GERUSALEMME — Cinque giovani palestinesi vivono insieme nella stessa abitazione: sono tutti imparentati fra loro, e c’è una donna che fa da madre a tutti. Due hanno uno stile di vita secolare, laico diremmo in Occidente: aperti alla politica e al compromesso. Altri due sono religiosi e ribelli. Il quinto, Ahmad, li osserva da fuori, narrando le loro vicende in prima persona, interpretando i loro comportamenti, positivi o negativi, e traendone le conseguenze. Su tutti, protettiva, attenta e sempre presente, vigila la donna - madre e zia - con amore indiscusso e assoluto per ognuno di loro, benché in modo diverso. È la trama di Spine e Garofani, romanzo pubblicato clandestinamente nel 2004. Autore, un detenuto di massima sicurezza delle carceri israeliane, che era riuscito a far uscire il testo pagina per pagina (335 in tutto) tramite avvocati e familiari: era Yahya Ibrahim Sinwar, oggi l’uomo più ricercato di Israele.
Durante i suoi 22 anni in carcere, Sinwar scrisse cinque libri…
GERUSALEMME — Cinque giovani palestinesi vivono insieme nella stessa abitazione: sono tutti imparentati fra loro, e c’è una donna che fa da madre a tutti. Due hanno uno stile di vita secolare, laico diremmo in Occidente: aperti alla politica e al compromesso. Altri due sono religiosi e ribelli. Il quinto, Ahmad, li osserva da fuori, narrando le loro vicende in prima persona, interpretando i loro comportamenti, positivi o negativi, e traendone le conseguenze. Su tutti, protettiva, attenta e sempre presente, vigila la donna - madre e zia - con amore indiscusso e assoluto per ognuno di loro, benché in modo diverso. È la trama di Spine e Garofani, romanzo pubblicato clandestinamente nel 2004. Autore, un detenuto di massima sicurezza delle carceri israeliane, che era riuscito a far uscire il testo pagina per pagina (335 in tutto) tramite avvocati e familiari: era Yahya Ibrahim Sinwar, oggi l’uomo più ricercato di Israele.
Durante i suoi 22 anni in carcere, Sinwar scrisse cinque libri: due sono in realtà traduzioni dall’ebraico all’arabo di due testi considerati dei classici da chi segue la storia dei servizi segreti israeliani. Rise and Kill first di Yacob Peri, primo capo dello Shin Bet nato in Israele, e Shin Bet among the ruins del suo successore Carmi Gillon: entrambi i testi furono trovati e sequestrati dalle sentinelle. Non andò così per i tre romanzi, che in modo diverso raccontano la nascita e lo sviluppo della lotta armata in Palestina e riuscirono a uscire dalla cella ed essere pubblicati.
A esaminarli in un lungo articolo su Maariv, nei giorni scorsi, è stato Jacky Hugi, esperto di affari arabi che ha avuto accesso a tutti i testi e si è tuffato nella lettura alla ricerca di indizi sulla personalità di Sinwar. «Mostrano che ha iniziato a prepararsi alla leadership dal momento stesso in cui si unì all’ala militare di Hamas e ancora di più durante i suoi anni in carcere», è la conclusione del giornalista.
L’attività letteraria del capo di Hamas non deve stupire troppo: nato nel ’62 nel campo profughi di Khan Yunis, prima di unirsi al gruppo fondato dallo sceicco Yassin, Sinwar si era laureato in Lingua e Letteratura araba all’università di Gaza. Che fosse un avido lettore e un attento studioso della lingua ebraica fu una delle prime cose che chi lo interrogava notò di lui in carcere.
Fra i cinque libri, uno in particolare racconta il suo autore. Si tratta appunto di Spine e Garofani, ispirato a un’opera del premio Nobel per la Letteratura egiziano Nagib Mahfouz. Il romanzo ha al centro la matriarca della famiglia (personificazione della Palestina) e Ahmad, il narratore, che è la voce dell’autore e, pur non partecipando direttamente alle azioni che si svolgono intorno a lui, le racconta con dovizia di particolari: attentati suicidi, rapimenti, omicidi. E assieme ad esse racconta gli uomini che le hanno rese possibili: Ahmed Yassin, il fondatore di Hamas, e i suoi luogotenenti, in particolare “l’Ingegnere”, responsabile per le azioni militari del gruppo. Non si tratta di una grande opera letteraria a giudizio di Hugi ma – ammette il giornalista – è comunque un risultato importante per un uomo che, dalla cella, riesce a documentare con precisione la lotta armata intorno a lui. Lo scopo è dare vita a un romanzo-documento per le generazioni future, una sorta di testo-guida a metà fra la fiction e la realtà. «Sinwar sa come creare una tensione narrativa e in parte sa anche come dar vita ai suoi personaggi», scrive Hugi.
È difficile dire se i libri offrano oggi una prospettiva valida sul loro autore: Sinwar smise di scrivere presto per dedicarsi alla scalata al potere interno ad Hamas. E subito dopo subì un’operazione per un cancro al cervello che, pur salvandogli la vita, ne modificò la personalità, racconta chi lo conobbe allora. L’uomo di oggi resta in buona parte un mistero.