CHICAGO — «Beyoncé alla fine non è apparsa sul palco della convention dem. E sa cosa le dico? Meglio. La voce sparsasi nelle ore precedenti all’intervento di Harris ha fatto bene ai Democratici, allargando immensamente l’audience. Di sicuro, molte più persone, e molti più giovani hanno ascoltato il suo intervento. Un ottimo discorso: non ha sbagliato un passaggio». Il mattino dopo l’incoronazione di Kamala Harris a frontrunner del partito democratico, Larry Sabato ha la voce rauca di chi ha passato la notte a far commenti in tv, ma allegra.
Il politologo è a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, autore di numerosi saggi e acuto osservatore della politica americana, che racconta in una newsletter ricca di informazioni, intitolata “Sabato’s Crystal Ball”.
La Convention è finita. Il suo bilancio?
«Una Convention superba, ha davvero posto Harris nel cuore di una difficile campagna. Nomi importanti, messaggi forti e positivi, clima gioioso. Davvero un’atmosfera …
CHICAGO — «Beyoncé alla fine non è apparsa sul palco della convention dem. E sa cosa le dico? Meglio. La voce sparsasi nelle ore precedenti all’intervento di Harris ha fatto bene ai Democratici, allargando immensamente l’audience. Di sicuro, molte più persone, e molti più giovani hanno ascoltato il suo intervento. Un ottimo discorso: non ha sbagliato un passaggio». Il mattino dopo l’incoronazione di Kamala Harris a frontrunner del partito democratico, Larry Sabato ha la voce rauca di chi ha passato la notte a far commenti in tv, ma allegra.
Il politologo è a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, autore di numerosi saggi e acuto osservatore della politica americana, che racconta in una newsletter ricca di informazioni, intitolata “Sabato’s Crystal Ball”.
La Convention è finita. Il suo bilancio?
«Una Convention superba, ha davvero posto Harris nel cuore di una difficile campagna. Nomi importanti, messaggi forti e positivi, clima gioioso. Davvero un’atmosfera che dà nuove speranze al Paese e rimanda al mittente la visione fosca di Donald Trump: basta con la rabbia e le lamentele, è il tempo dell’azione. Il tutto, messo in piedi in un solo mese. Già solo questo mostra quello che questa nuova squadra è in grado di fare».
La parte difficile inizia ora...
«Certo, le elezioni non sono vinte, sarà comunque un testa a testa. Però nell’ultimo mese le prospettive politiche dei Democratici si sono completamente ribaltate. Passando da una sconfitta annunciata alla possibilità concreta di vincere conquistando alcuni Stati incerti. E c’è altro: in Stati dove la vittoria Repubblicana era certa, ora è possibile giocarsela fino all’ultimo voto. Noi del Center for Politics, per dire, abbiamo spostato lo stato della Carolina del Nord dalla casella “potenzialmente Repubblicano” a quella di “Toss-up”, conteso».
Cosa deve fare Harris per vincere?
«Essere solida nei suoi messaggi, continuando a viaggiare in lungo e in largo: i suoi comizi, così simili a concerti, sono coinvolgenti, la gente ne esce energizzata, ne parla agli amici, ai vicini di casa. In un’elezione dove ogni voto conta, è importante. E poi deve concentrarsi sul dibattito del 10 settembre: non le sarà difficile controbattere le bugie di Trump, ma non deve sottovalutarlo. Lui lotta per la sopravvivenza, potrebbe assestarle qualche colpo basso».
Nel frattempo Trump cosa farà?
«La frustrazione della sua campagna è stata resa evidente dalla quantità di mail e messaggi che hanno mandato già durante il discorso di Kamala, e in generale in questi giorni di Convention. Trump ha ancora armi per colpire l’avversaria. Ma la verità è che non è in grado di usarle. Con Biden fuori dalla scena ora è lui l’anziano, e il suo messaggio è vecchio, trito e anche triste. Personalmente penso che gli indecisi non siano rabbiosi quanto la base estremista di Trump, ma vogliosi di scrivere un nuovo futuro. E quel sogno Harris può realizzarlo».