Ue, von der Leyen nei guai: quasi tutti i candidati commissari proposti dai Paesi sono uomini
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniPARIGI – Quando era ministra della Famiglia, Ursula von der Leyen vinse la battaglia contro il sessismo nel suo partito e riempì la Germania di asili nido e le tasche delle mamme di sgravi e bonus per i bimbi. La cristianodemocratica è sempre stata il simbolo delle battaglie femministe (poche, per la verità) della prima cancelliera donna, Angela Merkel. Eppure, la seconda legislatura come presidente della Commissione europea dell’orgogliosa madre di sette figli che ha sempre fatto delle politiche di conciliazione una sua bandiera, è cominciata malissimo. Politico ha ironizzato sulle scelte parlando di una “festa della salsiccia”.
Von der Leyen ha raccolto finora i desiderata di sedici Paesi per i commissari. E quasi tutti hanno allegramente ignorato finora la sua richiesta di avanzare una doppia candidatura, un uomo e una donna, per garantire un equilibrio di genere nella nuova Commissione. La lista fa impressione. L’Austria, Cipro, la Repubblica ceca, la Francia, la Grecia, l’Ungheri…
PARIGI – Quando era ministra della Famiglia, Ursula von der Leyen vinse la battaglia contro il sessismo nel suo partito e riempì la Germania di asili nido e le tasche delle mamme di sgravi e bonus per i bimbi. La cristianodemocratica è sempre stata il simbolo delle battaglie femministe (poche, per la verità) della prima cancelliera donna, Angela Merkel. Eppure, la seconda legislatura come presidente della Commissione europea dell’orgogliosa madre di sette figli che ha sempre fatto delle politiche di conciliazione una sua bandiera, è cominciata malissimo. Politico ha ironizzato sulle scelte parlando di una “festa della salsiccia”.
Von der Leyen ha raccolto finora i desiderata di sedici Paesi per i commissari. E quasi tutti hanno allegramente ignorato finora la sua richiesta di avanzare una doppia candidatura, un uomo e una donna, per garantire un equilibrio di genere nella nuova Commissione. La lista fa impressione. L’Austria, Cipro, la Repubblica ceca, la Francia, la Grecia, l’Ungheria, l’Irlanda, la Lettonia, la Lituania, il Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, la Polonia, la Romania, la Slovacchia, la Slovenia hanno proposto esclusivamente un uomo come futuro commissario in rappresentanza dei loro Paesi. E a questi sedici se ne aggiungeranno a breve altri due, annunciatissimi: l’Italia e la Danimarca.
Le rare presenze femminili saranno la candidata della Spagna, l’ex vicepremier Teresa Ribeira, quella della Svezia, ossia l’attuale ministra agli Affari europei Jessika Roswall, la prescelta della Finlandia, l’europarlamentare Henna Virkkunen, quella della Croazia, la commissaria uscente Dubravka Suica, mentre l’Estonia ha indicato già da mesi l’ex premier Kaja Kallas che è anche stata issata su una poltrona di peso, quella di Alto rappresentante della Ue.
Il quadro, insomma, è desolante. Se il Parlamento europeo – ed è un pesantissimo “se”, visto lo squilibrio di genere conclamato e il nervosismo che comincia a serpeggiare a Strasburgo – dovesse confermare tutti i candidati maschili, il nuovo esecutivo brussellese sarebbe composto per due terzi da uomini. Uno smacco, per von der Leyen. Che potrà sempre decidere di assegnare alle rarissime donne dei portafogli pesanti, ma non potrà evitare di consegnarne qualcuno anche ai commissari uomini, vista la preponderante superiorità numerica.
Intanto Politico ha raccolto varie voci critiche sul triste andazzo nelle capitali. “I paesi membri dovrebbero fare ciò che Ursula von der Leyen gli ha chiesto, ossia di farle due nomi”, ha dichiarato l’europarlamentare spagnola Lina Gàlvez, che presiede il Comitato per la parità di genere. Ma finora quasi tutti i governi europei hanno deciso di mostrarsi sordi a quella richiesta e di attenersi rigorosamente ai Trattati, come le è stato sfrontatamente fatto notare dal premier irlandese, Simon Harris. E nelle tavole della legge, l’Unione europea si è data la regola che ogni Paese debba fornire un nome. Non necessariamente due. Un appiglio discutibile, nel 2024.
“I candidati uomini ‘deboli’ avranno una vita difficile all’esame de Parlamento europeo e tanti saranno bocciati”, pronostica apertamente Andreas Schieder, europarlamentare austriaco e socialista. Altri sono meno tranchant, ma la ministra per gli Affari europei Anna Luehrmann (Spd) insiste: “la nuova Commissione non può diventare una Commissione di uomini”. Ma forse è un po’ tardi.