Chicago – Bernie Sanders inquadra così la sfida del 5 novembre: «George Bush era un repubblicano conservatore, ma non un fascista. Trump invece lo è. È pericoloso e va assolutamente fermato». Quindi il senatore del Vermont spiega che non si riferisce alla replica della Marcia su Roma, ma alla tenuta della democrazia: «Trump mente, al punto di negare la presenza di migliaia di persone ai comizi di Kamala Harris. Se riesce a convincere i suoi sostenitori di una bugia così banale, immaginate cosa farà se perderà le elezioni per pochi voti. Ha già detto che vuole distruggere molte istituzioni americane, e per farlo non ha bisogno di consultarsi con nessuno nel suo partito, che non esiste più, o in Congresso. Ciò che esce dalla sua bocca è legge, è l’unica verità esistente. Questo è fascismo, è molto rischioso, e perciò va fermato ad ogni costo eleggendo Harris e Walz».
Incontriamo il senatore del Vermont all’evento organizzato da Progressive Democrats of America, stati generali della sini…
Chicago – Bernie Sanders inquadra così la sfida del 5 novembre: «George Bush era un repubblicano conservatore, ma non un fascista. Trump invece lo è. È pericoloso e va assolutamente fermato». Quindi il senatore del Vermont spiega che non si riferisce alla replica della Marcia su Roma, ma alla tenuta della democrazia: «Trump mente, al punto di negare la presenza di migliaia di persone ai comizi di Kamala Harris. Se riesce a convincere i suoi sostenitori di una bugia così banale, immaginate cosa farà se perderà le elezioni per pochi voti. Ha già detto che vuole distruggere molte istituzioni americane, e per farlo non ha bisogno di consultarsi con nessuno nel suo partito, che non esiste più, o in Congresso. Ciò che esce dalla sua bocca è legge, è l’unica verità esistente. Questo è fascismo, è molto rischioso, e perciò va fermato ad ogni costo eleggendo Harris e Walz».
Incontriamo il senatore del Vermont all’evento organizzato da Progressive Democrats of America, stati generali della sinistra, dove risponde alle domande del giornalista di The Nation John Nichols e del pubblico: «Il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, nel Paese più ricco al mondo. La nostra battaglia è contrastare gli oligarchi, i grandi media privati, l’establishment democratico e repubblicano. Le buone notizie sono la rinascita dei sindacati e l’agenda progressista di Biden, ereditata da Harris».
Quale agenda,senatore?
«Aumentare le pensioni, espandere l’assistenza sanitaria del Medicare alle cure dentali e oculistiche, alzare le tasse dei più ricchi e il salario minimo. Secondo i nostri sondaggi, il 70% degli americani è favorevole a queste iniziative, inclusi molti repubblicani. Bisogna però sconfiggere l’1% dei più ricchi, che non è mai stato così bene nella storia del Paese e quindi vuole conservare lo status quo».
Come vuole cambiare il Partito democratico?
«Le mie campagne presidenziali del 2016 e 2020 si basavano sulla spinta ad aprire la porta alla classe lavoratrice, ai giovani, ai neri. Siamo stati fermati dalla lobby del denaro. Biden aveva promesso di essere il presidente più progressista da Roosevelt, e per molti versi ha mantenuto la parola. Ora dobbiamo proseguire le riforme, affinché quello democratico diventi il partito della gente che lavora per vivere, non dei più ricchi».
Qualche cambiamento è già iniziato?
«Il numero di candidati delle minoranze che vengono eletti al Congresso, e ora Kamala per la Casa Bianca. È rivoluzionario».
Ma siete in disaccordo con la sua politica estera.
«Chi aveva ragione durante le proteste del 1968 a Chicago? I giovani che manifestavano contro il Vietnam. La mia generazione, tanti amici che non sono mai tornati a Casa. Abbiamo provocato milioni di morti per paura dell’effetto domino, e ora questi paesi fanno accordi commerciali con noi. E poi Allende, il Salvador, Mossadegh in Iran, la Guerra del Golfo, l’Afghanistan, adesso i miliardi a Netanyahu per colpire Gaza. Troppe volte siamo stati dalla parte sbagliata della storia, serve una discussione».
Come giudica il passaggio da Biden a Harris?
«Conosco Joe da molto, è stato il presidente più progressista nella storia moderna di questo Paese, il primo a partecipare a uno sciopero. Con lui abbiamo varato 1,9 trilioni di dollari dell’American Rescue Plan, ridotto la povertà infantile del 40% e la disoccupazione, allargato la sanità. Passata l’emergenza del Covid, era pronto a fare di più con il piano Build Back Better, bloccato dai due senatori democratici vicini alle corporation, Manchin e Sinema. Kamala è la sua erede e può realizzare questi piani, perciò dobbiamo fare tutto il possibile affinché vinca. Io ho fatto, faccio e farò campagna per lei ovunque serva».