I rancori del presidente messo in disparte. Per Biden un’apparizione-lampo alla Convention democratica di Chicago
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Il tempo di ricevere una standing ovation e farsi riconoscere come salvatore del Partito democratico – se non della Patria - e Joe Biden lascerà la Convention di Chicago, dove il suo intervento è previsto il primo giorno, lunedì. Un’apparizione fugace che secondo Politico dipende soprattutto dal rancore, per niente sopito, che il Presidente nutre nei confronti del suo predecessore, Barack Obama. E soprattutto verso l’ex speaker della Camera, Nancy Pelosi: insomma i fautori, dietro le quinte, del suo defenestramento, pardon, della sua rinuncia alla corsa alla Casa Bianca.
President Biden, svelano almeno tre fonti a lui vicine ovviamente in maniera anonima, si è in realtà fatto una ragione della necessità di passare il testimone. Non ce l’ha con Kamala, che vede come sua erede, e in privato ha detto pure che, fosse stato in Pelosi, probabilmente avrebbe fatto lo stesso dopo la sua performance disastrosa al dibattito contro Donald Trump di Atlanta. Non perdona però ai suoi ex …
NEW YORK – Il tempo di ricevere una standing ovation e farsi riconoscere come salvatore del Partito democratico – se non della Patria - e Joe Biden lascerà la Convention di Chicago, dove il suo intervento è previsto il primo giorno, lunedì. Un’apparizione fugace che secondo Politico dipende soprattutto dal rancore, per niente sopito, che il Presidente nutre nei confronti del suo predecessore, Barack Obama. E soprattutto verso l’ex speaker della Camera, Nancy Pelosi: insomma i fautori, dietro le quinte, del suo defenestramento, pardon, della sua rinuncia alla corsa alla Casa Bianca.
President Biden, svelano almeno tre fonti a lui vicine ovviamente in maniera anonima, si è in realtà fatto una ragione della necessità di passare il testimone. Non ce l’ha con Kamala, che vede come sua erede, e in privato ha detto pure che, fosse stato in Pelosi, probabilmente avrebbe fatto lo stesso dopo la sua performance disastrosa al dibattito contro Donald Trump di Atlanta. Non perdona però ai suoi ex alleati i modi in cui il regicidio è stato condotto.
È dunque arrabbiato con Nancy Pelosi per aver ordito quella che lui considera una vera, spietata, congiura per spingerlo ad abbandonare la gara: creando le condizioni per un ammutinamento non solo contro un presidente in carica, ma contro colui che per decenni era stato un sincero amico.
I fatti non lo smentiscono. Secondo le persone a lui vicine, nello scorso mese di luglio, dopo quasi due settimane di tentativi di rassicurare i democratici, la sua candidatura si era riconsolidata. Fino alla mattina del 10: quando Pelosi è apparsa nel seguitissimo programma tv "Morning Joe", affermando ripetutamente che non avrebbe sostenuto l’ostinazione di Biden nel perseguire la candidatura. Aprendo la porta ad affermazioni simili da parte di altri democratici e donatori. E infatti il presidente è irritato pure con l’ex leader della maggioranza al Senato, Chuck Schumer, che ha subito seguito Pelosi.
Che qualcosa fra i due si sia rotto è evidente. L’ex Speaker, impegnata in un lungo tour promozionale del suo libro "The Art of Power” – dove mette in piazza momenti imbarazzanti della presidenza Trump, come la sua bambinesca ostinazione a sostenere “Ho vinto io il voto popolare” e lei ogni volta costretta a smentirlo “No, non lo hai vinto” – interrogata dai giornalisti mostra tutto il suo imbarazzo. In un’intervista con la radio pubblica Npr ha addirittura ammesso: “Non dormo la notte all’idea che Biden possa avercela con me”. Arrampicandosi sugli specchi, come ha fatto rispondendo a Cnbc a chi le chiedeva se si fossero parlati: “Non sono più Speaker e non ho più facile accesso al presidente...”. Praticamente ammettendo che lui non risponde alle sue telefonate.
Il “dispiacere” di Biden è chiaramente emerso in una intervista tv andata in onda su Cbs il weekend scorso, dove l’ha citata esplicitamente: «Ho temuto che se fossi rimasto in gara, quello sarebbe stato l’unico argomento. Mi avreste intervistato sul perché Nancy Pelosi ha detto, perché Nancy ha fatto - e ho pensato che sarebbe stata una brutta distrazione».
L’inquilino della Casa Bianca è offeso pure col suo ex boss: Barack Obama non lo ha mai chiamato, risvegliando in Old Joe quel vecchio senso di tradimento mai sopito, di quando nel 2016 il primo presidente afroamericano gli preferì sostenere Hillary Clinton come candidata. E lei perse. Biden, poi, ha sempre mal digerito lo staff “snob” e “intellettuale” di Obama da cui si sentiva trattato con sufficienza: e non è particolarmente felice che molti di loro ora siano entrati a far parte della campagna di Kamala, scavalcando le persone a lui più vicine.
Certo, all’indomani delle debacle di Atlanta, Obama ha immediatamente twittato in suo sostegno. Poi, però, mentre l’opinione pubblica lo massacrava, è rimasto sempre in silenzio. Il rapporto fra i due, d’altronde, è sempre stato più complicato di quanto sembri. Sono umanamente vicini (Obama si offrì perfino di pagare l’ipoteca sulla casa che Biden era stato costretto a fare per pagare le cure del figlio Beau, poi morto di tumore nel 2015), ma le tensioni politiche hanno nel frattempo scavato una frattura enorme.