Biden: “Mai così vicini all’accordo”. Ma Hamas frena le speranze su Gaza
di Rossella TercatinGERUSALEMME — Due giorni descritti come seri e costruttivi e caratterizzati da un’atmosfera di ottimismo. Due giorni in cui è stata discussa una proposta che per i mediatori è capace di colmare i divari fra Hamas e Israele, tanto da spingere il presidente americano Biden a sostenere che il cessate il fuoco a Gaza «non è mai stato così vicino». Così si è concluso il nuovo giro di negoziati in Qatar per il cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi israeliani.
«Gli Stati Uniti con il supporto di Egitto e Qatar, hanno presentato a entrambe le parti una proposta-ponte coerente con i principi stabiliti dal presidente Biden il 31 maggio 2024 e con la Risoluzione n. 2735 del Consiglio di sicurezza. Questa si basa su aree di accordo della scorsa settimana e colma le lacune rimanenti in modo da consentire una rapida attuazione dell’accordo», afferma la nota rilasciata al termine della giornata di ieri. «I team continueranno il lavoro tecnico nei prossimi giorni sui dettagli dell’at…
GERUSALEMME — Due giorni descritti come seri e costruttivi e caratterizzati da un’atmosfera di ottimismo. Due giorni in cui è stata discussa una proposta che per i mediatori è capace di colmare i divari fra Hamas e Israele, tanto da spingere il presidente americano Biden a sostenere che il cessate il fuoco a Gaza «non è mai stato così vicino». Così si è concluso il nuovo giro di negoziati in Qatar per il cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi israeliani.
«Gli Stati Uniti con il supporto di Egitto e Qatar, hanno presentato a entrambe le parti una proposta-ponte coerente con i principi stabiliti dal presidente Biden il 31 maggio 2024 e con la Risoluzione n. 2735 del Consiglio di sicurezza. Questa si basa su aree di accordo della scorsa settimana e colma le lacune rimanenti in modo da consentire una rapida attuazione dell’accordo», afferma la nota rilasciata al termine della giornata di ieri. «I team continueranno il lavoro tecnico nei prossimi giorni sui dettagli dell’attuazione, comprese le disposizioni per implementare le ampie disposizioni umanitarie dell’accordo, nonché le specifiche relative agli ostaggi e ai detenuti».
A gettare acqua sul fuoco delle speranze ci ha pensato però Hamas (che non ha partecipato direttamente ai colloqui): «I risultati degli incontri di Doha, di cui siamo stati informati, non includono l’impegno a rispettare quanto concordato il 2 luglio». L’amministrazione americana sta cercando di creare «una falsa atmosfera positiva: non ha realmente l’intenzione di fermare la guerra a Gaza, ma sta solo cercando di guadagnare tempo». Uno stop che tuttavia non cambia la lettura di Washington: «Anche in passato i colloqui sono andati in modo molto simile a quelli odierni: i mediatori discutono risolvendo le questioni, e poi aggiornano i leader di Hamas a Doha che comunicano direttamente con Sinwar per le risposte definitive», ha sintetizzato il portavoce della Casa Bianca John Kirby.
Più esplicito ancora un funzionario della Casa Bianca che era Doha: le dichiarazioni di Hamas di questi giorni non devono essere prese «troppo sul serio. Se dovessero dire di no all’accordo dovrebbero pensare alle conseguenze per la gente di Gaza, perché l’accordo è stabilito ed è pronto per essere implementato».
In serata la delegazione israeliana è rientrata in patria, dove è previsto anche l’arrivo del segretario di Stato Usa Blinken per incontrare Netanyahu lunedì. Mentre il primo ministro del Qatar, Al Thani, ha parlato con le autorità iraniane per aggiornarle sui colloqui e fare pressione per evitare alcuna azione contro Israele con i negoziati in corso.
I colloqui vertevano sul piano in tre tappe proposto dall’amministrazione Biden già a fine maggio: la restituzione di un certo numero di ostaggi nelle cosiddette categorie umanitarie, il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi e una tregua nelle prime sei settimane; il rilascio di tutti gli ostaggi, compresi i soldati, e il ritiro totale dell’esercito da Gaza, a parte una zona cuscinetto, nella fase successiva; e la ricostruzione di Gaza nella terza e ultima fase. Tra i nodi da risolvere, la volontà di Israele di mantenere una presenza militare lungo il confine tra Gaza e l’Egitto (il Corridoio Filadelfi, dove passano la maggioranza delle armi che negli ultimi anni hanno rafforzato Hamas), e di perquisire i palestinesi per permettere loro di tornare nel Nord di Gaza ma senza armi.
Intanto il segretario generale dell’Onu Guterres ha invocato l’avvio di una pausa umanitaria per provvedere alla vaccinazione anti-polio di tutti i bambini della Striscia, dopo l’allarme delle scorse settimane.
Ieri sera Netanyahu ha espresso apprezzamento per gli sforzi dei mediatori: «I nostri principi fondamentali sono ben noti ai mediatori e agli Stati Uniti, e Israele spera che la loro pressione porterà Hamas ad accettare i principi del 27 maggio, in modo che i dettagli dell’accordo possano essere implementati».
I colloqui dovrebbero riprendere al Cairo settimana prossima. L’obiettivo, - dichiarano i rappresentanti di Usa, Egitto e Qatar - è di concludere l’accordo secondo i termini proposti». Poi, l’ultimo avvertimento: «Non c’è altro tempo da perdere né scuse da nessuna delle parti per ulteriori ritardi»