Trump studia i dem incollato alla tv e medita di richiamare “i pirati di Bannon”
di Gianni RiottaCHICAGO — «Cosa fa il presidente? Guarda la Convenzione democratica di Kamala Harris in televisione, che altro?». Un amico di Donald Trump, dalla Quinta Avenue di New York alla magione di Mar-a-Lago in Florida, sorride quando gli domandiamo del leader repubblicano. «Donald accende la tv alle 6 del mattino, menu fisso Morning Joe condotto da Joe Scarborough su Msnbc, per sentire che aria tira fra i liberal, poi cambia canale, verso i conservatori di Fox&Friends. Anche alla Casa Bianca, fino ai meeting delle 9 solo tv.
Quel che vede in onda non piace a Donald Trump. Con la Convenzione dei rivali che debutta a Chicago, i sondaggi danno in rimonta la vicepresidente Harris, la corsa alla Casa Bianca, persa da Biden, è riaperta. Al box di Fox News, nell’arena United Center dove giocano a basket i poderosi Chicago Bulls, si aggiravano ieri tecnici delle luci, con un reporter veterano a rispondere al telefono febbrile. La questione è: durano LaCivita e Wiles? O Trump si affida a Lew…
CHICAGO — «Cosa fa il presidente? Guarda la Convenzione democratica di Kamala Harris in televisione, che altro?». Un amico di Donald Trump, dalla Quinta Avenue di New York alla magione di Mar-a-Lago in Florida, sorride quando gli domandiamo del leader repubblicano. «Donald accende la tv alle 6 del mattino, menu fisso Morning Joe condotto da Joe Scarborough su Msnbc, per sentire che aria tira fra i liberal, poi cambia canale, verso i conservatori di Fox&Friends. Anche alla Casa Bianca, fino ai meeting delle 9 solo tv.
Quel che vede in onda non piace a Donald Trump. Con la Convenzione dei rivali che debutta a Chicago, i sondaggi danno in rimonta la vicepresidente Harris, la corsa alla Casa Bianca, persa da Biden, è riaperta. Al box di Fox News, nell’arena United Center dove giocano a basket i poderosi Chicago Bulls, si aggiravano ieri tecnici delle luci, con un reporter veterano a rispondere al telefono febbrile. La questione è: durano LaCivita e Wiles? O Trump si affida a Lewandosky e Stone? Rispondi al dilemma e hai la strategia repubblicana dei 79 giorni che mancano al voto. Click e si ricomincia, Chicago passa dal diluvio, all’arcobaleno, al sole, gli adorati Cubs del baseball sotto 0 a 1 contro i Blue Jays di Toronto, mentre scriviamo, metropolitana L affollata dai tifosi, la politica a tormentarsi: che farà Trump?
LaCivita e Wiles sono Chris LaCivita e Susie Wiles, lui italoamericano di seconda generazione, ex marine ferito nella prima guerra del Golfo, consulente politico che nel 2004, con la campagna di disinformazione Swift Boat, affossa la candidatura del democratico John Kerry, eroe del Vietnam, facendolo passare da vigliacco e regalando la vittoria a G.W. Bush; lei figlia di un asso del football, consigliera del vecchio Reagan, capace di trasformare la Florida, da stato incerto, a feudo repubblicano, reclutando giovani ispanici e neri alle urne.
Affidandosi a LaCivita e Wiles Trump 2024 puntava sui professionisti contro i “pirati”, come li irridono a Fox, i trumpiani della prima ora, Steve Bannon, in galera per frode, Roger Stone, condannato per falso in atto pubblico e graziato dal presidente, Corey Lewandowski, cervello della disfatta di Clinton 2016, cacciato con ignominia per molestie sessuali nel 2021 dal club dei finanziatori, con il portavoce trumpiano Taylor Budowich a giurare compunto «Lewandowsky? Non avrà mai più a che fare con noi!». “Mai” è però parola effimera, muta alla velocità con cui Trump cambia canale: ieri Lewandowsky, Budovich e l’esperto di social media Tim Murtaugh, lavoravano fianco a fianco per risolvere il rebus: come battere la risorta Kamala Harris?
Quando Trump era avanti nei sondaggi su Biden, i pragmatici LaCivita e Wiles avevano adottato una tattica prudente, «possiamo fare il giro di campo trionfale, i democratici non hanno chance di vittoria», niente eccessi, Trump meno esposto, meno aggressivo. I giorni che affolleranno i manuali di storia politica, dal dibattito Titanic di Joe Biden, 27 giugno, all’epica reazione di Trump a pugno chiuso, sopravvivendo al killer, 13 luglio, fino al passo d’addio di Biden, 21 luglio, preceduto tre giorni prima dal malcerto discorso del candidato repubblicano alla Convenzione di Milwaukee, azzerano i cauti approcci di LaCivita e Wiles.
Malmostoso, rinchiuso nello studio con i monitor tv on, sotto scorta ubiqua del Servizio Segreto, Donald Trump freme. L’estremista di destra Nick Fuentes lo irrita online - cosa ti salta in testa di scegliere per vice quel Vance, ha la moglie di colore e indiana! Non ti voto basta -, mentre la setta dei disinformatori QAnon si dibatte convulsa - se Dio ha salvato Trump a Butler, che fare per lui? - si chiede Joe Rambo, «È l’ora dei Patrioti» ribatte Dave Hayes, fino alla risposta teocratica dallo pseudonimo TruthHammer «Trump è l’Unto del Signore. Amen».
Lewandowsky, Stone, Bannon, se qualche WhatsApp del guru che sedusse la destra d’Italia riesce a bucare la censura nel carcere del Connecticut, la pensano come i fedeli QAnon, «Trump deve essere Trump, all’attacco e basta». LaCivita e Wiles girano solerti a Trump tabulati noiosi: «Dal 2021 a oggi l’inflazione vola al 20%, batti questo tasto e Kamala si affossa». Lewandowsky manda soffiate agli amici di Fox: «Boys sono io al comando capito? quei due fuori dalle p…». Il duro Steven Cheung si scatena «Dem Bastardi vigliacchi», con i social di Harris a replicargli: «Trump? Senile».
Al Lincoln Project, think tank filo Harris, vi sussurrano - guerra civile trumpiana in corso! Un nostro spot suggerisce che LaCivita e Wiles trattano Trump da vecchio babbione, Donald impazzisce, vuol denunciarci!. Trump taglia corto: «Tutti ai propri posti», senza licenziare nessuno, per la prima volta dal 2016. Telecomando in pugno rimugina: tornare se stesso o ascoltare Chris e Susie?
X @riotta