Il terzo e ultimo ponte sul Seim è stato distrutto ieri mattina: i Mig-29 ucraini lo hanno buttato giù con bombe di precisione statunitensi, chiudendo in una sacca i reparti di Mosca schierati tra il fiume e il confine a Glushkovo. I genieri hanno allestito un pontone di barche per mantenere i collegamenti, ma la situazione russa peggiora. Non è chiaro se l’esercito di Kiev scatenerà una manovra a tenaglia, come indicherebbero l’occupazione del villaggio di Visnevka e gli scontri a Tetkino, per sbaragliare questi battaglioni prima che possano ritirarsi. Oppure se vuole aggirarli, lasciandoli senza rifornimenti, per concentrarsi sulla cittadina di Korenevo.
A due settimane dall’inizio dell’offensiva, i generali di Zelensky hanno ancora l’iniziativa: decidono dove portare l’attacco, impedendo agli avversari di reagire. Il Cremlino sta facendo affluire rinforzi sempre più numerosi: mette insieme piccole unità dell’esercito, prelevate da tutta la Russia. Altre arrivano dalla regione …
Il terzo e ultimo ponte sul Seim è stato distrutto ieri mattina: i Mig-29 ucraini lo hanno buttato giù con bombe di precisione statunitensi, chiudendo in una sacca i reparti di Mosca schierati tra il fiume e il confine a Glushkovo. I genieri hanno allestito un pontone di barche per mantenere i collegamenti, ma la situazione russa peggiora. Non è chiaro se l’esercito di Kiev scatenerà una manovra a tenaglia, come indicherebbero l’occupazione del villaggio di Visnevka e gli scontri a Tetkino, per sbaragliare questi battaglioni prima che possano ritirarsi. Oppure se vuole aggirarli, lasciandoli senza rifornimenti, per concentrarsi sulla cittadina di Korenevo.
A due settimane dall’inizio dell’offensiva, i generali di Zelensky hanno ancora l’iniziativa: decidono dove portare l’attacco, impedendo agli avversari di reagire. Il Cremlino sta facendo affluire rinforzi sempre più numerosi: mette insieme piccole unità dell’esercito, prelevate da tutta la Russia. Altre arrivano dalla regione di Kharkiv, da Avdiivka o da Zaporizhzhia: nessuna finora è stata spostata dalla prima linea del Donbass. Ci sono poi squadroni della Guardia Nazionale e formazioni di volontari. In tutto sarebbero intervenuti circa settemila soldati. Sono anche molto più attivi gli elicotteri da combattimento, i cacciabombardieri e i razzi a lungo raggio Tornado: non bastano però a frenare le incursioni degli ucraini, che scatenano imboscate lungo le strade con droni o artiglieria.
Cercando di decifrare il piano del comando di Kiev, si nota che - come da manuale - sta consolidando i fianchi dell’avanzata, oltrepassando Sudzha a Sud e accerchiando Korenevo a Nord. Può essere la premessa per lanciare una seconda ondata in direzione di Kursk e della sua centrale nucleare. Allo stesso tempo, può servire per arroccarsi nel territorio conquistato e obbligare i russi a una lunga battaglia.
«Se i nostri alleati avessero tolto il divieto all’uso degli armamenti sul territorio di Mosca - ha dichiarato ieri Zelensky - non ci sarebbe stato bisogno di questa offensiva. Il concetto illusorio delle cosiddette linee rosse riguardo alla Russia, che ha condizionato la condotta del conflitto, ora è crollato dalle parti di Sudzha». Ma mai come ora i timori di una ritorsione del Cremlino sono altissimi nelle cancellerie occidentali: questa è la crisi peggiore per la credibilità di Putin.