L’oro olimpico Steve Kerr trascina i Dem alla Convention: chi è il coach che spaventa la destra americana
di Massimo BasileCHICAGO – I Democratici gli avevano chiesto di venire alla convention di Chicago e lui ha detto: perché no? Per la gioia dei trumpiani, da sempre terrorizzati dalla sua presenza. “È buffo ritrovarsi qui - ha confessato Steve Kerr, coach del Team Usa oro alle Olimpiadi di Parigi - come sapete qui sono successe molte cose. Ai più giovani dico, googolate ‘Michael Jordan’ e lì troverete molte cose”. In fondo non era di casa allo United Center, l’arena da ventimila posti che ospita l’evento? Il resto dell’anno è la casa dei Bulls di basket, e trent’anni fa era la tana insuperabile della squadra di “Air” Jordan, capace di vincere tre titoli consecutivi tra il ’96 e il ’98. Steve Kerr segnò il canestro decisivo nella vittoria contro Utah, nel 1997, su passaggio di Jordan. E la palestra che ospita la sala stampa della convention è quella dove MJ gli tirò un pugno in faccia durante un allenamento.
Kerr è ancora ovunque a Chicago, ma stavolta c’era un motivo in più per dire sì: battere Don…
CHICAGO – I Democratici gli avevano chiesto di venire alla convention di Chicago e lui ha detto: perché no? Per la gioia dei trumpiani, da sempre terrorizzati dalla sua presenza. “È buffo ritrovarsi qui - ha confessato Steve Kerr, coach del Team Usa oro alle Olimpiadi di Parigi - come sapete qui sono successe molte cose. Ai più giovani dico, googolate ‘Michael Jordan’ e lì troverete molte cose”. In fondo non era di casa allo United Center, l’arena da ventimila posti che ospita l’evento? Il resto dell’anno è la casa dei Bulls di basket, e trent’anni fa era la tana insuperabile della squadra di “Air” Jordan, capace di vincere tre titoli consecutivi tra il ’96 e il ’98. Steve Kerr segnò il canestro decisivo nella vittoria contro Utah, nel 1997, su passaggio di Jordan. E la palestra che ospita la sala stampa della convention è quella dove MJ gli tirò un pugno in faccia durante un allenamento.
Kerr è ancora ovunque a Chicago, ma stavolta c’era un motivo in più per dire sì: battere Donald Trump. “Non avrei mai immaginato di ricevere l’invito per venire qui”, ha confessato.“Avevo capito subito - ha aggiunto - che era troppo importante da cittadino per non parlare qui. Questa è una elezione dal significato enorme”.
Da capo allenatore Kerr ha conquistato anche quattro campionati Nba con i Golden State Warriors diventando il più vincente della sua generazione, lui che è nato nel 1965. E da “collega” ha promosso un altro coach, il vice di Kamala Harris, il governatore del Minnesota Tim Walz, che ha un passato da allenatore della squadra di liceo di football, condotta in tre anni da un record negativo di 27 sconfitte e zero vittorie a squadra campione statale.
“Da coach a coach - ha detto Kerr - quel ragazzo è fantastico”. Poi gli ha dato qualche consiglio, parlando dell’importanza del “gioco di squadra”, anche se ha scherzato sul fatto che la fase difensiva di Walz "avesse fatto desiderare nel ’99”. Kerr è l'uomo che spaventa la destra americana per un motivo: non è attaccabile quando si schiera con i neri, perché lui è bianco. Non è Colin Kaepernik, l’afroamericano messo ai margini della Nfl. È la voce bianca dell’America contro Trump e i razzisti, contro i cultori delle armi e dell’odio, lui che nell’83 aveva perso il padre, docente universitario a Beirut, ucciso da due persone legate a Hezbollah.
Dopo la strage alla scuola elementare di Uvalde, Texas, nel 2022 Kerr si rifiutò di parlare di basket in una conferenza stampa: “Negli ultimi dieci giorni - disse - abbiamo avuto anziani neri uccisi in un supermercato a Buffalo, parrocchiani di una chiesa asiatica uccisi nel sud della California, e ora una strage di bambini a scuola”. Mentre un altro guru della Nba, Gregg Popovich, ha definito Trump un “codardo senz’anima”, Kerr si è concesso il lusso di essere stato il primo coach a saltare, con tutta la squadra, la tradizionale visita alla Casa Bianca dei campioni Nba. Allora il presidente era Trump.
Il tycoon rispose attaccando lui e la Nba, cosa che ha fatto dell’allenatore dei Warriors il simbolo della lega sportiva più liberal d’America. “Questa - disse anni fa alla Cnn - è una delle ragioni per cui tutti noi e la nostra squadra abbiamo avuto un rapporto difficile con il presidente, perché invece di unire e cercare di calmare la tempesta, l’ha creata, e lo ha fatto di continuo”. “Pubblica post pieni di insulti - aggiunse - ha usato la parola ‘’figlio di puttana’ parlando dei giocatori di football che hanno protestato contro la brutalità della polizia”.
Anni dopo, Kerr ha trovato, oltre a Kamala Harris, anche il “coach giusto” per guidar e il Paese: Walz. Ogni passaggio del suo intervento è stato salutato da un’ovazione. E con il finale alla Kerr che ha trascinato tutta l’arena, come ai tempi dei Bulls. Quando, alla fine l'allenatore ha detto: “Citando le parole del grande Steph Curry (autore dei canestri decisivi alle Olimpiadi, ndr), possiamo dire a Donald Trump, vai a nanna”. E con le mani chiuse a libro, ha appoggiato la guancia come fosse su un cuscino.