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Chris Coons: “Da presidente, Harris difenderà Kiev. E su Gaza è con Biden per il cessate il fuoco”

Chris Coons (afp)

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L’intervista al prossimo possibile segretario di Stato Usa. “Con Trump a rischio sia l’investimento fatto dall’intero Occidente in Ucraina, sia il valore della Nato”
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CHICAGO — «Non ho alcun dubbio che un’amministrazione Harris collaborerebbe fortemente con la Nato per la difesa dell’Ucraina, consolidando l’alleanza con gli europei. Quanto a Gaza, l’accordo per il cessate il fuoco è pronto, manca solo il sì di Hamas».

Per tutti coloro che sono interessati a capire quale sarebbe la politica estera di una Casa Bianca guidata da Kamala Harris, è utile ascoltare con attenzione le garanzie offerte da Chris Coons, perché a partire dal prossimo gennaio sulla poltrona del segretario di Stato potrebbe sedersi lui. Il senatore del Delaware, membro di rango nella Commissione Esteri della Camera alta, è forse l’alleato più stretto di Joe Biden in Parlamento. Il presidente lo aveva considerato come capo della diplomazia, ma poi gli aveva preferito Blinken, dicendogli «ho bisogno di te al Congresso».

Lui ha ubbidito, diventando il braccio destro del capo della Casa Bianca al Senato, dove in passato aveva costruito anche il suo rapporto personale con la co…

CHICAGO — «Non ho alcun dubbio che un’amministrazione Harris collaborerebbe fortemente con la Nato per la difesa dell’Ucraina, consolidando l’alleanza con gli europei. Quanto a Gaza, l’accordo per il cessate il fuoco è pronto, manca solo il sì di Hamas».

Per tutti coloro che sono interessati a capire quale sarebbe la politica estera di una Casa Bianca guidata da Kamala Harris, è utile ascoltare con attenzione le garanzie offerte da Chris Coons, perché a partire dal prossimo gennaio sulla poltrona del segretario di Stato potrebbe sedersi lui. Il senatore del Delaware, membro di rango nella Commissione Esteri della Camera alta, è forse l’alleato più stretto di Joe Biden in Parlamento. Il presidente lo aveva considerato come capo della diplomazia, ma poi gli aveva preferito Blinken, dicendogli «ho bisogno di te al Congresso».

Lui ha ubbidito, diventando il braccio destro del capo della Casa Bianca al Senato, dove in passato aveva costruito anche il suo rapporto personale con la collega della California Harris. Ora il suo nome è tornato a circolare nei corridoi come possibile segretario di Stato, in caso di vittoria, insieme a quelli del direttore della Cia Bill Burns e del consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan. Il vantaggio di Coons, se i repubblicani conquistassero la maggioranza al Senato, è che avrebbe più possibilità di essere confermato dagli ex colleghi senza troppi problemi. Camminando fuori dall’aula della Convention, Coons accetta di parlare con Repubblica per spiegare dove potrebbe andare la politica estera della nuova amministrazione democratica.

Cosa farebbe la presidente Harris in Ucraina?

«Se andate a riascoltare il discorso che aveva tenuto come vice presidente alla conferenza sulla sicurezza di Monaco nel febbraio scorso, potete constatare che era stata molto chiara e molto energica riguardo alla sua intenzione di continuare a sostenere la nostra lotta al fianco della Nato, per garantire che la democrazia sopravviva in Ucraina e per respingere l’aggressione della Russia».

In gioco a novembre ci sarà anche il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Europa, non solo riguardo l’Ucraina e la Russia, ma anche per le relazioni transatlantiche in generale e con l’Unione Europea in particolare. Cosa si aspetta su questo terreno?

«Harris è sempre stata molto chiara anche sulla volontà di continuare la nostra partnership con l’Europa, allo scopo di promuovere i nostri valori condivisi. Quindi non ho alcun dubbio che una sua amministrazione collaborerebbe fortemente con la Nato per la difesa dell’Ucraina, ma in generale con gli alleati europei su tutte le questioni e gli interessi che ci legano a loro».

Questo rapporto rischierebbe di essere compromesso dalla rielezione di Trump?

«Ho seri dubbi sul fatto che J.D. Vance, mio collega al Senato, e l’ex presidente, farebbero altrettanto. La mia preoccupazione non si basa su un giudizio personale, ma su quello che hanno detto, mettendo in dubbio tanto l’investimento fatto dall’intero Occidente in Ucraina, quanto il valore stesso della Nato».

La guerra a Gaza ha minacciato di stravolgere la Convention di Chicago con le proteste, finora avvenute in tono minore. Cosa farebbe su questo fronte Harris?

«Il presidente Biden, naturalmente con la sua vice, sta lavorando instancabilmente per ottenere un cessate il fuoco. Il piano che ha presentato la Casa Bianca ha ottenuto l’approvazione del G7 e del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Solo Hamas al momento non è d’accordo, ma io rimango fiducioso che ciò accada».

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