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Mirsky: “Sul 7 ottobre e palestinesi Kamala Harris ha detto cose importanti. In Israele la ascolteranno”

(afp)

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Intervista allo studioso di Medio Oriente. “Per gli israeliani è molto importante quando un leader straniero mostra di comprendere le posizioni del loro Paese”
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GERUSALEMME — Il diritto di Israele a difendersi, con il sostegno degli Usa. Ma allo stesso tempo, il diritto alla dignità, libertà e sicurezza dei palestinesi. Sono parole pesanti quelle che Kamala Harris ha pronunciato a Chicago. «Parole che qui sono state accolte molto bene. La maniera in cui la Convention ha dato spazio al tema degli ostaggi, contenuto le proteste più radicali e infine il discorso pronunciato da Harris rendono difficile a chiunque dire che i Democratici sostengono posizioni antisemite», ci spiega Yehudah Mirsky, professore di Studi mediorientali della Brandeis University, che su questi temi ha lavorato al dipartimento di Stato Usa negli anni dell’Amministrazione Clinton.

Qual è la prima impressione che le hanno fatto le parole di Harris?

«Credo sia stato cruciale che abbia dimostrato di capire la posizione di Israele: ha parlato del 7 ottobre, della violenza, della necessità che non accada mai più. La Storia dimostra che quando un leader straniero mostra di…

GERUSALEMME — Il diritto di Israele a difendersi, con il sostegno degli Usa. Ma allo stesso tempo, il diritto alla dignità, libertà e sicurezza dei palestinesi. Sono parole pesanti quelle che Kamala Harris ha pronunciato a Chicago. «Parole che qui sono state accolte molto bene. La maniera in cui la Convention ha dato spazio al tema degli ostaggi, contenuto le proteste più radicali e infine il discorso pronunciato da Harris rendono difficile a chiunque dire che i Democratici sostengono posizioni antisemite», ci spiega Yehudah Mirsky, professore di Studi mediorientali della Brandeis University, che su questi temi ha lavorato al dipartimento di Stato Usa negli anni dell’Amministrazione Clinton.

Qual è la prima impressione che le hanno fatto le parole di Harris?

«Credo sia stato cruciale che abbia dimostrato di capire la posizione di Israele: ha parlato del 7 ottobre, della violenza, della necessità che non accada mai più. La Storia dimostra che quando un leader straniero mostra di comprendere le posizioni di questo Paese, gli israeliani sono pronti ad ascoltarlo».

Harris ha parlato anche della necessità di mettere fine alla guerra, delle sofferenze della gente di Gaza e del diritto all’autodeterminazione dei palestinesi. Anche questo è stato accolto bene?

«Sulla guerra non ha detto nulla di diverso da quanto i leader militari e dei servizi di sicurezza di questo Paese ripetono da settimane. Sul diritto all’autodeterminazione, ha di fatto ribadito una posizione già espressa a Oslo: si può prevedere che se Harris sarà presidente, vorrà riprendere il discorso sui “Due Stati”. Ma questo sarà possibile solo quando ci sarà un’Autorità nazionale palestinese in grado di prendersi carico del compito: vuol dire che andranno costruite delle istituzioni politiche palestinesi credibili, anche in collaborazione con gli Stati arabi. In definitiva, ciò che non è stato fatto dopo Oslo: per mancanza di volontà da parte del premier Netanyahu, ma anche per la corruzione che ha paralizzato l’Anp».

Yehudah Mirsky 

Una parte dell’opinione pubblica israeliana ha finora dimostrato di preferire una nuova presidenza Trump all’ipotesi Harris…

«È vero. Ma da tecnico le devo dire che le posizioni di politica estera di Trump non sono coerenti. Dice di opporsi all’Iran, ma allo stesso tempo parla di buone relazioni con la Russia, che appoggia l’Iran. Il suo programma per quanto riguarda il Medio Oriente non è coerente».

Quindi lei pensa che se Harris fosse eletta si troverebbe di fronte a un Israele pronto ad accettare una ripresa di un processo di pace?

«Nessuno pensa che se Harris verrà eletta il processo di pace in sarà la priorità del suo primo giorno alla Casa Bianca. Sarà interessante vedere se nominerà un Coordinatore speciale per la politica in Medio Oriente, come fece Clinton: una mossa che si rivelò molto utile. Ma credo che per come ha parlato, la gente qui sarebbe pronta ad ascoltarla: un buon punto di partenza».

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