Israele, il generale Biton: “Contro di noi una pioggia di missili, ma siamo pronti per l’escalation”
dalla nostra inviata Francesca CaferriDa stamattina una schiera di esperti militari si alterna sulle televisioni israeliane per spiegare di fatto un unico concetto. Questo Paese possiede una combinazione fra forza offensiva e forza difensiva che dà ai leader la possibilità di decidere quando passare da una gamba all’altra del sistema di difesa: oggi ha scelto di usare la gamba offensiva, ma sempre nell’ottica di difesa. “Non vogliamo la guerra ma siamo pronti a farla” come ha detto il ministro della Difesa Yoav Gallant. Fra coloro che hanno parlato alla stampa, l’ex generale Ilan Biton, a lungo fra i responsabili dell’aviazione israeliana, che ha spiegato il punto di vista israeliano sull’attacco notturno al Libano in una call con i giornalisti internazionali.
Generale cosa è successo c…
Da stamattina una schiera di esperti militari si alterna sulle televisioni israeliane per spiegare di fatto un unico concetto. Questo Paese possiede una combinazione fra forza offensiva e forza difensiva che dà ai leader la possibilità di decidere quando passare da una gamba all’altra del sistema di difesa: oggi ha scelto di usare la gamba offensiva, ma sempre nell’ottica di difesa. “Non vogliamo la guerra ma siamo pronti a farla” come ha detto il ministro della Difesa Yoav Gallant. Fra coloro che hanno parlato alla stampa, l’ex generale Ilan Biton, a lungo fra i responsabili dell’aviazione israeliana, che ha spiegato il punto di vista israeliano sull’attacco notturno al Libano in una call con i giornalisti internazionali.
Generale cosa è successo con precisione e perché?
“Poche minuti prima che Hezbollah sparasse i suoi missili contro di noi, li abbiamo individuati e distrutti. Quindi dal nostro punto di vista è un successo per noi e un fallimento per Hezbollah. Siamo stati costretti ad agire perché i missili (Uav) che usa Hezbollah hanno due caratteristiche: sono economici e quindi ne vengono costruiti moltissimi. E sono piccoli: si spostano facilmente sul terreno: il che significa che il tempo che abbiamo per intercettarli è molto ridotto. Nel momento in cui sappiamo che stanno per arrivare sul nostro territorio centinaia di missili, non possiamo che non agire preventivamente”.
Lei dice che i missili sono economici, mentre ogni colpo sparato da Iron dome costa migliaia di dollari…
“Ha ragione ma se non agissimo le conseguenze sarebbero assai pesanti: anche dal punto di vista economico”
Come può evolvere la situazione? Cosa dobbiamo guardare nelle prossime ore o nei prossimi giorni?
“La situazione è tesa e facilmente ci può essere un’escalation per cui sarà importante tenere sotto controllo ogni episodio che può far ulteriormente salire la tensione: non solo nelle zone di confine ma anche nel centro del Paese. Israele non vuole l’escalation altrimenti avrebbe risposto con più violenza invece di limitarsi a rispondere alla minaccia. Ma certo, ci sono gli Hezbollah, Hamas, gli Houthi: è difficile capire cosa accadrà”.
Quali sono le differenze nei missili che usa Hezbollah rispetto a quelli di Hamas?
“Sono totalmente diversi: in modelli, capacità, strategie di utilizzo e distanza che possono coprire. Una cosa li accomuna: sono moltissimi. Nell’ultimo giorno della guerra del 2006 dal Libano sono arrivati 250 missili: ricordo che pensammo che erano davvero tanti. Questa volta Hamas nel primo giorno del conflitto ne ha lanciati 3000, e stamattina anche Hezbollah ne ha lanciati altrettanti. Le forze aeree israeliane hanno puntato a eliminarli prima che partissero: ma se pure fossero partiti in qualche modo li avremmo intercettati salvando gli obiettivi principali. Siamo pronti davanti a questi numeri”
Dopo 10 mesi a Gaza, l’opinione pubblica israeliana è pronta per una nuova guerra?
“L’opinione pubblica è preparata. Ha imparato a convivere con la crisi senza modificare troppo il suo stile di vita: gli israeliani corrono nei rifugi quando suona l’allarme ma poi tornano a prendere il caffè. Da settimane chiediamo alla popolazione di fidarsi degli avvisi e di modificare lo stile di vita secondo le indicazioni che riceve. È successo e credo che succederà ancora. Quindi senza dubbio posso dire che la popolazione è pronta”.