno ottenuti alcuni dalla Spagna e sono rimasti colpiti dalla robustezza e dalla facilità nel trasferirli all’interno delle città assediata dai russi: pesano soltanto dieci quintali. Adesso li stanno comprando ovunque ne trovano – erano stati adottati da una trentina di Paesi - pagandoli a caro prezzo. Anche il nostro esercito, che li usava solo per cerimonie come le salve dal Gianicolo per l’insediamento del presidente della Repubblica, li ha tirati fuori dai magazzini e studia come rivitalizzarli in attesa di rinnovare l’artiglieria.

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