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Barack Obama e Michelle alla convention per lanciare Kamala Harris: “Yes she can, con lei è tornata la speranza”

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La candidata Dem ha conquistato ufficialmente la nomination nelle scorse settimane, ma a Chicago si è tenuta una roll call celebrativa. L’ex first lady : “Chi lo dice a Trump che il lavoro a cui punta è un lavoro da neri?”
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CHICAGO - Il ritorno della "speranza", quella che Barack Obama aveva acceso negli americani nel 2008. Perché "yes, she can", Kamala Harris può battere Donald Trump, mettendo fine all’incubo che da quasi un decennio ormai minaccia di cambiare il volto dell’America, facendo prevalere egoismo, rabbia e rancore, sui "migliori angeli" di questa nazione invocati dal presidente Lincoln mentre la Guerra Civile la divorava. La serata degli Obama alla Convention di Chicago si può riassumere così. Uno scatto per lanciare la corsa del "ticket" democratico, unendo i temi alti agli attacchi più ironici e feroci, contro l’instabile e pericoloso avversario repubblicano.

"Qualcosa di magico - ha detto l’ex first lady Michelle, presentandosi sul palco tra gli applausi - sta accadendo, non solo in questo stadio ma fuori da qui. La speranza sta tornando".

Usa 2024, ovazione per gli Obama alla Convention dem. Michelle presenta Barack…

CHICAGO - Il ritorno della "speranza", quella che Barack Obama aveva acceso negli americani nel 2008. Perché "yes, she can", Kamala Harris può battere Donald Trump, mettendo fine all’incubo che da quasi un decennio ormai minaccia di cambiare il volto dell’America, facendo prevalere egoismo, rabbia e rancore, sui "migliori angeli" di questa nazione invocati dal presidente Lincoln mentre la Guerra Civile la divorava. La serata degli Obama alla Convention di Chicago si può riassumere così. Uno scatto per lanciare la corsa del "ticket" democratico, unendo i temi alti agli attacchi più ironici e feroci, contro l’instabile e pericoloso avversario repubblicano.

"Qualcosa di magico - ha detto l’ex first lady Michelle, presentandosi sul palco tra gli applausi - sta accadendo, non solo in questo stadio ma fuori da qui. La speranza sta tornando".

Usa 2024, ovazione per gli Obama alla Convention dem. Michelle presenta Barack sul palco: "L'amore della mia vita"

Vestita di nero, con un’acconciatura di capelli più aggressiva del passato, quella che molti democratici avevano sperato diventasse la candidata al posto di Biden, ha invece tirato la volata all’ex procuratrice della California: "Kamala Harris, la mia ragazza, è più che pronta a diventare presidente.È la più qualificata ed è quella con più dignità".

La moglie del primo presidente nero degli Stati Uniti era diventata famosa con lo slogan secondo cui quando gli avversari politici volavano basso, colpendo in maniera vergognosa, lei rispondeva andando in alto. Non è più così, o almeno non solo. Perché dopo gli attacchi a Barack, accusato di non essere nato negli Usa; l’assalto al Congresso, e tutto il resto accaduto durante la presidenza Trump; e ora i nuovi insulti razzisti e sessisti contro Kamala, Michelle non ci sta più a trattenersi. Perciò sfotte l’avversario, che qualche giorno fa aveva cercato di attaccare Biden e Harris accusandoli di regalare agli immigrati illegali i "lavori per neri". Ma "chi glielo dice, adesso, che il lavoro a cui punta è un lavoro da neri?".

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Alla battuta, però, è seguito subito l’attacco al tycoon per le sue insinuazioni, secondo cui Kamala e altri democratici "non sono veri americani": "Nessuno ha il monopolio per stabilire cosa significhi essere americano, nessuno". Quindi ha aggiunto: "Far sentire le persone piccole è vergognoso, non è un comportamento da presidenti".

Sommersa dagli applausi, Michelle ha introdotto e abbracciato sul palco il marito. "Mi sento pieno di speranza", ha detto lui. Ripetendo lo scherzo fatto nel 2004 a Boston, dove aveva pronunciato il discorso che lo aveva lanciato verso il Senato e poi la Casa Bianca, ha detto: "Questa convention porta fortuna ai ragazzini con i nomi strani", tipo Barack o Kamala.

Obama è stato considerato il regista occulto dell’operazione per far ritirare il candidato vincitore delle primarie, ma ieri sera lo ha omaggiato così: "La mia scelta migliore, quando sono stato eletto presidente, è stato nominare Joe Biden come vice. Una persona capace di grande empatia e moralità". Quindi ha aggiunto: "La storia ricorderà Biden come un presidente che ha difeso la democrazia, in un momento di grande pericolo".

Subito dopo, però, anche lui ha puntato la mira contro l’avversario repubblicano: "Donald Trump non fa altro che lamentarsi dei suoi problemi, inventare folli teorie cospirazioniste, ed essere ossessionato dalle dimensioni delle folle". E qui ha aggiunto un gesto con cui ha lasciato pensare che non si riferisse solo alle dimensioni delle folle. I delegati hanno risposto con un forte "buuu", ma lui ha subito replicato: "Non fate buuu, votate!" Il motivo è evidente: "Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di caos, mugugni e lamentele, da parte di un miliardario che pensa solo a se stesso. Abbiamo già visto quel film, e sappiamo che il sequel di solito è peggio". Perciò ha suggerito all’America quale dovrebbe essere il suo futuro: "Siamo pronti per la presidente Kamala Harris". Per farlo ha rispolverato il suo storico motto "yes we can", adattandolo in "Yes she can".

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Sono diversi i veterani di quell’avventura che oggi lavorano per Harris e Walz, a conferma che il partito è tornato nelle mani degli Obama. La manager della campagna O’Malley Dillon, la consigliera Cutter, e soprattutto il responsabile della strategia per gli stati chiave, quel David Plouffe che aveva guidato la corsa di Barack alla Casa Bianca: "Siamo già riusciti - ha detto a Axios - a ridisegnare la geografia della campagna. Un mese fa, gli stati chiave di Nevada, Arizona, Georgia e North Carolina sembravano perduti, ma ora sono nuovamente in gioco, insieme al Blue Wall di Michigan, Pennsylvania e Wisconsin".

Ieri sera, però, Obama ha avuto un compito assai più complesso di fornire un po’ di consiglieri e suggerimenti, puntando invece a ricostruire la coalizione che gli aveva fatto vincere le presidenziali due volte, per metterla ora al servizio di Harris. Quando Biden ha annunciato il ritiro, lui è stato fra gli ultimi leader del partito ad appoggiarla. Ha detto di averlo fatto perché voleva svolgere il compito del padre nobile che riunificava i democratici, ma i maligni avevano sospettato altro. Come prima cosa, dopo aver preferito Hillary Clinton al suo vice Biden nel 2016, non voleva interpretare ancora il ruolo dell’accoltellatore. Allora aveva commesso un errore fatale, perché magari Joe non avrebbe perso gli stati del Blue Wall e la Casa Bianca, e adesso non intendeva ripeterlo. Altri poi sostenevano che volesse mini primarie per selezionare un altro candidato, magari sua moglie, perché in realtà non aveva fiducia in Kamala.

Tutte queste speculazioni, o gratuite malignità, sono scomparse ieri sera, quando lui e Michelle hanno usato la loro popolarità per lanciare un nuovo movimento. Hanno separato Harris da Biden, per proiettarla verso il futuro. Il rinascimento della speranza generata dalla sua candidatura nel 2008, con l’aggiunta del fatto non insignificante di essere donna, e quindi magari di poter sfondare quel soffitto di vetro che Hillary non era riuscita ad infrangere. Battendo ancora Trump, non solo perché lui minaccia la democrazia, ma anche perché lei incarna lo spirito migliore del "villaggio luminoso in cima alla collina", riuscito finora a restare la nazione indispensabile proprio per la capacità costante di tenere aperta la porta a chi vuole condividerne il sogno, e rinnovarsi.

Nelle stesse ore Harris e Walz erano a Milwaukee, per un comizio nel palazzo dello sport dove un mese fa Trump aveva tenuto la sua convention. Quindi una doppia presenza in contemporanea, a Chicago e nello stato chiave del Wisconsin, dove ancora una volta hanno dimostrato di riuscire a radunare folli anche superiori a quelle del rivale. Quindi Kamala, dopo aver accettato in diretta la nomination da Chicago, lo ha avvertito: "Ieri, senza neanche un momento di esitazione, Donald Trump ha riposto no a chi gli chiedeva se avesse dei rimpianti per l'abolizione della Roe v. Wade. Nessun rimpianto. Bene, ci assicureremo che ne paghi le conseguenze a novembre".

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