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Israele, il generale Biton: “Contro di noi una pioggia di missili, ma siamo pronti per l’escalation”

(afp)
“Israele non vuole la guerra altrimenti avrebbe risposto con più violenza invece di limitarsi a rispondere alla minaccia, ma se non agissimo le conseguenze sarebbero assai pesanti”, dice l’ex responsabile dell’aviazione israeliana
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Da stamattina una schiera di esperti militari si alterna sulle televisioni israeliane per spiegare di fatto un unico concetto. Questo Paese possiede una combinazione fra forza offensiva e forza difensiva che dà ai leader la possibilità di decidere quando passare da una gamba all’altra del sistema di difesa: oggi ha scelto di usare la gamba offensiva, ma sempre nell’ottica di difesa. “Non vogliamo la guerra ma siamo pronti a farla” come ha detto il ministro della Difesa Yoav Gallant. Fra coloro che hanno parlato alla stampa, l’ex generale Ilan Biton, a lungo fra i responsabili dell’aviazione israeliana, che ha spiegato il punto di vista israeliano sull’attacco notturno al Libano in una call con i giornalisti internazionali.

Generale cosa è successo c…

Da stamattina una schiera di esperti militari si alterna sulle televisioni israeliane per spiegare di fatto un unico concetto. Questo Paese possiede una combinazione fra forza offensiva e forza difensiva che dà ai leader la possibilità di decidere quando passare da una gamba all’altra del sistema di difesa: oggi ha scelto di usare la gamba offensiva, ma sempre nell’ottica di difesa. “Non vogliamo la guerra ma siamo pronti a farla” come ha detto il ministro della Difesa Yoav Gallant. Fra coloro che hanno parlato alla stampa, l’ex generale Ilan Biton, a lungo fra i responsabili dell’aviazione israeliana, che ha spiegato il punto di vista israeliano sull’attacco notturno al Libano in una call con i giornalisti internazionali.

Generale cosa è successo con precisione e perché?

“Poche minuti prima che Hezbollah sparasse i suoi missili contro di noi, li abbiamo individuati e distrutti. Quindi dal nostro punto di vista è un successo per noi e un fallimento per Hezbollah. Siamo stati costretti ad agire perché i missili (Uav) che usa Hezbollah hanno due caratteristiche: sono economici e quindi ne vengono costruiti moltissimi. E sono piccoli: si spostano facilmente sul terreno: il che significa che il tempo che abbiamo per intercettarli è molto ridotto. Nel momento in cui sappiamo che stanno per arrivare sul nostro territorio centinaia di missili, non possiamo che non agire preventivamente”.

Lei dice che i missili sono economici, mentre ogni colpo sparato da Iron dome costa migliaia di dollari…

“Ha ragione ma se non agissimo le conseguenze sarebbero assai pesanti: anche dal punto di vista economico”

Come può evolvere la situazione? Cosa dobbiamo guardare nelle prossime ore o nei prossimi giorni?

“La situazione è tesa e facilmente ci può essere un’escalation per cui sarà importante tenere sotto controllo ogni episodio che può far ulteriormente salire la tensione: non solo nelle zone di confine ma anche nel centro del Paese. Israele non vuole l’escalation altrimenti avrebbe risposto con più violenza invece di limitarsi a rispondere alla minaccia. Ma certo, ci sono gli Hezbollah, Hamas, gli Houthi: è difficile capire cosa accadrà”.

Quali sono le differenze nei missili che usa Hezbollah rispetto a quelli di Hamas?

“Sono totalmente diversi: in modelli, capacità, strategie di utilizzo e distanza che possono coprire. Una cosa li accomuna: sono moltissimi. Nell’ultimo giorno della guerra del 2006 dal Libano sono arrivati 250 missili: ricordo che pensammo che erano davvero tanti. Questa volta Hamas nel primo giorno del conflitto ne ha lanciati 3000, e stamattina anche Hezbollah ne ha lanciati altrettanti. Le forze aeree israeliane hanno puntato a eliminarli prima che partissero: ma se pure fossero partiti in qualche modo li avremmo intercettati salvando gli obiettivi principali. Siamo pronti davanti a questi numeri”

Dopo 10 mesi a Gaza, l’opinione pubblica israeliana è pronta per una nuova guerra?

“L’opinione pubblica è preparata. Ha imparato a convivere con la crisi senza modificare troppo il suo stile di vita: gli israeliani corrono nei rifugi quando suona l’allarme ma poi tornano a prendere il caffè. Da settimane chiediamo alla popolazione di fidarsi degli avvisi e di modificare lo stile di vita secondo le indicazioni che riceve. È successo e credo che succederà ancora. Quindi senza dubbio posso dire che la popolazione è pronta”.

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